Vivere di riflesso. “Lo specchio vuoto” di Samir Toumi

“Arrivato davanti allo specchio, non ho visto il mio riflesso. C’era l’immagine della porta, dell’accappatoio appeso al gancio sulle piastrelle di maiolica, ma io continuavo a essere invisibile”. Cosa succederebbe se un giorno, per uno scherzo del destino, il vuoto nello specchio davanti a noi mettesse in dubbio la consistenza della nostra esistenza? 

Ricorda Pirandello l’incipit de Lo specchio vuoto (Mesogea, 2018) di Samir Toumi, autore alla prima traduzione italiana grazie alla piccola casa editrice messinese. Un romanzo che gioca col perturbante, quella sensazione ambivalente al contempo estranea e familiare; e senza dubbio il nostro doppio allo specchio è l’emblema del perturbante, su cui tanto si è giocato in letteratura. Solo che qui lo scrittore algerino usa il doppio in assenza e mette davanti a questa incomprensibile mancanza un anonimo impiegato alla SONAGPA, senza ambizioni, che si vede cancellato con un colpo di spugna da ogni superficie riflettente. 

A cavallo tra Buzzati e Tabucchi, Toumi si pone nel solco tra fantastico e reale, due facce di uno specchio che si riflettono e rimandano a vicenda; e da qui, si insinua per esplorare le conseguenze reali di un evento non razionalizzabile che si fa pressante esigenza di una risposta, di risposte.

Lo Specchio vuoto è il percorso di individuazione di un uomo che ha lasciato da parte la sua identità per una vita intera per poi ricordarsi di se stesso una volta perso il suo volto fantasmatico. È una storia di ruoli, del rapporto con l’immagine ideale e irraggiungibile di un padre eroico che con la sua proiezione avvolgente e ingombrante rischia di compromettere bisogni e desideri di un figlio nato in apparenza per vivere nella sua ombra. Il romanzo di Toumi  è anche la storia della frattura di una generazione di algerini che ha assistito al passaggio dal colonialismo all’indipendenza; scarto vissuto in prima persona da quello che è il figlio del Generale Hacène, “glorioso mujaheddin dell’Esercito di liberazione nazionale, valoroso fondatore dell’Algeria indipendente”.

Toumi penetra i pensieri e le vicende del protagonista con un’intimità rara, e per farlo entra nelle sue sedute terapeutiche con il Dottor B: “Sindrome da cancellazione”, sentenzia, sindrome rara, che va curata con attenzione. Ma se la terapia fallisse? Se l’avvicinarsi al nucleo, al Sé, costituisse un pericolo e una volontà di fuga definitiva? La forza del romanzo sta proprio nella sua immersione attraverso il protagonista nel processo di terapia, fatto di negazioni, regressioni, slanci e resistenze, un processo fluttuante che viviamo in tutte le sue sfaccettature e che è l’anima del racconto: solo che quest’anima non si manifesta apertamente, ma vive sottotraccia, tra le affermazioni e le reazioni del protagonista, che non vive coscientemente il processo. Ogni seduta, di fatto, scandisce il ritmo del romanzo ed esercita una pressione sul protagonista, portandolo a reagire e a tentare di cambiare i rapporti con gli altri, di rimettere in discussione relazioni e di allontanarsi per vivere con altre regole, fuggendo in un’altra città.

Del resto, quando alcuni eventi di portata traumatica sconvolgono la normalità, la reazione di accoglienza e quella di fuga vivono insieme in ambivalenza.  Il protagonista de Lo specchio vuoto, con la scomparsa conclamata della sua proiezione, teme di svanire a sua volta,  non riconoscendosi più senza un rimando e non sapendo cosa stia vivendo dentro di sé. Le sparizioni rischiano di portar via tutta la sua persona e di eroderlo progressivamente: prima il suo riflesso, poi i buchi di memoria, e poi cos’altro? Più si affaccia al trauma, più si allontana dal suo riflesso; ma in quel riflesso risiedeva la sua presunta identità. Dove sono finito, o dove sono stato fino ad ora?  Chi era il mio doppio? E chi sono io?

L’incredibile forza de Lo specchio vuoto sta nella capacità di penetrare i  meccanismi di un processo terapeutico, non limitandosi a descriverli, ma vivendoli direttamente attraverso il suo protagonista. Espediente che trascina letteralmente il lettore in un viaggio dove tra le righe continua ad avvenire qualcosa d’altro, che prima intravediamo e poi riconosciamo gradualmente, senza poterci più tirare indietro.  

Il romanzo di Toumi è un piccolo gioiello che merita di essere scoperto: uno specchio in cui tutti possiamo rifletterci.

Annunci
Francesco Fiero

Quello che (ci) pensa. Classe 1989, nasce a Milano. Diviso tra cinema e letteratura, per non sbagliare si laurea in Filosofia. Ama passeggiare, specie se una libreria è nelle vicinanze.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...