Fiamme

Teresa, il gomito che scivola piano lungo il tavolo, chiude gli occhi. Quando li riapre, si guarda attorno per un istante, il cuore che martella nelle orecchie. Si domanda, dove sono?
La stanza è buia, la luce fioca della candela illumina appena le pergamene, il calamaio e la penna, il bicchiere colmo d’acqua dal bordo sbeccato. Teresa sospira e si appoggia contro lo schienale duro e scomodo, si stropiccia gli occhi. La piccola finestra della sua cella è aperta sul chiostro, si sentono le cicale frinire, le onde del mare poco lontano. Fa caldo, Teresa si asciuga il viso bagnato di sudore e alza lo sguardo sul muro davanti a sé. Rimane immobile per qualche secondo, gli occhi nella croce di legno, poi torna alle pergamene, al calamaio e alla penna. Rilegge quel che ha scritto.
“Il re aveva una figlia di nome Magdalena, era assai bella d’aspetto, assennata e dotata di ogni virtù. Aveva proprio allora varcato gli anni della fanciullezza e raggiunto appena il primo fiorire della giovinezza quando il figlio unigenito dell’Altissimo le affidò una missione. Magdalena doveva”.
Teresa fissa lo sguardo nel cielo al di là della finestra, è quasi l’alba, sente i primi uccelli che cantano e pensa che a breve dovrà scendere di sotto per le preghiere del mattino. Magdalena doveva…Magdalena doveva…
Teresa intravede il proprio riflesso nel vetro della finestra, l’ovale pallido del viso stagliato sul velo nero, la stanza bianca e anonima. Ordine, silenzio. Magdalena doveva…
Teresa prende la penna, la intinge nell’inchiostro e appoggia la punta sulla superficie dell’acqua, poi lo fa colare dal calamaio. Le forme che l’inchiostro disegna nell’acqua le ricordano delle fiamme. Magdalena voleva. Teresa fissa la miscela grigiastra e immobile nel bicchiere e poi scrive:

RE GUILHERME: Magdalena, figlia mia, vorrei parlarti. Il matrimonio è vicino.
MAGDALENA: Sono profondamente addolorata, padre…
RE GUILHERME: Sei addolorata?
MAGDALENA: Vi amo sopra ogni cosa, ma non mi sposerò.

*

Il re si era assicurato che la porta fosse sigillata e le guardie fidate, le migliori. Erano sparse per tutto il castello, per i giardini e lungo le mura. Magdalena l’aveva detto però, che sarebbe scappata, che avrebbe trovato il modo.
Guilherme ordina alle guardie di lasciarlo solo e siede sul bordo del letto della figlia, in silenzio. La camera è un disastro. Sul tavolo accanto alla finestra libri, pergamene piene di disegni e appunti, diari, mappe. Sul pavimento, vestiti, una coperta. Magdalena permetteva a chiunque di entrare nella stanza, a nessuno di riordinarla. La regina non sopportava il debole che Guilherme aveva per lei, odiava che le permettesse di vivere in un tale caos solo perché era la figlia più piccola, odiava che non riuscisse a imporsi su di lei.
Come Magdalena avesse fatto a scappare, il re non riusciva a spiegarselo; eppure era convinto che lì, tra quei libri e quelle pergamene, tra disegni e mappe, era convinto che lì, nel regno del caos, ci fosse la risposta. Peccato che lui, di quel regno, non fosse il sovrano.

*

Teresa ha lo sguardo nel soffitto legnoso, la mano che regge il cucchiaio sospesa a mezz’aria. La sorella che legge un passo della Prima Lettera ai Corinzi è in silenzio da qualche secondo. Fissano tutte Teresa. Maria le sfiora il piede da sotto il tavolo. Teresa la guarda e Maria torna a mangiare. Con il capo le fa un cenno impercettibile verso Eulalia, con la Bibbia tra le mani. Teresa incrocia lo sguardo severo della badessa e torna china sul piatto di minestra. Quando Eulalia si rimette a sedere, torna a regnare il silenzio. Ordine e silenzio. Nelle testa di Teresa, risuonano musiche di terre lontane, tamburi di guerra, le onde del mare in tempesta.

