Le tre gemelle

Fefè, Sisì e Vavà erano tre gemelle. Una era una grande vanitosa. Un’appassionata di moda. Si scocciava ad essere vestita come le altre due. Davanti alle vetrine si incantava tra tulle, pied de poule e twill. Femmina un po’lasciva, costretta nei cappotti infeltriti e riadattati stagione dopo stagione per risparmiare, finì per tradire la sua natura: si mise a fare il maschio. L’altra era conosciuta per il suo soprannome, il quale, stranamente, era più lungo del nome vero e proprio: Nontiscordardimè. Questo appellativo non era dato dai suoi occhi pervinca trafilati di giallo, ma dalla sua passione per la fotografia. O meglio. Dalla sua passione per il fotografarsi. Era certo graziosa e sapeva ben posare, ma la linea tra passione e ossessione è molto sottile e facile da superare. Metteva foto giganti del suo viso in ogni dove, ma, un giorno, scivolò dalla scala picchiando i denti contro l’ultimo gradino. La mamma, con tre gemelline da mantenere non poteva certo permettersi un costoso dentista. La maligna ironia del destino, per di più, volle che il buco nella dentatura costringesse il labbro della piccola Nontiscordardimè a rimanere sempre incastrato nel suo proprio sorriso. L’ultima amava tutto ciò che non si confà ad una bambina. Sicuramente il potere, siccome voleva comandare sulle altre due. Successivamente il veleno, tanto che comprava compulsivamente ogni cosa che riguardasse ragni e serpenti. A seguire il cemento e faceva i capricci quando si doveva partire per passare l’estate in campagna: lei voleva rimanere in città tra i palazzi. Per ultimo la benzina: il suo gioco preferito erano le gare con i modellini di macchine, durante le quali, per rendere più credibili gli incidenti, era sempre provvista di alcol e fiammiferi.
Mentre tutte le bambine del mondo giocano, saltando in un girotondo, Fefè, Sisì e Vavà, già giovani fumando il narghilè, perdono contro il mondo. Litigano bene e odiano tutte le altre, poiché sono figlie fatte ad arte, mentre loro sono un po’ particolari.

Illustrazione di Silvia Bolognesi

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Andrea Predieri

Andrea Predieri: quello che ascolta. Musica, chiacchiere, ma raramente se stesso. Anagraficamente classe 1993, nel cuore 1850. Studia giurisprudenza ed è un curioso patologico. Questo lo porta a vivere in un susseguirsi di sogni in cambiamento.

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