Club del libro

Sono sposati, ma non l’uno con l’altra.

Natalino apre la porta e poi fa un passo indietro, per far entrare Elena prima. La camera d’albergo ha soffitto alto e quadrato, e il letto matrimoniale occupa gran parte della stanza. Sul letto c’è trapunta color crema. Tende pesanti incorniciano la finestra; oscurano la vista. Il tappeto è spesso e color cacao. La stanza è piccola e senza aria. Non hanno bagagli.

Elena, entrata nella stanza, si ferma vicino al letto. Ha circa trent’anni ed è magra, con lunghi capelli castani. Sta in piedi di fronte a lui, guardando in basso. Non l’ha mai fatto prima. Conosce a malapena quest’uomo, e questo è un terribile errore. Ha commesso un terribile errore a venire in questa stanza senz’aria con qualcuno che non è suo marito. Sta immobile, in attesa.

Natalino entra a sua volta. Nemmeno lui ha mai fatto questo prima. Non è mai stato così audace e crudo da affittare una camera d’albergo all’ora di pranzo. Gli era capitato qualche incontro, ma sempre fuori città, in macchina, con donne del mestiere. Quelli erano stati incontri brevi e distanti. Ma questo di oggi è nella sua città, a pochi isolati dal suo appartamento, con una donna, sposata.

Aveva avuto un’intuizione, da qualche parte nella sua mente, che gli aveva fatto capire, in quella libreria, che il matrimonio di lei era in crisi: lei non si sentiva apprezzata, lo si capiva da come cercava i libri. Molti in libreria sono così ritualizzati e impersonali, sembra quasi che lo vivano come un’obbligo. Lei no. Per lei essere in quella libreria era una ragione di vita. Forse l’unica. Una giovane donna amante della lettura, imprigionata da un marito che solo sapeva grugnire davanti ad una partita con la mano nei pantaloni. Dare il colpo di grazia al matrimonio? Liberarla da quell’uomo che non si interessava alle passioni e sentimenti di lei? Questo è sconsiderato, indifendibile, e Natalino, in realtà, lo sta facendo in nome della lussuria, la quale però è, in questo momento, stranamente assente. Natalino si chiede se venire qui sia stato un errore.

Lui non riesce a staccare gli occhi da lei. È piccola e leggera, con una raffinata cascata di capelli che le scorre lungo la schiena. La testa di lei è piegata, continua a guardare a terra.
Sta aspettando il peggio. È vergognoso, è straziante, che lei sia diventata parte di questo, per il semplice fatto di non sentirsi apprezzata. E se fosse vista da qualcuno che conosce? Cosa ci fa qui all’ora di pranzo, con un uomo che conosce a malapena? Lei non può guardarlo. Riesce a sentire la sua presenza. È molto più alto e più forte di lei. È obbligata ad andare avanti con questo, dal momento che ha accettato di venire. Sembra un’esecuzione. Lei teme il suo tocco.

“Ah, mi sono permesso di comprare il libro che stavi guardando quel giorno in libreria. Ecco, è per te. È molto interessante, parla di u…”

Illustrazione di Rebecca Breda

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Andrea Predieri

Andrea Predieri: quello che ascolta. Musica, chiacchiere, ma raramente se stesso. Anagraficamente classe 1993, nel cuore 1850. Studia giurisprudenza ed è un curioso patologico. Questo lo porta a vivere in un susseguirsi di sogni in cambiamento.

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