*

La badessa informa Teresa che la principessa Isabella la sta aspettando nel chiostro. Teresa arrotola la pergamena su cui sta scrivendo – “Una preghiera per la nostra Isabella”, dice allo sguardo interrogatorio della superiora – e si avvicina agli alberi di limone. La principessa ha lo sguardo perso tra le foglie verdi, l’abito rosso che sfiora l’erba e lunghi capelli corvini.
“Finalmente”, dice Isabella non appena vede Teresa, sorridente nel suo velo nero. Le due si stringono le mani e la badessa le rimprovera. “Qui stiamo in silenzio”, dice, e le ragazze abbassano lo sguardo soffocando una risata. “Tra un’ora cominciano le preghiere pomeridiane”, dice la badessa prima di lasciarle sole, “potete passeggiare nel giardino, due sorelle staranno con voi”. Isabella e Teresa si scambiano un’occhiata.
Isabella scosta i capelli dietro le spalle e si fa aria con entrambe le mani. Le cicale friniscono tra gli alberi, le fronde verdi immobili. Il sole di mezzogiorno è alto nel cielo senza nuvole. Due sorelle, i rosari stretti tra le mani, seguono le ragazze tenendosi poco lontane.
“Avete gradito la mia storia, principessa?”
Isabella sorride: “Molto. Mi piace la parte in cui Magdalena, in sella all’enorme drago, rade al suolo la città nemica.”
Teresa si sente avvampare: “Siete troppo gentile.”
“Ma è la verità. Dovresti scrivere libri, drammaturgie.” Isabella chiude gli occhi lascia che il sole le scaldi le palpebre.
Teresa sospira: “I miei genitori…”
Isabella guarda di sfuggita verso le sorelle, che continuano a pregare. “Dimmi, Teresa”, bisbiglia, “Magdalena è innamorata di Rodrigo, il suo scudiero?”
Teresa soffoca una risata e si volta verso le consorelle: “Principessa…”, la rimprovera.
“Dai Teresa…Dimmelo! Si daranno un bacio?”
Teresa si nasconde il viso tra le mani, poi dice: “Forse qui lo scoprirai…” Allunga la pergamena che teneva con sé verso la principessa. “L’ho scritto questa notte, pensandovi.”
Isabella le sorride, “Anch’io penso ti penso spesso, Teresa. Mi piace… la tua testa.”
“C’è un gran casino dentro”, dice Teresa alzando le spalle.
“Per questo scrivi?”
“Sì, principessa.”
Camminano in silenzio per qualche secondo finché Teresa non dice: “Certi giorni mi sembra di non capirci niente.”
Isabella le sorride: “Per me è tutto chiaro.”
Il suo tono è troppo squillante, le consorelle fanno “Shh”, poi tornano a pregare. Ordine, silenzio.
Tersa guarda la principessa, sorride.

*

La badessa alza lo sguardo e incrocia gli occhi chiari di Padre Miguel, il confessore della principessa Isabella. La badessa arrotola le pergamene e fa il segno della croce. Si inginocchia: “Parce, Domine, parce populo tuo: ne in aeternum irascaris nobis.” Padre Miguel guarda verso l’altare e sospira, dice: “Parce, Domine”. Nella chiesa buia c’è freddo, la badessa si stringe nella tonaca. Fissa lo sguardo nel volto contorto dal dolore di Cristo, nella corona di spine e nel sangue che cola lungo le guance, dalle pugnalate sul costato e dalle mani e dai piedi.
“Teresa sarà processata”, dice Padre Miguel. Le sue parole echeggiano nella navata vuota. La badessa non smette di pregare, sussurra ancora, “Parce, Domine, parce populo tuo: ne in aeternum irascaris nobis”.

*

Teresa e Isabella camminano con le braccia lungo il corpo, i dorsi delle mani che si sfiorano, lo sguardo negli alberi in fiore.
“Non vedo l’ora di leggerlo”, dice la principessa sbirciando dentro la pergamena arrotolata, usandola come binocolo per scrutare il cielo.
“È la conclusione della storia.”
Isabella si porta le mani alle labbra, eccitata, “Finalmente scoprirò come finisce.”
Teresa ride.
“Continuerai a scrivere per me?”
“Certo, Isabella, come ogni notte.”
La principessa sbuffa e Teresa domanda, “Che succede?”
“Padre Miguel”, dice Isabella alzando gli occhi al cielo. “Quell’uomo davanti alla chiesa, insieme alla tua badessa. È venuto lui a prendermi, strano.”
Teresa guarda verso la chiesa, la badessa si fa il segno della croce e abbassa lo sguardo nel terreno polveroso. Padre Miguel congiunge le mani e se le porta alle labbra. Isabella guarda Teresa divertita, “Che è successo? Qualche ricorrenza religiosa?”, domanda, una punta di panico nella voce. Teresa non risponde, ha lo sguardo nelle pergamene che stringe il padre confessore della principessa Isabella.

*

RODRIGO: Magdalena, desidero sposarvi.
MAGDALENA: Mio caro Rodrigo…
RODRIGO: Ditemi di sì. Abbiamo combattuto fianco a fianco contro draghi e creature demoniache. E quella notte, Magdalena…
MAGDALENA: No, Rodrigo. il mio cuore appartiene alla principessa Irma.

Illustrazione di Dario Giallo.

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Elisa Carini

Quella che scrive e che nella vita non vorrebbe fare altro. Vive con un gatto nero nella bella Milano dove legge, studia, traduce libri e beve troppo caffè.

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