La ragazza dei tuoi sogni

Carlo mescola piano il caffè, poi si passa una mano tra i capelli chiari. Carlo parla, non la smette di parlare. Gesticola, alza le sopracciglia, sorride e poi torna serissimo. Potrebbe fare l’attore, Carlo. La cameriera porta al tavolo il cappuccino e mi lancia un’occhiata divertita. “Grazie”, dico accennando un sorriso, e Carlo ricomincia a parlare, le gambe accavallate, la caviglia sul ginocchio. Ho smesso di ascoltarlo da quando siamo entrati. Bevo un sorso che mi ustiona la lingua. Carlo dice qualcosa sul viaggio in barca che farà quest’estate, sull’ultimo libro che ha letto. Mi chiede di consigliargliene uno bello. Per un istante rimane in silenzio e mi guarda negli occhi. È carino, Carlo, ha delle belle labbra, un bel sorriso. Appoggio i gomiti al tavolo e faccio per rispondere, ma lui blatera dell’esame che darà la settimana prossima e dello studio arretrato e del suo cane che è stato male e del Milan che ha perso la partita e io smetto di ascoltare. Penso di piacergli. Ha gli occhi lucidi, un perenne sorriso ebete. Sì, gli piaccio. Anzi, è più probabile che gli piaccia l’idea che si è fatto di me, la ragazza senza lingua, che annuisce in silenzio. Mi piacerebbe conoscerla, l’altra Giada, quella che vive nella sua testa, vorrei che fosse qui, in carne e ossa. Le chiederei di aiutarmi a legare Carlo – Carlo che gesticola, alza le sopracciglia, sorride e poi torna serissimo – e di imbavagliarlo. Carlo, che potrebbe fare l’attore. Le direi, “Okay Giada n°2, ora cantagli nelle orecchie, grida, parla, ripetigli cinquanta volte il nostro codice fiscale”. Chiuderei Carlo in una stanza piena di scimmie urlatrici e poi porterei Giada a mangiare una pizza, a fare un giro in centro, ora che c’è bel tempo, ora che è estate. E le consiglierei un bel libro da leggere. Le chiederei che vuole farne della sua vita, ora che è finalmente libera, cosa desidera. Le chiederei cosa la spaventa, cosa la fa andare fuori di testa dalla rabbia. Le chiederei, “Come stai?”. Le offrirei anche il caffè, dopo la pizza, e le direi di non accettare mai, mai, mai un appuntamento al buio. “Mai Giada, mai”.

Illustrazione di Eleonora Nele.

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Elisa Carini

Quella che scrive e che nella vita non vorrebbe fare altro. Vive con un gatto nero nella bella Milano dove legge, studia, traduce libri e beve troppo caffè.

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