Valentina sotto la città

Un passo, poi un altro. Gli scarponcini leggeri solcavano il terreno con un fare allegro. Valentina passeggiava sotto la città, a testa in giù. Le piaceva vagare ogni tanto al di qua delle strade che furono sue, ora che tutto era cambiato e si era fatto qualcos’altro.
Laggiù, in quel mondo sottosopra, dominava la stasi. Silenzioso e rarefatto, come fosse fermo nel tempo. Una tonalità di grigio che diceva “Ascolta, torna sui tuoi passi, ricorda”. E Valentina, che quel messaggio lo aveva accolto, era lì, a continuare il suo cammino per tornare, anche se invisibile e lontana, nel suo vecchio paese. 
Nonostante tutto Valentina non sembrava aver perso il suo andamento lieve e spensierato, e rallegrata dai ricordi era come se portasse al collo la sua città, come una sciarpa morbida. Si concentrò e si mise ad ascoltare, riconoscendo i luoghi dai rumori e dalle parole. Così, si ritrovò nel centro del paese e venne travolta dalla vitalità dei suoi abitanti: chi tornava a passi veloci a casa dopo una giornata di lavoro, chi gridando svendeva gli ultimi pezzi di pane prima di chiudere. E poi, le sembrò di sentire i suoi vecchi amici scorrazzare per le vie. Forse quello era l’urlo di Paolo, si diceva. Chissà. 
A un tratto, i suoi passi allegri si fecero più pesanti. Stava per arrivare. Poi si fermò. Casa. I suoni che sentiva erano così familiari e calorosi. Ascoltava lo sferragliare di piatti e pentole, e non si sforzò nemmeno per sentire arrivare anche là sotto il profumo inconfondibile del sugo della mamma che bolliva sul fuoco. Chiuse gli occhi e si perse per un attimo in quel profumo, mentre una timida brezza sembrava far sventolare la città di seta che aveva al collo. Poi però, quell’atmosfera venne interrotta da un pianto accennato, che diventò via via convulso e grave. 
Quei singulti fecero riaprire gli occhi a Valentina e le tolsero il sorriso che si era portata dietro durante la passeggiata. Un senso di rabbia la invase, e per un attimo diventò grigia come il suo mondo. Le sembrava di non poter far nulla, solo di poter restare e subire passivamente quel dolore.
Valentina allora riprese a camminare veloce e contando i passi si ritrovò sotto la sua cameretta. Diede una sistemata agli scarponcini come a valutare la portata del loro impatto, e con tutta l’energia che aveva in corpo cominciò a battere forte per terra, ancora e ancora. Sentì i passi di sua madre arrivare e, quando si fermò, riprese a battere ancora più forte. Ci fu un istante di silenzio, poi Valentina sentì chiamare il suo nome.
Il tempo sembrò fermarsi da entrambi i lati. Divise da una linea, madre e figlia rimasero ad ascoltarsi. E Valentina lo sapeva. La mamma stava sorridendo.

Illustrazione di Martina Auddino

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Francesco Fiero

Quello che (ci) pensa. Classe 1989, nasce a Milano. Diviso tra cinema e letteratura, per non sbagliare si laurea in Filosofia. Ama passeggiare, specie se una libreria è nelle vicinanze.

2 risposte a "Valentina sotto la città"

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