Si vis pacem, para pacem: “La colpa” di Ghirghis Ramal

Sono le nove meno un quarto di sera, e in un salotto milanese si accende la TV per guardare la partita.
Tifa la Juve il padrone di casa: Luciano, pianista eccentrico tormentato dall’artrite; alcuni ospiti invece parteggiano per gli avversari: per esempio Stefano, figlio della vicina di casa, giovane attivista che dopo la laurea in scienze politiche non riesce a trovare lavoro. C’è chi invece della partita si interessa meno: Mustafa Jamal, il compagno di Luciano, che è tormentato da altri pensieri – i soldi, che mancano sempre a causa dei suoi problemi con il gioco, e il matrimonio che lo attende in Egitto, combinato dai genitori ignari della sua relazione omosessuale con il pianista italiano.
Non tutta la famiglia ne è all’oscuro, però: i fratelli Tawfik e Mohmen, anch’essi nel salotto di Luciano a tifare per la Juve, lo aiutano a nascondere il proprio segreto. Non riusciranno a impedire, tuttavia, che lo venga a sapere un altro spettatore della partita: Bilel, il cugino dei tre fratelli, figlio di un italiano convertito all’Islam.
Bilel non parla l’arabo colloquiale, pieno di inflessioni egiziane, dei cugini: usa i termini dei testi sacri, di cui ripete i precetti con rigore e decisione. È questa sicurezza che lo pervade a incuriosire Stefano, che si avvicinerà proprio grazie a Bilel all’Islam: forse finalmente potrà dar voce a quel senso di frustrazione che sente, in quanto giovane tradito dalla società capitalistica e nauseato da chi, come Luciano, sembra voler minimizzare le colpe del sistema. Proprio quella stessa religione opprimerà invece sempre di più Mustafa Jamal, invischiato nel senso di colpa per la bugia che vive tutti i giorni.

Altri volti si affollano sulle pagine del romanzo di Ghirghis Ramal: ogni personaggio, principale o secondario che sia, porta con sé il microcosmo della propria vita particolare e dei legami che la intrecciano a quelle degli altri. C’è la giovane sposa di Mustafa Jamal, Aida, che lo attende in Egitto piena di devozione e timori; Jasmine, giovane attivista musulmana di cui si invaghirà Stefano; Alì, poco più che ragazzino, appena arrivato in Italia, sempre alla ricerca dell’attenzione delle uniche persone con cui può comunicare – quelli che parlano arabo come lui.

Ghirghis Ramal ci consegna senza commentarli tutti questi diversissimi personaggi, e nelle pagine del libro li pone in continuo dialogo fra loro: a volte c’è comprensione, a volte polemica, altre l’impossibilità di comunicarsi ciò che si prova, e il dolore di questa afasia; tutti cercano dei punti di riferimento, un segno di comprensione, un motivo di speranza – che sembra ora vicino, ora lontanissimo. Tutti hanno bisogno di trovare un equilibrio tra i diversi mondi di cui fanno parte, di cui incarnano le infinite contraddizioni.

E su tutti questi percorsi umani l’autore, che rimane ignoto (la stessa casa editrice non sa chi ci sia dietro lo pseudonimo), fa incombere un tema tabù nella cultura occidentale: il terrorismo islamico. I suoi protagonisti. Le sue motivazioni.

“La colpa” è un romanzo difficile da accettare, ma proprio per questo penso che sia  importante leggerlo: mostra i nervi scoperti della società in cui viviamo senza alcuna retorica, con il solo il fine di mostrare la verità, e di dare al lettore una consapevolezza (scomoda ma necessaria) di cosa stia succedendo intorno a noi proprio adesso.

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Anna Rusconi

Editor wannabe. Lettrice onnivora e relativista cronica, ama la storia ebraica, le tisane e il power metal. Sembra una persona tranquilla, finché qualcuno non mette la virgola tra soggetto e verbo.

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