La valigia del lettore: piccoli consigli libreschi da portare con sé dovunque si vada (anche in vacanza)

Cari amici, l’estate 2019 è già iniziata, e con lei arrivano anche i nostri immancabili consigli!

Dunque, abbiamo: un romanzo molto bello (il primo di una saga), un libro al vetriolo targato Sellerio, un esordio letterario e molto altro. Pronti per mettere i nostri consigli in valigia?

Partiamo!

  • Leoni di Sicilia. La saga dei Florio di Stefania Auci, Nord edizioni

Dunque, se amate le atmosfere del Gattopardo, questo libro fa per voi! Ma anche se amate le saghe familiari, il profumo di aromi e le storie vere. Siamo a Bagnara Calabra, alla fine del Settecento e i fratelli Florio lasciano tutto per trasferirsi a Palermo. Dal nulla aprono una piccolissima bottega e con gli affari ci sanno fare: diventeranno gli inventori del Marsala cosí come lo conosciamo e di un prodotto che tutti noi abbiamo nel frigorifero. Non vi dico qual è! Lo leggerete con pazienza e amore, ve lo assicuro.

  • Ogni riferimento è puramente casuale di Antonio Manzini, Sellerio

Allora, questo libriccino della collana Il divano (Sellerio) non è un giallo, sia chiaro.

La penna di Manzini è affilata e meravigliosa. Se bazzicate il mondo editoriale, librario, anche solo in modo tangente DOVETE ASSOLUTAMENTE LEGGERLO. I racconti sono spietatissimi, raccontano di tour estenuanti a cui sono sottoposti i giovani scrittori, oppure i libri inquietanti e orrendi che spesso i critici devono leggere. Vi assicuro, riderete da soli e ve ne vergognerete. E soprattutto, non riuscirete più a guardare seriamente un libro di Sepulveda per il resto della vita.

  • Nelle mie vene di Flavio Soriga, Bompiani

Io amo Flavio Soriga, per cui sono di parte. Non ho pertanto un giudizio lucido ma leggetelo lo stesso.

  • L’ultima pagina di Giulia Pretta, Ciesse edizioni

Il nostro esordio letterario: un libro perfetto da portare con voi, leggero, coinvolgente, con un inizio che incolla il lettore alla pagina. Volete saperne di più? Allora vi consiglio di continuare a leggere il nostro articolo: qui sotto trovate l’intervista all’autrice, Giulia Pretta.

Cara Giulia, grazie innanzitutto per il tempo che ci dedichi!

Come mai un’archeologa si mette a scrivere romanzi?

Grazie a voi per l’interesse e per lo spazio che mi dedicate.

Quando ero all’università avevo un professore di storia greca. Storico fino al midollo, diceva sempre di non avere nulla contro gli archeologi perché lui aveva un sacco di amici archeologi: lo dichiarava sospirando, come se stesse facendo un favore alla categoria. Poi ci pensava su e aggiungeva che alcuni di loro avevano anche una carriera di tutto rispetto, tipo Valerio… Massimo Manfredi, ecco a chi si riferiva. Deve essere nata lì l’associazione archeologia/romanzo.

Però prima che gli addetti ai lavori insorgano su questa mia dichiarazione, ammetto che non lavoro sul campo (e nei campi scavo) da dopo la laurea, quindi non sono una buona rappresentante. Né della categoria archeologi né, tanto meno, di quella degli scrittori del calibro di Manfredi.

Perché hai voluto raccontare la storia di Mark Holden, scrittore di thriller di bassa lega? Chi è Mark Holden, il protagonista del tuo romanzo?

È venuto prima il nome del personaggio. Volevo esorcizzare una delle figure che meno apprezzo della letteratura mondiale: il giovane Holden. È un’antipatia a pelle e recentemente ho dovuto rileggere il romanzo di Salinger confermando la prima impressione che avevo avuto da giovane. Nome altisonante per un protagonista che non eccelle, almeno non come lui vorrebbe, nel suo campo. Uno scrittore che fa il verso ai thrilleristi che sulle storie impossibili e i personaggi inossidabili hanno costruito carriere. E poi mi divertiva lo scrivere il romanzo nel romanzo, cioè l’alternanza tra la storia principale e quella che sta scrivendo Mark.

Mark però, in sé e per sé, non è ispirato a nessuno che conosco anche se nella mia testa assomiglia un po’ a Hugh Grant e un po’ a Ewan McGregor. Il suo mister Harris, il protagonista dei suoi thriller, invece è un po’ Daniel Craig.

Nel romanzo abbiamo un’ambientazione londinese. Come mai? Un tributo d’amore verso una città per te cara?

