Infinita letizia della mente candida

Poco prima dell’ora di pranzo, Matilda è davanti allo specchio e si sistema i capelli, sono bianchi e conservati rigidamente nella messa in piega che la parrucchiera le fa ogni settimana. Esce dal bagno e vede il figlio che parla al cellulare. Appena lui termina la chiamata, Matilda lo sgrida perché non è ancora andato a trovare il padre, ricoverato in ospedale qualche giorno prima.
– Povero Giorgio – dice Matilda. – Da solo, in quel letto d’ospedale, senza cibo. Lo avete abbandonato, tu e tua sorella.
Il figlio la rassicura, oggi c’è la sorella in ospedale con il padre.
Nel primo pomeriggio, Matilda è seduta sulla sua poltrona color ocra. Lei e il figlio guardano un film in cui recita James Stewart.
– Tuo padre assomiglia a James Stewart – dice Matilda. – Anche tu ci assomigli, a James Stewart. Ma alla fine sei tutto tuo padre.
Il figlio sorride. Poi Matilda sobbalza.
– Ma dov’è Giorgio? È andato a comprare il pane?
Il figlio le spiega che il padre è in ospedale. È venuta l’ambulanza due sere prima a prenderlo. Non si ricorda?
– L’ambulanza? Perché? Cos’ha Giorgio?
Matilda si agita visibilmente e cerca di alzarsi dalla poltrona, ma il figlio la spinge teneramente giù. Le spiega nuovamente che il padre ha dei calcoli renali.
– E non c’è nessuno con lui in ospedale?
Il figlio le ripete la stessa cosa che le ha detto qualche ora prima. C’è la sorella in ospedale. Matilda si calma e torna a concentrarsi su James Stewart.
– Questo film lo vidi con tuo padre al cinema – dice Matilda. – Era il 1958. Un anno dopo ci siamo sposati.
Matilda guarda James Stewart ancora un po’, senza parlare. Nella scena del film, lui sta incontrando per la prima volta Kim Novak. L’attrice ha i capelli biondi legati in una crocchia ordinata. Matilda si tocca i capelli, laccati e ruvidi.
– Il mese prossimo facciamo sessant’anni di matrimonio, io e tuo padre – dice Matilda. – Andiamo a mangiare fuori tutti insieme, anche coi nipoti? Organizzate tu e tua sorella?
Il figlio le ricorda che hanno già festeggiato il sessantesimo anniversario di matrimonio, qualche mese fa.
– Stai dicendo che non so quando ci siamo sposati io e tuo padre? Guarda che io me lo ricordo, ci siamo sposati il 20 giugno 1959.
Il figlio le spiega che adesso sono a ottobre, non a giugno. Giugno è già passato, da qualche mese ormai.
Matilda ascolta, con gli occhi guarda il figlio ma in realtà vanno oltre, vagano su qualche punto sul muro dietro di lui.
– Siamo a ottobre? Ma siamo andati a festeggiare l’anniversario con Giorgio? E i nipoti c’erano?
Il figlio le mostra la foto che ritrae lei e Giorgio che si baciano seduti al tavolo del loro ristorante di pesce preferito.
– Ah, certo -, dice Matilda, sorride. – Indossavo il vestito verde smeraldo. Quel vestito me lo cucii da sola quando ero ragazza. Lo sapevi, vero?
Il figlio annuisce.
– E il riscaldamento lo hanno acceso? Hai detto che siamo a ottobre, devono accendere il riscaldamento.
Il figlio le dice che il riscaldamento lo accendono il 15, sono ancora i primi di ottobre, è presto. Matilda annuisce e finisce di vedere il film con James Stewart.
Più tardi, il figlio accompagna Matilda in ospedale a trovare il marito. Lei entra nella stanza di Giorgio, si siede di fianco a lui sul letto e si guardano. Lei gli chiede cosa dicono i dottori, lui le spiega che probabilmente lo operano dopo domani.
– Così poi torni a casa, non riesco a dormire senza te che russi di fianco – dice Matilda.
Il figlio li guarda e sorride, anche il compagno di stanza di Giorgio li guarda e sorride. Un po’ tutti quelli che li intercettano li guardano e sorridono perché insomma, sono belli insieme. Le mani segnate dal tempo si cercano, lui le sistema il colletto della camicia lilla che lei ha pescato alla cieca dall’armadio, lei gli sistema la maglia bianca su cui lui ha rovesciato qualche goccia di tè.
Matilda poi torna a casa e prima di lasciarla da sola a cenare, il figlio le ricorda che domani mattina andrà lui dal padre in ospedale. Matilda mangia la minestra e si mette nel letto poco dopo aver cenato. Passa anche questa notte in bianco, non c’è Giorgio che russa di fianco a lei.
Il giorno dopo, la figlia entra in casa di Matilda. La trova seduta al tavolo della cucina mentre fa colazione con il solito caffè latte e i soliti biscotti integrali.
– E tuo padre è in ospedale da solo? Lo avete lasciato lì? – chiede Matilda.
La figlia le dice che è andato il fratello, come le avevano detto ieri.
– Io le cose me le ricordo, guarda che tua madre la testa ce l’ha ancora.
Dopo pranzo, Matilda telefona alla figlia, uscita di casa pochi attimi prima per fare un po’ di spesa.
– Giorgio è con te a compare il pane?
La figlia le spiega di nuovo che il padre è ricoverato in ospedale per via dei calcoli renali.
– Allora passami a prendere, voglio andare a trovarlo.
Così, Matilda va a trovare il marito. Lei si siede di fianco a lui nel letto e gli chiede se ha bevuto il tè, lui le dice che ha anche mangiato del riso e delle zucchine.
Matilda chiacchiera anche col compagno di stanza di Giorgio, parla del loro matrimonio.
– Ci siamo sposati nel ‘59. La settimana scorsa abbiamo festeggiato il nostro anniversario di matrimonio.
– Qualche mese fa, Mati – la corregge Giorgio. – Avevi il vestito verde, quello con le spalline di pizzo.
– Ah sì, bello quel vestito – annuisce Matilda. – Quello me lo sono cucita da sola, sai?
Dopo un po’, Matilda torna a casa. Non dorme neanche quella notte. Le manca il marito che le russa di fianco.
Matilda è così, dimentica del mondo che la circonda, del mondo che le scorre di fianco. Lei rimane lì, aggrappata alle pieghe del cervello che la riportano al vestito verde che si cucì da sola, al film con James Stewart e Kim Novak che vide al cinema, a Giorgio che le russa di fianco da più di sessant’anni. Lei sta lì con Giorgio, cristallizzata in una giovinezza che non vuole ancora abbandonare e che è chiaro, non abbandonerà mai.
La mattina successiva Matilda si sveglia, apre l’anta dell’armadio per cercare un maglione e trova il vestito verde. Pensa che quel vestito sia bello, fece proprio un bel lavoro quando lo cucì, anni addietro. Lo tira fuori dall’armadio e lo appoggia sulla poltrona. Lo metterà al sessantesimo anniversario di matrimonio suo e di Giorgio.

Giada Franco

L'ospite Inatteso

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