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Le undici meno cinque minuti. Ti vidi arrivare in ritardo, come sempre. Puntuale non lo eri mai stata. Guardarti mi faceva uno strano effetto, anche se in fondo ti avevo sempre osservata: avevo sempre cercato di dedicarti ogni singolo sguardo per cercare di capirti, per cercare di leggerti dentro. Questa volta, però, era diverso. Questa volta faceva male. Le undici meno cinque minuti, quando ho capito che quel giorno ti avrei detto addio, quando ho capito che eravamo così giovani, troppo per credere davvero in una vita solo in due. Solo noi due. Avevi gli occhi luminosi, mi sembrava quasi volessi piangere. Forse lo avevi fatto, anche se in fondo potrei averlo solo immaginato, per sentirmi un po’ importante, per te che importante lo sei sempre stata. E adesso lo capisco, che forse alle undici meno cinque di quel giorno avremmo potuto cominciare qualcosa di nuovo, che forse in quel momento c’era qualcosa di raro e unico che ci aspettava. Forse solo ora capisco che quello era amore. E quando alle undici meno cinque ho visto i momenti bui passarci davanti, mi sono sentito solo, anche se avrei solamente voluto stare con te. Quel giorno ho capito che ogni giorno passato a pensarti era un giorno vero. Ogni giorno con te era un giorno vero. E adesso capisco che quel giorno alle undici meno cinque avrei potuto salvarmi. Invece non l’ho fatto.

Racconto di Annalisa Tesoro
Foto di Ines di Biasio

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