Mediterraneo. Un mare che unisce o divide?

Cari lettori di ROA, giugno è alle porte, anzi, è proprio arrivato. Un mese in cui si inizia già a fantasticare sulle vacanze, in cui iniziamo a fuggire al mare durante i weekend e in cui si comincia il conto alla rovescia per partire. Ah, il mare! Il nostro bel Mar Mediterraneo!

A tal proposito abbiamo deciso che il tema di questo mese sarà il Mediterraneo.
Il Mediterraneo, culla della nostra civiltà, mare che da sempre è stato tramite di grandi rapporti e commerci con popoli vicini e lontani. Cos’è il Mediterraneo oggi? Un mare ancora che unisce i popoli? O un mare che inizia ad essere un pericolo, un muro che divide chi sta peggio da chi sta bene?
Per pensarci un po’ su, vi propongo un breve racconto. Buona lettura!


C’era un uomo dalle mani grandi e callose, pelle quasi ebano bruciata dal sole, denti gialli per le troppe sigarette. Quest’uomo faceva, a suo dire, il mestiere più bello del mondo. Faceva il marinaio. Aveva lavorato in gioventù su diverse navi, e aveva lavorato perlopiù in pescherecci e navi mercantili. Il suo nome era Giovanni, ma a Marsiglia i suoi amici lo chiamavo Jean, mentre a Barcellona altri suoi amici lo chiamavano Juan, invece, altri amici ancora del porto di Algeri lo chiamavano Jun. Giovanni era un uomo di mare, ed era sempre ben accolto da tutti, di cui era amico e fratello.

“Fra gente di mare non c’è bisogno di fare complimenti” diceva quando qualche giovane marinaio gli chiedeva timidamente un favore “Questo Mar Mediterraneo ci unisce, mica ci divide” diceva ammiccando. Giovanni credeva fortemente in quello che diceva, nato e cresciuto con il vento sempre in poppa, alla ricerca di una vita nuova, ma incapace di cambiare, aveva imparato a vedere tutti come suoi grandi alleati. Giovanni non voleva nemici ma solo amici e sarebbe stato disposto a morire pur di salvare il suo Mar Mediterraneo dalla grande crisi.

Eh sì, perché una grande crisi era appena cominciata, non era ancora entrata prepotente nelle vite degli altri, ma Giovanni la sentiva.
“Ci vogliono divisi, vogliono far scoppiare una guerra fratricida” diceva mentre giocava a dadi con i suoi amici nel porto di Barcellona. “Io me lo sento, vogliono far accadere qualcosa”.
E i suoi amici ridevano, ridevano, perché non potevano credere alle sue parole.
“Ma Giovanni, chi vuoi che faccia morire i commerci, ma poi ‘loro’ chi?”
“Ma le senti le voci? Le senti? L’altro giorno a Marsiglia hanno mandato indietro delle merci da Algeri. Hanno detto che i porti sono chiusi per gli algerini.”
“Ma sarà stato un fraintendimento, o sicuramente, una questione di contrabbando”.
“Sì, perché adesso spediscono indietro la merce di contrabbando” disse Giovanni cupo.

Passarono i mesi e Giovanni non sentiva più la forza roboante della giovinezza, passando di porto in porto, non sentiva più il calore dei vecchi compagni di una vita. Ma diffidenza. E lui si sentiva stanco, qualcosa stava morendo in lui.
Poi un giorno arrivò una chiamata.
“Giovanni sono io, Kaddour”
“Fratello, dimmi”
“Dobbiamo scappare, sto preparando una barca, vogliamo attraccare a Napoli. Le autorità hanno detto che dal mese prossimo non potremo più uscire dai nostri porti.”

A Giovanni si raggelò il sangue. Intanto la televisione sbraitava ad alto volume “PORTI SICURI! NON FAREMO ENTRARE NESSUNO! SICUREZZA! SICUREZZA! SICUREZZA!”.

“Non ti preoccupare Kaddour, ci sarò io ad aspettarti”.
“Grazie Giovanni, sei un fratello”. Poi riprese “Ah Giovanni, non abbiamo i passaporti”.
Kaddour riattaccò, Giovanni si mise le mani nei capelli. Quanto rischiava per accogliere dei vecchi amici? Mentre cercava di addormentarsi in una pensione di fronte al mare, a Mergellina, ripensò ai suoi viaggi, ai suoi amici, a tutto quello che aveva potuto fare nella sua vita. A tutta la ricchezza che aveva visto passare da un porto all’altro, a tutta la ricchezza che se n’era anche andata per via dei dadi.

Giovanni si guardò le mani callose e si mise a piangere. Poi guardando fuori dalla finestra della pensione vide un corpo di polizia correre verso il porto. E vide prelevare un’intera famiglia da un piccolo peschereccio. Sarebbe accaduto lo stesso a Kaddour se Giovanni non fosse intervenuto.

Scese al porto e si guardò attorno, quante facce bruciate dal sole, quanti ragazzi e quanti vecchi di tutti i porti del Mediterraneo. Un’intera famiglia. Si sentì in lontananza un pianto di dolore di una madre, una famiglia che veniva divisa.
Giovanni cercò tutta la notte gente fidata, Antonio, Clemence, Abdul, Michele, Leonardo e Cyprien. Tutti uomini che conosceva da una vita e che si trovavano lì quella notte.

Lavorarono duro una settimana, notte e giorno, trovarono una nave e l’equipaggiarono con materassini, camere da letto per ospitare più persone possibili ma in maniera dignitosa.
Dopo una settimana di lavori estenuanti la nave Sogno mediterraneo salpò, vento in poppa, per ricordare a tutti che il Mediterraneo è un mare che unisce e che non deve dividere. Ed iniziarono a prelevare tutta la gente che aveva bisogno di un posto in cui stare, di un rifugio.

Le autorità di tutti i paesi vicini, comprese quelle italiane, si lamentarono aspramente, bandirono la nave e misero una taglia: “Chiunque riesca a catturare la nave Sogno Mediterraneo riceverà un’ingente somma di denaro. Le persone a bordo sono feroci criminali che attentano alla sicurezza del nostro paese”.
Ma gli animi di quei marinai non si fecero intimorire, anzi, riuscirono a convincere altre navi a partecipare con loro e nel giro di poco tempo il Mediterraneo era pieno di navi di pronto soccorso per tutti quelli che avevano bisogno.

Secondo voi… come andrà a finire questa storia?

 

Valeria Pagani

Quella che fa cose. Nata a Milano nel 1995, vive e lavora tra le Colonne di San Lorenzo e Festa del Perdono. Ama il teatro e avere sotto controllo tutto (non sempre ci riesce).

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