L’amore per una città, il diario di New York di Peter Kuper

Quanti modi ci sono per vivere una città? Dicono che il migliore sia abitarci almeno un anno per capire davvero lo spirito che si nasconde dietro dedali di strade e sinfonie di clacson. Io non sono sicuro che basti.
Dopo aver finito di leggere Diario di New York di Peter Kuper so che mi manca ancora moltissimo per comprendere New York, una città in cui ho vissuto e che ho vissuto per molto tempo.
La qualità del volume edito da Tenuè non ha bisogno di parole, è un gioiello nella carta, nella rilegatura e nella qualità delle stampe che si susseguono infinite e coloratissime. L’occhio si perde nelle illustrazioni e naviga fitto nelle pagine di fumetti che si incontrano in un gioco compositivo che racconta 40 anni di vita di una città. Le tavole, gli scritti e i fumetti non sono in ordine cronologico, ma raccontano la storia della Grande Mela vista attraverso gli occhi di un disegnatore che le ha dedicato buona parte della sua vita. I racconti del quotidiano e dello straordinario si mescolano e vanno a comporre un’immagine così complessa e poliedrica da lasciare senza parole.

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Tornando al concetto di fare conoscenza con una città, se chi mi sta leggendo è un fuorisede o ha fatto un periodo all’estero, saprà allora che conoscere un posto è come conoscere una persona: alti, bassi, traguardi e delusioni si susseguono senza un ordine preciso. L’impegno che rimane quando non trionfa la fuga, è dato da una prima impressione o da un sentimento che ci lega alla nostra nuova conoscenza geografica e che ci fa resistere. New York è proprio così, un’avventura senza sosta che può essere meravigliosa e terrificante quasi nello stesso momento e Kuper dipinge questa sensazione come solo un newyorkese saprebbe fare. Ci sono tavole che illustrano gli odori che si incontrano per strada e altre che raccontano in un’immagine le sensazioni primordiali legate a determinati luoghi, tutto circondato da vedute quasi impressionistiche che lasciano intuire le infinite possibilità nascoste nel fumo della metropoli. L’ultimo grande protagonista è il degrado urbano. Non lo si può ignorare perché fa parte del tessuto di NY quanto Times Square o l’Empire State Building. Quella di Kuper è una denuncia del reale mista ad un’indagine intima e personale. Ci sono storie individuali, l’origine di alcuni fenomeni, ma soprattutto l’immersione del cittadino in un ambiente che lo spaventa e contemporaneamente lo affascina.

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La commistione di microscopici dettagli e vedute sfocate rende questo volume una gioia per gli occhi e per la mente e sia che stiate cercando una nuova prospettiva sulla città che non muore mai, sia che desideriate ardentemente conoscerla, questo libro non vi deluderà.

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Riccardo Lichene

Quello che viaggia, lo storico e il fumettologo. Suono nel tempo libero, scrivo in quello che resta e quando non bastano le parole sfodero la macchina fotografica. Residenza attuale: via labirinti mentali.

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