Soldi ben spesi

“Non per farmi gli affari tuoi, ma quanti mesi hai risparmiato per prenderti quelle benedette casse?” chiese Toni all’amico, calandosi il cappello fin quasi sugli occhi, “Dio, che freddo!”.
“Sì, veramente” concordò Miché, con le mani affondate nel cappotto, “guarda, sono cinque mesi che taglio il prato di casa tutte le settimane, finora sono andato a scuola in bici per risparmiare sui mezzi… e ho pure smesso di fumare”.
“Sì, come no, intanto le sigarette le chiedi a me durante l’intervallo” rise Toni “vabbé, io mi fermo qui, ché devo aspettare un amico, ci vediamo domani”.
“Ciao Toni, a domani!” lo salutò Miché, proseguendo in direzione del Corso.

Diversi mesi prima, durante i suoi vagabondaggi pomeridiani in un giorno di primavera insolitamente caldo, Miché si era fermato quasi per caso davanti alla vetrina del negozio di musica di Corso Meravigli. E lì lo aveva visto: un impianto stereo enorme, di ultima generazione, con decine di comandi, pulsanti, levette di ogni tipo e colore. Chissà a che servirà tutta quella roba si era chiesto Miché, ma era rimasto comunque a bocca aperta, coi palmi delle mani incollati alla vetrina, tant’è che dopo dieci minuti buoni il proprietario era uscito a domandargli gentilmente se poteva non lasciare le impronte, ché ho appena pulito il vetro.
Ovviamente tutto quel trabiccolo costava una fortuna, ma questo non aveva scoraggiato Miché, che quando voleva una cosa sapeva come guadagnarsela. E così fece. Quella mattina Miché aveva preso la busta in cui aveva depositato man mano i suoi risparmi e aveva contato due volte la somma, per esserne sicuro: 750 euro. Si era infilato la busta nel cappotto ed era uscito.

Scattò il rosso al semaforo e Miché attraversò di corsa la strada. Cominciava a piovere. Per arrivare in Corso Meravigli, la strada più breve passava per la stazione: bisognava prendere il sottopassaggio e sbucare dall’altra parte. Un clochard sedeva poco dopo la base delle scale: “Ehi, ciao, buon Natale! Ce l’hai una monetina?”. Miché fece il gesto di toccarsi le tasche dei pantaloni ma non si fermò: “Guarda, purtroppo non ho niente, mi dispiace!”. E passò oltre.
Salì le scale dall’altra parte: una cinquantina di metri più avanti quattro ragazzi erano appoggiati a una panchina. Uno di loro stava fumando e quando vide Miché gettò la sigaretta e i quattro gli andarono incontro. “Mi sai dire che ore sono?” chiese il ragazzo, “Le sette meno un quarto” rispose Miché, cortese, sempre senza fermarsi, solo rallentando di poco il passo. Uno dei quattro ragazzi gli si parò davanti: “Non ne sono sicuro, ti spiace farmi vedere l’orologio?”. Merda pensò Miché, a testa bassa; gli altri tre si erano disposti intorno. “Non cerco rogne” disse sollevando lo sguardo, “Nemmeno noi, perché non ci fai vedere l’orologio?” fece eco uno dei ragazzi, “Bhe, già che ci sei perché non ci fai vedere cos’hai nelle tasche?” replicò un’altra voce dietro Miché e gli affondò le mani nel cappotto.
Miché tentò di divincolarsi, provò a tirare qualche pugno a vuoto, ma i quattro erano già sopra di lui, l’avevano buttato a terra: uno lo prendeva a pugni sulla testa, uno a calci sulla schiena, uno stava a guardare e rideva a crepapelle, condendo il tutto con qualche altro calcio allo stomaco, il quarto sfilava il cappotto a Miché, scansando i manrovesci degli altri. Lo lasciarono sanguinante a terra e corsero via, col suo cellulare, il portafogli e la busta coi soldi per le casse.
Miché si alzò a fatica, sputando un proprio dente insanguinato a terra. Lo prese in mano con circospezione: “Cazzo”. Sentì un rumore di passi venire da dietro: era il clochard, che sentendo tutto quel trambusto era andato a dare un’occhiata. “Mi dai una mano?” domandò Miché. Il clochard inclinò la testa, reggendosi al corrimano delle scale: “Ora ce l’hai una monetina?”.

Illustrazione di dario.giallo.

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Nicolas Campagnoli

Quello che scrive (e pensa troppo). Studente di Lettere classiche, appassionato di matematica e di lingue improbabili, insaziabile lettore, amante degli aperitivi e filosofo da bar: chi avrebbe mai pensato che potesse scrivere per una rivista online?

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