Le luci dell’osservatorio astronomico

Sebbene la luce sia un elemento strettamente legato al Natale, ognuno ha una tradizione propria quando si tratta accendere le luminarie, le luci dell’albero o le luci da esterno arrotolate sui balconi. Mia madre, ad esempio, una donna che parte d’anticipo senza farsi prendere in contropiede dal tempo che corre, comincia ad accendere le prime luci addirittura a fine novembre. In Svezia sembra invece abbiano meno fretta e attendono Santa Lucia, con le sue processioni al lume di candela: ho sempre trovato ironico come il grande buio della notte artica venga affrontato solo grazie ad un umile lumicino. Meno fretta di tutti sembra infine avere Klaus, direttore (e unico dipendente fisso) di un piccolo osservatorio astronomico disperso tra le Alpi zurighesi.
Questo corpulento omone di quasi due metri vive in una minuscola baita attaccata all’osservatorio – praticamente un monolocale scarso, col letto a scomparsa nell’armadio – assieme al suo altrettanto enorme alano Wolfgang, uno degli esseri più docili e pigri del mondo, in questo non molto diverso dal padrone. I due si sono sempre bastati l’un l’altro, anche perché, a parte qualche rara visita del tecnico per tarare le apparecchiature dell’osservatorio e una signora sulla cinquantina che ritira i dati per l’università di Zurigo, nessuno mette mai piede sulla montagna di Klaus. E non diremmo il falso affermando che a lui va bene così.
Ebbene, la solitudine non ha certo imbarbarito quel gigante buono, che adora il Natale con la stessa rassicurante ingenuità di un bambino. Ma Klaus ha una tradizione tutta sua, alla quale tiene in maniera particolare: la data di accensione dell’illuminazione, che deve cadere rigorosamente il giorno del solstizio d’inverno, ovvero il 21 o 22 dicembre. Si tratta di un’abitudine sviluppata ai tempi della facoltà di Astronomia: lo ha sempre sorpreso che il Natale, forse il giorno più lieto e luminoso dell’anno, segua così da vicino il giorno più buio di tutti.
Così, una settimana circa prima del solstizio, Klaus spegne i macchinari e interrompe i rilevamenti, per cominciare ad addobbare con metri e metri di luci il gigantesco telescopio e l’esterno dell’osservatorio. Si tratta di un lavoro sfiancante, al freddo e col rischio di farsi un volo di diversi metri, se mette il piede nel posto sbagliato. Eppure ogni anno lo porta a termine sotto la supervisione attenta del pigro Wolfgang.
E quando finalmente arriva il solstizio d’inverno, Klaus preme l’interruttore e la cima apparentemente disabitata di quella montagna si illumina tanto da essere visibile di sera addirittura da Zurigo, o almeno così dicono. Allora il buon Klaus accarezza il suo Wolfgang e rientra in casa, si siede sulla poltrona con una tazza fumante di caffè, guardando compiaciuto le migliaia di luci che sfolgorano sul suo osservatorio, la sua casa. Gli ricordano la meravigliosa Via Lattea, che tante volte ha contemplato col suo telescopio, e sorride del fatto che almeno pochi giorni all’anno cielo e terra si assomiglino così tanto.

Foto di Camilla Albertini

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Nicolas Campagnoli

Quello che scrive (e pensa troppo). Studente di Lettere classiche, appassionato di matematica e di lingue improbabili, insaziabile lettore, amante degli aperitivi e filosofo da bar: chi avrebbe mai pensato che potesse scrivere per una rivista online?

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