I favolosi sci di Ildebrando

Ildebrando era ormai sulla sessantina quando decise di comprarsi un paio di sci. Il suo primo paio di sci. Della serie meglio tardi che mai, pensava lui. Decenni di conversazioni passate in silenzio mentre gli altri si scambiavano consigli su attrezzature o sfoggiavano primati su piste di difficoltà oscena.
Impagabile, sarebbe, se anch’io mi comprassi un paio di sci e cominciassi a farmi qualche pista. Impagabile. Sì, e intanto erano passati venti, trenta, quarant’anni.

Ma eccolo lì Ildebrando Fiorentino, che fiorentino non era, in quel bel negozio di Asti davanti a quel bel paio di sci. Ma che dico bello, è magnifico, pensava Ildebrando, che forse quel “magnifico” se l’era fatto pure scappare a bassa voce. Più guardava quegli sci in fibra di carbonio, con quelle due righe verde evidenziatore che costeggiavano i bordi, più se ne innamorava.

Ma io che me li compro a fare questi sci? Solo per non fare più brutta figura alle serate? Chi mai le fa più le serate? Così si sforzava di trovare un valido motivo per cedere a quell’innamoramento così superficiale, come gli sembrava che fosse, quando poi il  furbo proprietario del negozio cominciò a punzecchiarlo: “Posso aiutarla signore?” “Ma, veramente…” “Non si faccia problemi, vedo che ha preso di mira uno dei nostri modelli migliori… Si vede che è esperto.” “Ma, veramente…” “Guardi, mi permetta, si vede subito. Lei non sa quanti vengono qui e a quarant’anni credono di cominciare a sciare, così, su due piedi… Ma lei chissà quante ne ha viste di piste…” “Ma, veramente…”
Ildebrando Fiorentino sembrava non schiodarsi da quel “Ma, veramente” e nel frattempo non si era accorto di essere già in cassa col suo paio di sci.

Una volta uscito, col suo meraviglioso paio di sci sulla schiena, Ildebrando si fece tutta la passeggiata del centro a testa alta, con uno sguardo fiero che non ricordava di sfoggiare da tempo – ovviamente sbirciando con la coda dell’occhio se qualcuno lo stesse guardando.

Arrivato a casa, posò a terra veloce ma premuroso gli sci e si spogliò in fretta e furia. Per provarli e sentirsi già il re delle piste. Avrebbe voluto mostrarli a sua moglie, che di sci ne aveva fatto eccome, e che non si era mai risparmiata nelle sue ironie in tutti quegli anni di matrimonio. Be’, adesso ti farò vedere, si disse, come se sua moglie potesse ancora ascoltarlo.

TLACK, TLACK! Eccolo, lì sul pavimento fumoso di casa, a bearsi della sua impresa sulle nevi, lui Ildebrando Fiorentino, la migliore rivelazione dell’anno! Un sessantenne prodigio, ma che dico, un anzian prodige! (I giornali e i notiziari che gli passavano davanti lo ripetevano con una convinzione rara).

Di lì a una settimana, tornando dal furbo negoziante a fare il carico di attrezzature, Ildebrando era pronto per la sua escursione sciistica. Partì da solo, meglio non dare troppo nell’occhio, e poi se mi tiro dietro gli amici finisce che mi sfigurano anche con una prestazione olimpica. No, no, devono essere gli altri a vedermi, a chiedersi: “Ma chi è quello lì, che scia così bene? Non mi sembra un giovincello, chissà da quanto scia per avere ancora tutta quella tempra!”, e poi si sarebbe fermato di colpo, con una frenata da maestro, dicendo a quella dolce donna sulla quarantina così impressionata dalla performance, “Guardi, gentile signora… Signorina… Deve sapere che è la prima volta che scio”, e lei avrebbe detto “Ma davvero? Non è possibile!” e lui “Eh, eh, so che può sembrare impossibile, ma deve crederci”, e lei “Non ci credo nemmeno se me lo dice tutta la sera” e lui “Se mi vuole sfidare, glielo dirò fino a stasera, quando ceneremo insieme” e lei sarebbe arrossita, e alla cena al ristorante tutti avrebbero mormorato “Ma quello è il signore di cui parlavano tutti oggi! Però, che tipo affascinante, non sembra avere per niente quell’età” e le donne avrebbero mormorato “Com’è fortunata lei… Però guarda come è bella, come sono belli insieme”.

Sì, sarebbe andata così, si diceva, mentre per poco non cadeva dallo skilift, da tanto si era sbilanciato appoggiandosi al braccio. E dietro qualcuno ridacchiò. Vedrete.

Il Fiorentino non si fece attendere. Pista rossa, quasi nera. Scansatevi tutti, non ho bisogno di presentazioni. E guardò giù, mentre era sulla punta del monticello. Era molto, molto ripido. Forse gli era venuta persino una vertigine. Ma no, sarà stato un colpo di testa per il freddo.

Prese coraggio guardando i suoi favolosi sci, con i loro magnifici bordi verde evidenziatore, si diede una spinta, dopo diversi tentativi, e partì. Partì. Come partono le slavine, più o meno. Ildebrando nel giro di una folata era diventato un rotolone di neve, con gli sci che spuntavano su e giù e che davano una vaga idea di dove potesse trovarsi la testa. Lo guardavano tutti, in apprensione. Ildebrando intanto rotolava e rotolava, finché un tronco benigno frenò la caduta, con un’incocciata da medaglia.

Si avvicinò di corsa un ragazzo giovane, con fare convinto, e chiese subito a Ildebrando se stesse bene o meno. “Tutto bene, penso… solo uno spavento.” Neanche finito di parlare che il giovane ripeteva alla platea di spettatori: “Tutto bene, solo uno spavento!”, e tutti giù a ridere, come se quello fosse il segnale che si poteva. La valanga di risate che cadde addosso a Ildebrando fu forse peggio della palla di neve che lo aveva fatto rotolare fin lì. Si fece la via col capo chino, come non ricordava da tempo, chissà, forse mai. Ovviamente sbirciando con la coda dell’occhio se qualcuno lo stesse guardando. Ma certo che lo guardavano tutti.

Tornò alla baita e rimase lì dentro per due giorni, con trentanove di febbre e qualche contusione per fortuna non così dolorosa da costringerlo a uscire. Se ne tornò a casa col favore del buio, facendo lo sforzo di pagare il conto nascondendosi dietro il contante dallo sguardo del receptionist che, neanche a dirlo, se la rideva con discrezione. Lo sapevano tutti.

Il giorno dopo qualcuno lo citò nelle notizie locali come “Sessantenne attempato travolto da slavina” o più simpaticamente come “Vecchio senza senno nel pallone più totale”.

A casa si fece una tazza di tè e mise gli sci nel portaombrelli. Rimasero lì fino alla sua morte.

Racconto di Francesco Fiero.

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