Vacanze all’Isola di Plastica

2050, aprile.

Stamattina mia madre entra in camera mia, è un aprile normale come tanti altri, sembra di stare al Cairo ma siamo a Milano. Le foglie degli alberi sono rade, tendenti al giallino.
Insomma, un aprile come tanti altri.
Mentre apro gli occhi sento la voce di mia madre, entusiasta.
“Si va in vacanza!” Lo dice mostrandomi lo schermo del suo cellulare, la luce mi infastidisce.
“In vacanza?” Sono sia incredula sia insonnolita.
“Guarda, leggi!” Mi dà in mano il cellulare. Io mi siedo sul letto, strizzo gli occhi e inizio a leggere.

Hai vinto un fantastico soggiorno di una settimana per te e la tua famiglia all’Isola di Plastica! Un’isola paradisiaca in mezzo all’Oceano Pacifico. Il viaggio è offerto da Polimerflights in collaborazione con Plasticholiday.

È da anni che non andiamo in vacanza.
Saranno almeno cinque anni che non andiamo al mare, la montagna mi piace ma non trovo più piacere nel fare passeggiate sotto il sole cocente.
Tutte le coste italiane sono diventate off limits: troppo costose per una famiglia medio-borghese come la mia. Ormai la Liguria, la Campania, la Sicilia, la Sardegna e la Puglia sono diventate delle oasi da preservare. Sceicchi e imprenditori asiatici ci passano le vacanze con le loro famiglie, alcuni perché hanno comprato grossi appezzamenti di terra, altri perché semplicemente possono permetterselo. Per mantenere una temperatura decente che non superi i 45 gradi, grandi impianti di raffreddamento sono installati vicino ai paesi. I costi di manutenzione sono altissimi, e di conseguenza tutto il resto è diventato ancora più costoso; così il soggiorno in sé è diventato qualcosa di inaccessibile per i più.

Qualche anno fa la mia famiglia ha provato a prendere il visto per il Canada, ma siamo ancora in attesa. Vorremmo vivere in un paese in cui ancora si riconosce l’alternanza delle stagioni. Ma è un sogno di troppe persone, e quindi la lista d’attesa è infinita.
Continuiamo a vivere a Milano, che non è male, potrebbe andare peggio; però insomma, da una primavera continua che era fino a una decina di anni fa, ora è diventata un’estate continua.
Non metto un paio di guanti o una sciarpa da tantissimi anni ormai, non mi ricordo nemmeno quand’è stata l’ultima volta.

È da anni che non andiamo in vacanza, ma questo non giustifica il fatto di voler andare a fare un po’ di mare sull’isola di Plastica.

“Ma guarda che ormai l’hanno resa accessibile a tutti… hotel, litorali, ristoranti. È davvero un paradiso come sembra”, continua mia madre. “Il papà è già d’accordo. Devi farmi sapere se hai voglia di venire con noi o meno!”

Io dopo tutto non sono contraria, ma ammetto che l’idea mi inquieta un po’. Molti miei amici ci sono stati in vacanza durante questi anni. Tutti molto soddisfatti: l’idea di camminare su una polvere sottile di polimeri che ricorda la spiaggia li entusiasmava. Non mi convince del tutto, ma dato che questo è il mondo in cui viviamo…

“Va bene! Sarà un bel momento di relax sicuramente”, rispondo io.

2050, giugno.

Abbiamo volato con la compagnia Polimerflights, una compagnia che fa tratte da tutto il mondo verso l’Isola di Plastica. Atterriamo su una pista che è direttamente sulla spiaggia e il comandante, con voce energica e piena di entusiasmo: “Speriamo che il viaggio sia stato di vostro gradimento e vi auguriamo una buona vacanza in questo piccolo angolo di paradiso di plastica”.

Appena scendiamo dall’aereo, la situazione è migliore rispetto ai pronostici. È tutto in plastica, è vero. Ma non sembra una scena post apocalittica, anzi. L’isola di Plastica sembra essere un buon esempio di economia circolare. Tutto quello che c’è sull’isola è stato riutilizzato e reso modulare. Tutto è in plastica, ma non viene prodotta plastica ad hoc. In più, la nostra guida dell’agenzia ci spiega che vicino all’isola hanno installato dei raccoglitori di plastica, in cui essa viene assorbita e poi riutilizzata per altri scopi.

“Fino a una ventina di anni fa si sperava di poter far a meno della plastica. C’erano movimenti plastic-free in giro per il mondo. Ma poi il mondo ha dovuto fare i conti con la realtà. La plastica può essere riutilizzata ma non possiamo disfarcene. Per questo motivo le isole di plastica sono una soluzione alla sovrabbondanza della plastica. Abbiamo sfruttato una situazione esistente e di disagio e l’abbiamo trasformata in un business.”

La guida dell’agenzia è orgogliosissima dell’isola: “È da anni che nessuno più produce plastica, non va solo contro le norme mondiali, ma proprio non ce n’è più bisogno. Però quello che ci circonda è tutto in plastica. Ma chi direbbe che questo molo è in plastica? Sembra legno vero. Chi direbbe che questa sabbia è in plastica?”

Mio padre è stupito, anche se molto scettico: “Non ha nulla a che vedere con le vere spiagge”.
Mia madre non lo ascolta, e io continuo a guardarmi attorno stupita e affascinata.

È un luogo di villeggiatura normale come tanti altri: la gente vestita di abiti leggeri si tiene per mano mentre passeggia in riva al mare; famiglie consumano ai ristoranti felici e i bambini fanno il bagno.

Mio padre si guarda attorno, mani in tasca: “Mi ricorda Ischia una trentina di anni fa”.

Ci sediamo a un ristorante in riva al mare, mio padre ordina una birra e inizia a guardare il menù.
“Non c’è pesce.” Alza un sopracciglio stupito. Mia madre gli ricorda che i mari e gli oceani sono talmente inquinati che il pesce non è più un alimento pregiato.

“Ho capito, ma siamo nel Pacifico, mi aspettavo perlomeno dei crostacei.” Mio padre continua a leggere il menù. “Larve, insettini, rane. Prenderò delle rane fritte.”

Io preferisco accontentarmi di frutta e verdura, gli insetti non fanno per me. Non credo mi piaceranno mai. Mia mamma mi segue ed ordina un’insalata e una macedonia.

Guardiamo la spiaggia. Sembra si di essere a Ischia, o a Nizza, o da qualsiasi parte in Liguria. È un posto come tanti altri, e ci piace. Ci rilassiamo guardando l’oceano. Sarà una bella vacanza.

Illustrazione di Matteo Sassaroli

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Valeria Pagani

Quella che fa cose. Nata a Milano nel 1995, vive e lavora tra le Colonne di San Lorenzo e Festa del Perdono. Ama il teatro e avere sotto controllo tutto (non sempre ci riesce).

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