Blu

Le scarpe lucide di L. riflettono il blu del cielo. Prima c’era il sole e L. riusciva a sorridere. Ora che è tutto blu – i marciapiedi, la strada, il riflesso nelle sue scarpe lucide –, ora che è tutto blu, L. dice che non ci riesce, ma non vuole parlarne.
Cammina avanti indietro lungo il bordo della strada, L., e io dico, “Cazzo, stai attenta alle macchine”, e lei alza gli occhi neri dall’asfalto e mi lancia un’occhiata piena d’odio. Dice, “Qui non ci sono macchine”.
L. cammina sulle punte delle scarpe lucide, fa una piroetta. Vorrei correrle addosso e strattonarla, darle uno schiaffo, prenderla per le spalle e gridarle, “Piangi, parla, urla, strappati i capelli, ma fai qualcosa”, e invece dico, “Ne è appena passata una”, e la mia voce è quella di un bambino impaurito. L. mi guarda, e per un istante sembra quella di un tempo e “un tempo” è solo tre giorni fa. L. alza le spalle e dice di non rompere. Mi avvicino e cammino con lei in mezzo alla strada. Faccio per prenderle la mano, ma L. mi guarda con disprezzo e dice, “Non hai paura delle macchine? Eh? Dai, rispondi. Idiota. Pezzente. Tu mi fai proprio tristezza, pena. Hai paura di tutto e mi fai pena. Creperai senza nemmeno aver vissuto”.
Mi fermo, e anche L. si ferma. Non riesco a guardarla negli occhi. Dico, “Vuoi che me ne vada? Tanto tu la strada la sai e qui le macchine non passano”. L. rimane immobile con le braccia incrociate sul cappotto nero e abbassa lo sguardo. “Sì, vattene”.
Una macchina sbuca da dietro la curva e suona il clacson, rallenta e ci manda al diavolo. L. ha gli occhi sgranati, il viso chiazzato di rosso. Gli urla dietro di tutto. Il tizio in auto è già partito, se n’è già andato, ma L. gli grida di tutto. Dice, “Dovevi morire tu, non lui”. Mi avvicino per abbracciarla, ma lei mi guarda con gli occhi di una bestia selvaggia, “Non toccarmi”, bisbiglia, e rimaniamo così per qualche secondo, poi L. dice, “Non andare via”. “D’accordo”, dico, e la guardo mentre ricomincia a camminare sul bordo della strada, sulle punte delle scarpe lucide, mentre fa una piroetta.

Foto di Anna Alexandra Antonini

Elisa Carini

Quella che scrive e che nella vita non vorrebbe fare altro. Vive con un gatto nero nella bella Milano dove legge, studia, traduce libri e beve troppo caffè.

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