Più della guerra, più dell’anarchia: “Un giorno verrà” di Giulia Caminito

“Nicola prima di sparare, facendo alzare gli uccelli dal basso del bosco, aveva detto: Scusami.
Si era scusato per non essere stato un buon fratello, il compagno delle rivolte, il sodale negli scioperi, l’amico dei campi, quello che sa correre, saltare, arrampicarsi, che sa affrontare la verità, ma solo il ragazzo metà morbido metà cattivo da mandar giù.
Non fare quella faccia, è come ammazzare un coniglio, aveva risposto Lupo per alleggerire la tensione, e dopo si era appoggiato al tronco e aveva incrociato i suoi occhi, tornando serio.
Non c’è nulla di cui scusarsi, aveva aggiunto. Ora spara.
Nicola di conigli non ne aveva mai ammazzati, eppure aveva sparato lo stesso.”

Serra de’ Conti è un piccolo borgo nascosto nelle Marche, incastrato tra le acque del Misa e il monastero delle clarisse che veglia sulle sparute case degli abitanti. Quest’ultimi, al tempo in cui “Un giorno verrà” (Bompiani) è ambientato, erano soprattutto uomini semplici, lavoratori della terra e piccoli artigiani; come li definisce la stessa autrice, era “la cittadina dei nullatenenti, dei mezzadri, dei calzolai e dei braccianti, di quelli che ormai erano andati tutti in guerra”.

La guerra: è il 1915 a gettare la sua immensa ombra anche su questo paesino, su una vita fatta di fatica, di gioie rare e umili. Così si può riassumere la quotidianità della famiglia Ceresa – il fornaio, la moglie cieca e rancorosa, i numerosi e disgraziati figli: tra i pochi sopravvissuti (ai parti, alle malattie e agli incidenti) troviamo i protagonisti del romanzo, Lupo e Nicola.

I due fratelli si impongono immediatamente nella storia come la rappresentazione di yin e yang: le loro personalità sono antipodali, ma il loro legame è inscindibile.
Lupo è un bambino pestifero destinato a diventare un ragazzo ribelle, percorso da un’energia fisica e morale fuori dal comune. Anarchico fin nelle ossa, riesce a guadagnarsi rispetto e timore da chiunque; accompagnato da un lupo (vero, da lui stesso addomesticato) sembra quasi un essere ferino, un semi-dio che incarna il vigore della terra che lavora fin da bambino. La sua tendenza naturale all’altruismo e alla protezione degli altri si riversano nell’impegno politico, ma ancor più nel suo prendersi cura del fratello.
Nicola è contrapposto a Lupo anche nell’aspetto fisico: quanto l’altro è “scuro di pelle e di occhi”, Nicola invece è pallido, biondiccio, fragile. Non ha forza alcuna, sembra sempre sul punto di spezzarsi; anche la sua intelligenza e la predisposizione allo studio rimangono potenzialità inermi in lui, immobilizzato dalla sua debolezza e dal puro terrore che ogni cosa gli provoca.
Nicola sembra semplicemente inadatto a vivere; e questo Lupo non lo accetta. Così lo trascina, lo spinge, lo accudisce con una cura ruvida e ossessiva, che arriva quasi a rovinarlo. La tensione di questo rapporto esplode nel momento in cui la guerra mette alla prova i due fratelli, obbligandoli a separarsi: Nicola è uno dei famosi ragazzi del ’99, Lupo un anarchico fuggitivo.
I due fratelli Ceresa sembrano unitissimi, all’inizio; ma questa unione è acerba e li ferisce entrambi, perché nessuno dei due è stato in grado di percorrere una crescita individuale. Nel corso della storia devono riuscire a emanciparsi; a cambiare sé stessi, per potersi ricongiungere con l’altro in un rapporto pieno e vero.
Nicola deve affrontare la sua intrinseca debolezza, la sua paura di vivere: “nella Grande Guerra lui aveva la sua piccola guerra, quella contro il Nicola bambino, il pallido e lo sciocco, a cui faceva male il petto prima di dormire, a cui si addormentavano le dita per la paura, a cui sanguina il naso se sente odore di morte, il Nicola che senza Lupo non era nulla”.
Per Lupo, invece, la più grande delle sfide si rivela proprio il riconoscimento della propria debolezza, e il “tenersi in bilico sotto il peso delle cose perdute”.

Numerose vicende della grande Storia sfilano nel romanzo accanto alla finzione letteraria: i discorsi di Malatesta, le battaglie del Piave, la vera storia del monastero di Serra e della sua abbadessa africana. Accanto a ciò, molti sono anche i volti dei personaggi minuti, con le sofferenze e i loro rimpianti: la sorella divenuta clarissa, Nella, il nevrotico don Agostino, la derelitta madre Violante.
Ma tutto, nel romanzo, diventa cornice di ciò che evidentemente sta più a cuore all’autrice – anche contro le sue stesse dichiarazioni d’intenti, e quasi togliendo vitalità al contesto variegato e storicamente denso da lei scelto: al centro di tutto c’è il rapporto tra Nicola e Lupo, e il complicato percorso che devono compiere per trovarsi veramente. L’amore tra i due è più forte di ogni passione anarchica e di ogni orrore della guerra, sia nella scrittura dell’autrice che nei personaggi stessi.

“Nicola e Lupo non erano fratelli e basta, non erano sangue e basta, erano più della guerra, erano più dell’anarchia, erano stati covati dal mondo per esistere insieme.”

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Anna Rusconi

Editor wannabe. Lettrice onnivora e relativista cronica, ama la storia ebraica, le tisane e il power metal. Sembra una persona tranquilla, finché qualcuno non mette la virgola tra soggetto e verbo.

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