Tutti i cronopios sono famas, e tutti i famas sono cronopios

Siamo abituati all’ordine.

Anche chi lo nega, anche chi pensa di agire in maniera casuale e caotica (e quindi equa), ecco, anche questi individui rispondono a una generale senso di ordine: non potranno mai convincere il sole a sorgere più in là dell’Est. Non potranno contraddire le legge che inchioda tutti noi al suolo. Non potranno cambiare strada quando una signora vestita di nero sarà sulla loro soglia; che sia la Morte o il fisco, poco importa.

E poi ci sono autori che hanno la capacità di rivoluzionare tutto, di trascinarti dentro il disordine e l’entropia più organizzata e strepitosa che esista. Uno di questi fortunati individui è Julio Cortázar, che con le Storie di cronopios e di famas ci porta per mano in un universo a testa in giù. Ma a testa in giù in modo organizzato e rigoroso: diviso in quattro sezioni, questa raccolta di racconti di un mondo che sembra visto attraverso lo specchio, parte con il “Manuale di istruzioni”. Se ci si addentra in un mondo nuovo, vale la pena sapere come comportarsi e quali regole seguire. Bisogna sapere, ad esempio che “in un paese della Scozia vengono venduti libri con una pagina bianca sperduta in un punto qualsiasi del volume. Se un lettore si imbatte in quella pagina alle tre del pomeriggio, muore”. (p. 10)

Si prosegue con le “Occupazioni insolite”. In questo universo, alle poste, alla fila per i francobolli ti regalano un palloncino e alle spedizioni ti ricoprono il pacco di pece e piume.

Poi si passa al “Materiale plastico” perché, dovete sapere, in questo universo non tutto reagisce e si comporta come dovrebbe: sull’Isola di Pasqua, ad esempio, bisogna sistemare bene gli specchi, né troppo a oriente né troppo a occidente, o segneranno sempre l’ora sbagliata. I giornali si divertono a diventare mucchi di carta e poi a ritrasformarsi in giornali in base a chi li guarda. I vetri lasciano passare le mosche, ma non le fanno più uscire. Un vero problema.

Una volta però esplorate le particolarità di questo mondo, si è davvero pronti a incontrare chi questo mondo lo vive: i cronopios e i famas. Se ve li descrivessi, secondo me li riconoscereste: li vedete tutti i giorni. Un fama è quello che, durante un viaggio, “va all’hotel e prudentemente vuole sapere il prezzo della camera, rendersi conto di persona della qualità delle lenzuola e del colore dei tappeti”. (p.111)

I cronopios invece, nella stessa situazione “trovano tutti gli alberghi al completo, i treni partiti, piove come Dio la manda e i taxi non li vogliono far salire. I cronopios non si scoraggiano perché credono fermamente che queste cose capitino a tutti, e prima di andare a dormire si dicono l’un l’altro: «Ma che bella città, una città proprio bella»”. (p.111)

I famas imbalsamo i loro ricordi e li etichettano con il cartellino; i cronopios li spargono allegramente per casa. I famas ridono della lentezza della tartaruga; i cronopios, con i gessetti colorati, disegnano rondini sul loro carapace.

Ma è anche vero che i famas sono generosi; i cronopios non si accorgono delle cose commoventi perché persi a osservare una bava di ragno. I famas attaccano per bene i francobolli alle buste così possono scrivere alle loro mogli e rassicurarle che stanno bene; i cronopios si lamentano delle immagini dei francobolli, ma possono contare sui famas perché scrivano di loro e per loro. E quindi in chi ci riconosciamo noi? Non ha importanza. Anche chi pensava di essere più un fama, scopre in sé tratti da cronopio e chi si credeva cronopio tornerà utile qualche filo di fama. D’altra parte, anche chi si crede un ribelle è costretto a fare i conti con la gravità.

 

Recensione di Giulia Pretta.

ROA

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