Un altro punto di vista

Guardavo sempre sotto l’albero perché pensavo che ci fosse una fessura da cui passavano i regali. Ispezionavo per bene. Ma non ho mai trovato nulla. Ora la prospettiva è più o meno la stessa. Non fa caldo. Non c’è l’albero. Sono per strada. Ma ci sono le luci.

È solo una caduta da motorino. Finisco la sigaretta. Aspiro. Fa freddo. È bella la prospettiva da qui. La notte di capodanno. La cena con i compagni dell’ITIS. Non ci sono ancora arrivato. Fra poco mi rialzo. È solo una caduta da motorino. E la prospettiva qui, non è poi così male. Magari si mette pure a nevicare. Io non sono mai stato uno tanto dritto, lo riconosco. E così, sdraiato per terra, rivedo me stesso. Quello sempre con la prospettiva diversa. Guardavo sempre dall’alto. Ma guardare dal basso, questo, non ci avevo mai pensato.

Altri motorini.
Li sento in lontananza.
Fate attenzione alla lastra di ghiaccio.

Potrei rialzarmi. Ma rimango qui ancora un po’. Ad aspettare che la sigaretta finisca. Un altro tiro. Alla fine che fretta ho? A vent’anni non devi avere fretta. Anche se in realtà ne hai tantissima. La mia compagna di classe che non me l’ha mai data. Che stasera la rivedo. Non vedevo l’ora di vederla. I soldi dei nonni al pranzo di Natale. Con cui mi pago l’entrata in discoteca. Non rimango spesso a pensare, anzi, non penso proprio. Sono istintivo. Un po’ testa di cazzo. Qualche denuncia in gioventù. E se ci penso sorrido. Mi sono goduto la vita. Ho fatto quello che volevo, sempre. Mai pensato alle conseguenze. Sempre guardato dall’alto in basso. E ora devo rialzarmi. Mi godo l’asfalto. La pioggia invernale. Le luci di Natale in lontananza. E se verrà qualcuno a rialzarmi sarò contento, se no, mi addormenterò qui. Non sento le gambe. Non sempre si cade in piedi.

Ma se potessi scegliere, se potessi non scivolare sulla lastra di ghiaccio. Tornerei a casa e guarderei per un’ultima volta sotto l’albero. Lo ispezionerei. Cercherei la fessura. Tutto ciò per sentire un’ultima volta mia madre dire: “Michè, non c’è nulla sotto l’albero. Babbo Natale entra dalla finestra”.

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Valeria Pagani

Quella che fa cose. Nata a Milano nel 1995, vive e lavora tra le Colonne di San Lorenzo e Festa del Perdono. Ama il teatro e avere sotto controllo tutto (non sempre ci riesce).

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