Caminetto

“Martino, vieni qui.”

Martino si avvicinò al papà, inginocchiato davanti al camino. I ciocchi di legno erano già ammassati in bell’ordine sui sostegni di metallo fuligginoso, quelli di scorta accatastati sul pavimento lì a fianco. Il papà gli tese un giornale.

“Fa’ delle strisce e arrotolale bene, che poi le mettiamo sotto i ciocchi. Guarda, Martino, se vuoi accendere un fuoco, si fa così: prima appoggi sul sostegno i ramoscelli sottili, che bruciano velocemente e aiutano ad accendere quelli grossi. Li metti in orizzontale. Poi prendi i legni seri e invece li giri in verticale, ben saldi che quando i ramoscelli bruciano si disintegrano, e se non sei stato attento cade tutto. Poi ecco, così, prendi le strisce di carta e le pigi bene sotto alla fessura del sostegno. Ora si accende.”

Martino guardava a occhi sgranati i gesti del papà. Accendere il caminetto era una cosa importante, da grandi. Fino all’anno prima non gli era neanche permesso avvicinarsi al fuoco senza che la nonna e la mamma si precipitassero verso di lui con esclamazioni d’allarme. Invece quest’anno il papà si era imposto: “Giovanna, ormai è un ometto. Deve iniziare, prima o poi, a prendere confidenza col fuoco. Vuoi mica che diventi un bamboccione impaurito! Staremo attentissimi, tuo padre ed io. Sappiamo bene che il fuoco è pericoloso”. Il nonno aveva annuito dalla sua poltrona, l’espressione solenne dietro i baffoni bianchi.

Così ora Martino se ne stava davanti alla bocca fredda del camino tutto impettito d’orgoglio a infilare strisce di carta sotto la legna. Un giorno sarebbe diventato un Maestro del camino come il papà e il nonno. Anzi, proprio come il nonno, che nonostante l’artrite e gli acciacchi bastava che si avvicinasse al caminetto perché quello avvampasse più allegramente. Come facesse, Martino non lo sapeva, ed evidentemente non lo sapeva neanche il papà, a giudicare dai commenti. Bastava che il nonno spostasse un ciocco, soffiasse in un certo modo, e la brace diventava un vero e proprio incendio. E tutti si stupivano, tranne il nonno, che rideva sotto i baffi, e Martino. Loro sapevano il perché. Un giorno anche Martino sarebbe diventato un mago come il nonno. Ma intanto, il papà aveva acceso un fiammifero.

“Tieni, avvicinalo al giornale. Fa’ attenzione, mi raccomando.” Martino si sentiva grande, grandissimo. Con un po’ di trepidazione avvicinò la fiamma ai giornali e quelli presero subito vita, danzando, piegandosi, vestendosi d’azzurro e d’arancio. Piano piano anche i ramoscelli sottili presero fuoco, i ciocchi grandi iniziarono a fumare. Il nonno si avvicinò al camino e prese l’attizzatoio. Con pochi gesti precisi spostò qualche legno ed ecco che all’improvviso tutta la legna scoppiettava allegramente. Il nonno si girò verso Martino e gli strizzò un occhio mentre nessuno guardava: “Per ora osserva e basta, sposta così, qui, vedi come passa l’aria tra i legni? Aiuta il fuoco a divampare, se lo soffochi non arderà nulla. Bravo. L’anno prossimo ti farò usare l’attizzatoio, ma prima dobbiamo abituare anche la mamma e la nonna. Si preoccupano, è giusto. Ma anche io ho iniziato a imparare alla tua età. Certe tradizioni vanno preservate, non ti pare?”

Gli sorrise gentile da sotto i baffi. Di fronte al camino scoppiettante, col profumo di polenta che arrivava dalla cucina, Martino si sentì all’improvviso quasi come un mago.

 

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Claudia Campana

2 risposte a "Caminetto"

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