Pensa che a me Londra non piace. O meglio, non sono un’amante delle grandi città estremamente popolose come Londra, Milano o Parigi. La scelta di Londra dipende da due motivi: il primo è che per i romanzi romantici metropolitani l’ambientazione è, in linea di massima, fissata in città come, appunto, Milano, Parigi, Londra e New York. Il secondo motivo – che si ricollega al primo – è che sono cresciuta con i film degli anni Novanta alla “Notting Hill” e quindi scegliere Londra mi è venuto più naturale. La città diventa quasi un’idea, uno sfondo ideale sul quale far muovere la storia. Infatti la copertina rappresenta una Londra illustrata, non una fotografia reale.

Chi è, invece, Judy Morgan, la nuova misteriosa vicina di casa di Mark Holden? Devi ammettere che l’escamotage del vicino di casa per introdurre un personaggio non è qualcosa di propriamente nuovo…

No, forse l’entrata in scena più abusata del mondo. Pari solo all’usare uno scrittore come protagonista, una cosa che, si dice, non si dovrebbe fare mai. Ma il romanzo vuole davvero giocare sui moduli narrativi un po’ tipici e da cliché di genere. Judy Morgan è la ragazza della porta accanto dei romanzi e dei film sentimentali. Ma ha tratti meno sentimentali del solito ed è lei a compiere il grande gesto che muove tutta la storia. Ha un che di calcolatore, piuttosto fredda nel fare ciò che c’è da fare per… e qui il rischio spoiler è altissimo.

Ho trovato particolarmente bello l’incipit del romanzo. Mark si risveglia all’ospedale, ha avuto un piccolo incidente, non si ricorda nulla. Il lettore ha voglia di capire che cosa succederà e quindi di continuare a leggere. Non male per una scrittrice che si sta affacciando al mondo della scrittura! Ma il senso di mistero ritornerà anche più avanti, quando sembra che il peggio sia passato… parlacene un po’, naturalmente senza fare spoiler!

Era ed è un’implorazione al lettore: ti prego, resta con me. Mark non si ricorda nulla, vedrai che varrà la pena superare le prime pagine. E vedrai che varrà la pena anche leggere la prima parte della storia quando non sembra succedere nulla, a parte la nascita di una normale storia d’amore e il ribelle guizzo creativo di Mark. Resta perché la minima conseguenza dello scippo che apre la storia, cioè il furto della borsa di pelle, è meno insignificante di quanto non sembri.

Mi hanno chiesto di scegliere una frase per definire il romanzo: “Se ti ho scelto una volta, ti sceglierò sempre” è stata la sintesi. Se si uniscono i puntini fatti dall’incipit, il furto, Judy – che ho detto fare il grande gesto e quest’ultima frase – forse viene fuori tutta la trama.

Chi sono i tuoi modelli letterari di riferimento? A quale romanzo (se c’è) ti sei ispirata?

Sophie Kinsella.

Sul serio, la trovo una maestra nel suo genere. Non è un’autrice “alta” o “impegnata”, ma si è impadronita così bene della chick lit e riesce a manovrare e usare il genere in maniera così intelligente, spiritosa e mai ripetitiva da non poter ispirare altro che rispetto. Letti e riletti tutti, preferisco addirittura i suoi spuri rispetto alla più famosa serie di “I love shopping”. Il preferito resta “La ragazza fantasma”.

Poi non posso prescindere da Jane Austen. La sua ironia così britannica mi ha sempre fatto impazzire.

Con zia Jane mi sono data un po’ un tono?

Beh ovviamente! E come sta reagendo il pubblico?

Chi l’ha letto mi dice che ha amato i dialoghi e che si è divertito nella lettura. La curiosità per sapere come sarebbe andata a finire è rimasta alta per tutto il tempo. I personaggi sono riusciti simpatici e la storia coinvolgente. Quindi mi ritengo soddisfatta.

Ah, ma vale se tutte queste cose belle le ha dette la mia mamma?

Sono giudizi poco poco di parte!

Grazie davvero per il tempo che mi avete dedicato e che avete dedicato a Mark e Judy.

 Grazie a te, Giulia!

Buona estate a tutti!

Silvia Spinelli

La recensitrice libresca. Classe 1988, nordica per caso. I libri sono letteralmente la sua vita, ci abita dentro da sempre: prima come lettrice, poi come studentessa appassionata di Letteratura e Linguistica a Milano, ora come libraia. Adora la letteratura italiana, i racconti brevi, il cinema, ma soprattutto il teatro, la passione di una vita, su e giú dal palco. Non guarda serie tv e spera che dopo questa affermazione continuerete comunque a leggerla con affetto. Sogna di continuare a fare esattamente ció che fa.

2 risposte a "La valigia del lettore: piccoli consigli libreschi da portare con sé dovunque si vada (anche in vacanza)"

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