Quando Arriva Alice

Il buio della sera filtra dalla finestra del salotto. Seduta sul divano, Cinzia si guarda la pancia. È tonda e gonfia, stranamente lucida. L’ombelico sporge verso l’esterno, sembra che si stia per snodare.
Muove lentamente l’indice su e giù per la pancia, accarezzandosi la pelle. Si chiede se Alice le sente, quelle carezze. Forse percepisce delle vibrazioni attraverso il liquido amniotico.
Squilla il telefono. Cinzia si allunga in maniera bislacca verso il tavolino su cui ha appoggiato i piedi e risponde al cellulare.
– Ciao mamma.
– Come stai tesoro?
– Piena, come al solito.
– Non ancora per molto.
– Già.
Sente la madre respirare pesantemente. La tensione si sente in quei silenzi che pesano nelle orecchie di entrambe.
– Mi devi dire qualcosa, mamma?
– Volevo solo sapere se fossi pronta.
– Come se avessi scelta.
Cinzia sbuffa, si alza e prende la vaschetta di gelato dal freezer. Prende un cucchiaio e poi si siede a gambe larghe sul divano. La madre le spiega per l’ennesima volta che è preoccupata per lei, vuole solo assicurarsi che stia bene. È un momento importante, il mondo che ha conosciuto finora sta per cambiare, per lei sarà più dura perché la vita non è stata facile finora, figuriamoci dopo il parto. Mentre la madre parla, Cinzia affonda il cucchiaio nel gelato alla stracciatella ancora troppo duro.
La madre saluta la figlia e le dice che si vedranno il giorno dopo in ospedale. Cinzia accende la televisione, il telecomando è di fianco a lei. Da quando la pancia ha iniziato a ingrossarsi, si è organizzata per tenersi tutti gli oggetti che le servono a portata di mano. Telecomando, cellulare, occhiali da vista, la scatola dei fazzoletti, un pacchetto di cracker o una mela nel caso le venisse fame.
Guarda una commedia romantica, un paio di ore volano. Il protagonista assomiglia così tanto a Luca. Anche l’attrice principale è molto simile a lei. A quanto pare, le maniache del controllo e gli sfaticati simpatici vanno sempre d’accordo. Non lo dicono solo i film.
Piange un pochino quando i protagonisti si lasciano e si asciuga le lacrime con i fazzoletti che tiene al suo fianco. Mangia metà della vaschetta di gelato, si impone di non finirla perché comunque deve stare attenta alla linea. Quando arriva Alice, deve tornare a dieta.
È quasi mezzanotte, squilla il telefono. Cinzia risponde innervosita.
– Pronto?
– Sono Teresa -, la voce dell’amica è squillante e allegra, come sempre.
– Teresa, ciao!
– Come state tu e Alice?
– Alice è grossa ormai, sta stretta qua dentro.
– Ci credo, sei ingrassata, Alice non ha spazio nella tua pancia.
– Il libro dice che una donna dovrebbe prendere tra 9 e i 12 chili. Io ne ho presi 10.  Teresa ride e Cinzia si rilassa. L’amica le ricorda che domani mattina passerà a prenderla alle 5, la saluta e le augura la buonanotte.
Cinzia si massaggia la pancia. Il televisore è spento e lei pensa ad Alice. Si chiede che forma avranno i suo occhi. Se c’è una cosa che deve ereditare da Luca, sono gli occhi verdi, di un colore scuro e sporco. È bello Luca con quegli occhi che gli brillano in mezzo al viso. Così potrà essere bella anche la piccola Alice. Poi le lentiggini, quelle le deve prendere da Cinzia. Non sono definite ma sfumate, con la pelle abbronzata si vedono benissimo. Danno simpatia a un viso troppo regolare. Ad Alice le lentiggini staranno ancora meglio.
Legge l’ultimo capitolo del libro sulla gravidanza. Si informa su quello che le potrebbe accadere nelle prossime ore, anche se il medico l’ha già avvertita sulla procedura. Cinzia dovrà farsi indurre il parto perché Alice è in ritardo e ancora non è nata. La figlia già assomiglia al padre.
Cinzia immagina come Luca potrebbe arrivare in ospedale, affannato e su di giri, con i capelli biondi scompigliati e gli occhi stralunati. Chiederà alla reception a quale piano sta partorendo la sua fidanzata, Cinzia Marchese, e ripeterà, Cinzia Marchese. La signora dietro al vetro, con gli occhiali stretti e lunghi, lo guarderà con un accenno di sorriso, divertita da quell’uomo che proprio non riesce a contenere la sua agitazione. Gli indicherà la direzione da prendere, il corridoio lì a sinistra, poi le scale fino al terzo piano. Lui la ringrazierà e si avvierà con velocità lungo quel corridoio, il collo e le tempie imperlati di goccioline di sudore. Arriverà al terzo piano salendo i gradini a due a due e bloccherà la prima infermiera che incontrerà, chiedendole dove può trovare la sua Cinzia. Lui allora andrà nella stanza 306 e lì troverà la sua fidanzata, con i capelli biondi legati in una coda alta e le guance rosee. Si scuserà per il ritardo e lei gli dirà che deve stare calmo, di andarsi a prendere un tè alle macchinette nel corridoio. Prima lui vorrà sapere come stanno lei e la bambina. Ma loro stanno bene, il dottore ha già fatto i primi controlli e Cinzia si è dilatata di un paio di centimetri. Può stare tranquillo. Allora lui le accarezzerà il volto e le dirà che sì, effettivamente ha un po’ di sete e porterà qualcosa dalle macchinette anche a lei.
