L’albero del mare

Seduto sulla sua piccola barca incrostata dalla salsedine e dagli anni di navigazione, Ólaf il Vecchio avvolgeva il filo delle lenze, passandosi la pipa da una parte all’altra della bocca. Quella mattina il piccolo nipote, Ólaf il Giovane, gli pareva stranamente taciturno: da quando erano salpati non si era mai sporto dalla barca, com’era solito fare, e ora se ne stava zitto, fisso con gli occhi alle acque gelide e scure.“Cosa ti turba, giovane Ólaf?” domandò il nonno, studiandolo un po’ di traverso. “Ieri notte c’è stata una tempesta”, “Eccome! Una delle più violente che abbia mai visto” esclamò dandosi una pacca sul ginocchio con la grossa mano ma appena vide il piccolo oscurarsi improvvisamente calmò il suo entusiasmo, “Ti ha spaventato?” Ólaf il Giovane annuì.
Il vecchio sapeva bene quale terrore una tempesta poteva instillare nel cuore d’un bambino, perché la stessa reazione l’aveva avuta lui stesso, ormai molti decenni prima. Si ricordò allora delle parole del proprio padre, il bisnonno di Ólaf il Giovane, e così lasciò cadere le lenze e si mise comodo appoggiando i gomiti al parapetto: “Lo sai chi è che governa il mare?”, “No, nonno, non lo so”, “Devi sapere che nel profondo degli abissi dimora un gigantesco calamaro, che vive con la testa rivolta in basso e i tentacoli in alto, come fosse un gigantesco albero al contrario, con le radici verso il cielo. Ecco, quando il grande calamaro dorme, il mare è tranquillo e pacifico e gli uomini possono uscire a pesca. Ma, quando si sveglia, comincia ad agitarsi e coi tentacoli crea enormi turbini che generano le tempeste, come quella di ieri. Allora bisogna tirare in secca le barche e rimanere in casa con la propria famiglia”. Il nonno gettò uno sguardo al nipote alle sue spalle e vide i suoi occhi rapiti dal racconto, così aggiunse: “però, devi saperlo, il grande calamaro non vuole far del male a nessuno, deve solo… sgranchirsi un po’” e fece un occhiolino al piccolo Ólaf che rise di gusto e si rimise ad arrotolare le lenze.
Ma di lontano il cielo cominciava a farsi livido: Ólaf il Vecchio pensò allora che fosse più prudente far ritorno a terra.

Illustrazione di GaiaMax Art & Crafts

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Nicolas Campagnoli

Quello che scrive (e pensa troppo). Studente di Lettere classiche, appassionato di matematica e di lingue improbabili, insaziabile lettore, amante degli aperitivi e filosofo da bar: chi avrebbe mai pensato che potesse scrivere per una rivista online?

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