Fantasma Balarìn

Di media altezza, scuro di capelli, ma chiaro di pelle e di occhi, Corrado era il garzone del macellaio di Rio Terà Canal. Non proveniva da una famiglia ricca, ma era abbastanza diligente e tanto intraprendente da, grazie alle mance ottenute dalle signore ben più anziane di lui, potersi permettere dei calzoni senza toppe, una camicia di buona stoffa e un berretto che gli dava un’aria da dritto, che, in contrasto con quel sorriso buono, aumentava ancora di più la benevolenza dei portafogli. Le carampane certo lo lusingavano, ma comunque Corrado diciassette anni aveva, e il suo fascino era alla ricerca di femmine di un’altra generazione.
Viso da quindicenne, ma seno già da donna formata, braccia imbrunite e capelli invece schiariti dal sole, Sofia era solita trovarsi affacciata alla finestra indaffarata con il bucato quando Corrado passava vicino per una delle sue consegne.
Il garzone era furbo e sapeva che il primo passo del ballo della seduzione era guardare senza farsi vedere guardare. Aveva già imparato a memoria la posizione di ogni neo di Sofia, come un astronomo le costellazioni, ma, ogni volta che la ragazza abbassava lo sguardo verso la strada, non vedeva che un giovane uomo indaffarato nell’usare i suoi muscoli sotto il caldo sole estivo. Iniziava quindi il secondo movimento del valzer: alzare casualmente lo sguardo mentre Sofia rimirava e calmare l’imbarazzo di lei colta in flagrante con un’espressione che, se non fosse stata già innamorata, potrebbe ben definirsi da scemo.
I balli però, come l’estate, in un attimo finiscono e con il sopraggiungere delle piogge e nebbie settembrine Corrado sbagliò il casquè, scivolando e cascando lui nel canale. Fortuna volle che quello non fosse clima da bucato e quindi Sofia non si trovava nel suo palchetto ad assistere a tale tragedia.

Tutt’oggi però, a Venezia, si racconta una storia di fantasmi, la quale non fa paura, ma quasi commuove. Si dice infatti che, nelle serate di nebbia, nei pressi di Calle dei Stagneri O de la Fava, si possano vedere le braccia del Fantasma Balarìn intente ad allungarsi verso la finestra della sua amata, così da invitarla ad un valzer che in vita non fu mai ballato.

Foto di Stefano Formenton

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Andrea Predieri

Andrea Predieri: quello che ascolta. Musica, chiacchiere, ma raramente se stesso. Anagraficamente classe 1993, nel cuore 1850. Studia giurisprudenza ed è un curioso patologico. Questo lo porta a vivere in un susseguirsi di sogni in cambiamento.

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