Cinzia chiude il libro, gli occhi sono secchi e le parole si sdoppiano continuamente. L’orologio segna quasi l’una, ha fame. Si alza dal divano, cammina fino all’angolo cucina, inarcando la schiena leggermente all’indietro per bilanciare il peso di quella sua grossa pancia. Le mancherà camminare così. Vorrà dire che avrà partorito la bambina, un piccolo essere nelle mani del mondo, a volte gentile e a volte crudele.
Mette l’acqua nella pentola e la pentola sul fornello. Taglia una cipolla e la fa soffriggere e nel frattempo taglia anche una zucchina, ogni rondella in quattro parti. È emotiva, le viene da piangere, versa una lacrima sul tagliere e ne cade un’altra all’interno della padella in cui fa cadere anche tutte quelle fette, la cipolla già marroncina. Aspetta che l’acqua bolla e con essa quelle lacrime dolciastre che si mischiano alle penne integrali che tra poco dovrà scolare. Fa saltare la pasta in padella con le zucchine e poi mangia direttamente da lì, senza neanche rovesciare il cibo in un piatto.
Cinzia lava le stoviglie che ha utilizzato. Insapona la forchetta con la spugna e la strofina con delicatezza più volte, su e giù.
Non ha sonno, decide di preparare il borsone. Mette via un paio di pantaloni pre-maman, perché la pancia rimarrà grossa per alcuni giorni dopo il parto. Dentifricio, spazzolino, accessori per i capelli, la ricarica del telefono, gli oggetti per la bambina. Toglie e rimette la crema per le smagliature. All’ultimo aggiunge la coperta di riserva per la bambina. Sono le due e mezza, il borsone è pronto ed è appoggiato sul letto. Lei ci si sdraia di fianco.
Si infila le cuffie nelle orecchie e fa partire la playlist preparatale da Luca. Lui la conosce bene, senza che lei glielo chiedesse ha inserito tutte le sue colonne sonore preferite. I brani di Hans Zimmer risuonano nelle sue orecchie mentre lei ripensa ai film che aveva guardato abbracciata a Luca nel salotto di casa.
Cinzia si risveglia da un leggero abbiocco. Si spoglia e si fa una doccia. Poi si prepara, si veste con una maglia bianca e dei pantaloni neri e larghi. Con il borsone di fianco, si siede sul divano e aspetta Teresa.
L’amica arriva all’ora che avevano concordato. Cinzia sale in macchina e non servono parole, Teresa le prende la mano e gliela tiene per tutto il tragitto, la lascia solo per cambiare marcia.
In pochi minuti attraversano una Milano ancora abbastanza assopita, è già in movimento con autobus mezzi vuoti e lavoratori mattinieri che passeggiano con il cane prima di avviarsi in ufficio. La luce si intravede nel cielo scuro, tra un palazzo e l’altro si riesce a cogliere un orizzonte poco più lontano che indica l’avvicinarsi dell’alba. Con il nuovo giorno arriva una nuova vita per Cinzia ma anche per una nuova creatura.
Alice nasce all’Ospedale dei Bambini Vittorio Buzzi in un dicembre freddo ma privo di nebbia. Il cielo è libero da nuvole e riscaldato da un sole incapace di temperature troppo alte. Nella stanza dai muri giallognoli, è circondata da giovani infermiere dall’aspetto dolce e dai modi garbati. Teresa scappa un attimo durante una visita e torna con un mazzo di rose pallide e delicate. Arrivano anche la madre di Cinzia e i genitori di Luca, futuri nonni apprensivi ma felici.
Luca è l’unico che non potrà assistere al parto di sua figlia. Cinza è fiera di stringere quella bambina, quella piccola Alice dalla faccia paonazza e dagli occhi vispi. Nel suo abbraccio c’è anche quello di un uomo che non potrà mai toccare sua figlia, ma che ha lasciato una parte di sé proprio in quel piccolo essere. Forse sarà nei suoi occhi, o nelle sue mani eleganti o nei muscoli tonici. Però lui ci sarà e basta questo a Cinzia mentre stringe Alice a sé.

 

Racconto di Giada Franco

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