Skrímsli vien di notte

Erano da poco scoccate le due e mezza del mattino. Tutto era immerso nel silenzio, a parte i flebili singulti del rubinetto della cucina, scanditi come i passi d’una marcetta. Glop. Glop. Glop.
All’improvviso, da sotto la pesante trapunta di lana, spuntò una testolina dai capelli biondi e scarmigliati: con gli occhi spalancati, non ancora abituati al buio, il bambino si sollevò sul letto, tenendo la coperta all’altezza del naso. Si girò lentamente verso destra, poi scrutò a sinistra, quindi strizzò gli occhi in direzione della porta socchiusa della stanza: “Mamma, mamma, mamma!”.

Qualche secondo dopo, la porta si aprì e s’affacciò una donna alta e insonnolita, stretta nella sua vestaglia da notte. Entrò nella stanza e si sedette accanto al figlio: “Cosa succede? Non ti senti bene?”, “Mamma, mamma, Skrímsli viene a prendermi!”, “Skrímsli? E chi è?” disse la donna aggrottando la fronte. Il bambino gettò via le coperte e si accoccolò il più vicino possibile alla madre: “Skrímsli è il mostro che vien di notte!”, “Ma cos’è questa sciocchezza?”, “Me l’hanno raccontato oggi a scuola: Skrímsli è il mostro dei regali di Natale… Si nasconde dentro i pacchi e di notte sbuca fuori e porta via i bambini”, “Amore mio, chiunque ti abbia raccontato questa storia se l’è inventata di sana pianta”, “Ma io l’ho sentito! Prima stava grattando con le unghie contro la porta!”. Mentre il bambino parlava la madre si sollevò, lo rimise sotto le coperte, dicendogli in tono dolce ma risoluto: “Ora rimettiti a dormire: la mamma sente tutto di notte, nessuno può farti del male perché io ti proteggo sempre, va bene?”. Il bambino annuì, sebbene non molto convinto. La porta si richiuse e il piccolo si assopì di nuovo.

Dopo un po’ si risvegliò: come prima guardò con cautela a destra e sinistra, ma quando si volse alla porta, la vide aperta e sulla soglia c’era un grande pacco, incartato di tutto punto, con la carta verde con gli alberelli innevati e un nastro così rosso da brillare anche nell’oscurità. Il bambino rimase a fissarlo per un po’, poi – un piede, dopo l’altro – scese dal letto e, molto lentamente, si avvicinò.
Ma quando si trovò a un passo scarso di distanza, il pacco vibrò leggermente. Il piccolo si arrestò impietrito. Dagli spigoli laterali spuntarono pian piano quattro dita affusolate e scarne, con unghie affilate; dal retro del pacco cominciò a oscillare qualcosa simile ad una coda, ma non morbida e pelosa come quella dei gatti, bensì secca e sottile come quella dei cani con l’alopecia. Poi d’improvviso, due occhietti gialli e fissi s’accesero nel buio: in mezzo ad essi sembrò emergere una specie di corno, nodoso come quello dei montoni; sotto, due file di denti aguzzi, illuminate dalla luce della luna che filtrava dalla finestra alle spalle del bambino, sembrarono socchiudersi in un sorriso inquietante. Infine, due piedi tozzi, sorretti da gambette lunghissime, simili a zampe di cervo, uscirono dagli spigoli inferiori del pacco. La creatura rimaneva immobile, ma il bambino poteva quasi sentirne il respiro lento e costante, in mezzo all’impazzare del proprio cuore.
Con quel poco di respiro che gli rimaneva, riuscì soltanto a dire: “Skrímsli?”. La creatura sbatté gli occhietti gialli ed espirò profondamente. Si portò l’indice davanti alle file di zanne, che si mossero impercettibilmente: “Shhh”.

Illustrazione di Rebecca Breda.

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Nicolas Campagnoli

Quello che scrive (e pensa troppo). Studente di Lettere classiche, appassionato di matematica e di lingue improbabili, insaziabile lettore, amante degli aperitivi e filosofo da bar: chi avrebbe mai pensato che potesse scrivere per una rivista online?

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