Dire addio alla Plastica

“Immaginiamo un mondo senza plastica.”
“Forse è un po’ troppo.”
“Va bene, allora immaginiamo un supermercato senza plastica.”
“Meglio.”

In un supermercato senza plastica i prodotti sono sfusi, non esistono barattoli di plastica, né bottigliette, né bottiglie, né confezioni di formaggi o di hummus biologici. In un supermercato senza plastica i prodotti pronti del reparto gastronomia sono venduti in confezioni di altri materiali. Le etichette con i nomi delle cassiere e di chi lavora non sono plastificate, le scarpe anti infortunio sono di un altro materiale, e così via.
È difficile immaginare un supermercato senza plastica, figuriamoci un mondo. Anche se sui supermercati ci stanno lavorando, e qualche supermercato del genere esiste già.

Siamo circondati dalla plastica.
Pensate alle cannucce, un oggetto che sembra così poco utilizzato e al contempo così inutile. Possiamo tutti vivere senza cannucce.
Pensate che in Europa vengono prodotte 36,4 miliardi di cannucce all’anno. Immaginate una sequenza di cannucce che fa il giro della Terra ogni due giorni.
È difficile immaginare quanta plastica è prodotta quotidianamente, e quanta è stata già prodotta e non smaltita.

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Fonte: Straw by Straw.

Un fenomeno affascinante e al contempo disastroso è il Pacific Trash Vortex, un’isola di plastica così immensa da essere più grande della penisola iberica; un’isola galleggiante, che causa la morte di moltissime specie marine e che si muove libera per l’oceano Pacifico.

Sarebbe molto bello ambientarci un racconto. Alla fine, perché sforzarsi di immaginare una landa desolata abitata dagli ultimi uomini sulla faccia della terra quando esiste già un’isola di plastica?
Magari un giorno ci abiterà qualcuno. Magari qualcuno ci inventerà uno sport: con il surriscaldamento globale, credo possa essere una buona alternativa alle piste da sci.

Quando pensiamo alla tragicità della plastica e dei materiali non riciclabili… aspettate, ma in quanti ci pensano? Soprattutto in Italia?
Non ho mai sentito prima di andare a vivere in Olanda un interesse per la sostenibilità. Credo che uno dei motivi principali fosse dato dall’ambiente sociale: ho vissuto in un ambiente in cui la raccolta differenziata era necessaria, ma era l’unica cosa sentita – anche se col tempo ho capito che nella mia famiglia c’è sempre stato un atteggiamento un po’ #zerowaste.
Forse più spontaneo che voluto, ma comunque c’è.

Scoprire lo ZeroWaste per me è stata una rivelazione, e uno dei problemi fondamentali di chi pratica lo ZeroWaste è ovviamente la plastica. Vivere senza plastica è quasi impossibile. È difficile rifiutarla, anche se ci si impegna.

Ma molte persone, che sanno che il surriscaldamento globale esiste, che l’inquinamento dei mari è un problema vero, si stanno già mobilitando. Le aziende si stanno trasformando da lineari a circolari. I grandi brand vogliono dare un’immagine più green. I singoli individui quotidianamente si impegnano per inquinare di meno.

Forse non tutti auspicano di passare le prossime ferie in un bungalow sull’isola di plastica.

Grazie plastica, ci hai fatto vivere degli anni bellissimi, di bambole e bambolotti, di cellulari, vestiti sintetici e scarpe di gomma; ma mentre riempivi di gioia le nostre vite, hai creato un problema su scala mondiale.

Sei ovunque, sei troppa, fai male.

È il 2019, dobbiamo dirti addio.

Illustrazione di Matteo Sassaroli

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Valeria Pagani

Quella che fa cose. Nata a Milano nel 1995, vive e lavora tra le Colonne di San Lorenzo e Festa del Perdono. Ama il teatro e avere sotto controllo tutto (non sempre ci riesce).

4 risposte a "Dire addio alla Plastica"

  1. È tutto giusto quello che scrivi, sono le mie stesse considerazioni ma… purtroppo spesso penso che il nostro intervento, la coscienza del singolo, non siano abbastanza. È necessario che a livello globale ci si renda conto dell’errore, e tornare a considerare il “vuoto a rendere” la soluzione migliore per il pianeta. Per esempio, l’altro giorno ho scelto un olio corpo piuttosto che un altro proprio perchè il flacone era in vetro e non di plastica. Sempre io non compro acqua in bottiglia, ma sono io. Sola. Vado nei supermercati e vedo gli scaffali comunque pieni di bottiglie di acqua. Bottiglie che hanno davanti a loro una vita “utile” brevissima. Finiranno schiacciate nei rifiuti in pochissimi giorni, nella migliore delle ipotesi da parte di chi fa la raccolta differenziata. Finchè sarà tutto facile e sugli scaffali, purtroppo cambierà poco. Io faccio il mio, più che posso e nel modo migliore che posso, ma so di essere una goccia nel mare. lo stesso mare con l’isola di plastica!

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    1. Ciao Klelia! Secondo me anche il contributo del singolo dev’essere riconosciuto e valorizzato, anche se su piccola scala ha i suoi effetti. La cosa da fare è parlarne con i propri amici e conoscenti cercando di trasmettere uno stile di vita sostenibile. Non sentirti sola, ci sono tantissime persone che già si impegnano ogni giorno! 🙂

      Valeria

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      1. questo è vero, e sono bravissima (o rompiballe, dipende dai punti di vista!) fin dove riesco, la plastica *non* è la mia scelta. Chiaro che se non c’è alternativa devo sottostare. Quello che volevo dire col mio commento, è che secondo me la differenza ci sarà se e quando il cambio di approccio arriverà da chi produce, da chi incarta e da chi distribuisce i prodotti. Chi non ha la nostra sensibilità purtroppo cede e sceglie rispetto al packaging più accattivante, che difficilmente è amico dell’ambiente… 😦

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      2. Sì a volte non si può non scegliere la plastica! Comunque secondo me la questione della sostenibilità non è molto sentita in Italia, ma nel resto dell’Europea (soprattutto nei paesi del nord) c’è un grande interesse da parte degli stati a rendere le città circolari. Ci sono anche molti brand che già si stanno ‘convertendo’. Qui in effetti è più difficile e la questione è poco sentita.

        Valeria

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