La carpa gigante

Ormai se ne parlava da ore. Si era sparsa la voce quella notte, durante i preparativi. Pietro si era portato dietro un pesce da quaranta, forse cinquanta chili. Una carpa in odore di santità. Te lo dico io, quello ci fa sfigurare tutti, dovevi vedere come si fregava le mani.
Era una mattina di dicembre e i bancali del mercato cominciavano a popolarsi di ogni ben di Dio. Sì, ma tanto vedi te che ora arriva Pietro e ‘sta roba non se la guarda nessuno. E Pietro, alla fine, arrivò.
Si fece largo tra i bancali guardando di sottecchi tutti. Trascinava questo carretto che pareva pesantissimo, con su casse e cassette puzzolenti e poi questo cassone di polistirolo enorme. E mentre camminava si era creato uno spartiacque. Roba che nemmeno Mosè.
“Allora Pietro, facci vedere ‘sta carpa, tanto lo sappiamo, è lì dènter, no?” Era Tonino, il pescivendolo più esperto del mercato. “Ches chi ha la fortuna del principiante. Ma finché non la vedo!” Non può essere lì dentro.
Il bancale era pronto e al ghiaccio bello disteso mancava solo il suo ospite d’onore. Ed ecco che la tira fuori. Va’, una bestia! Era davvero lì dentro. Vàca se l’è gròss. Occupava tra un po’ tutto il tavolo. Bene, ora fuori tutto il resto, che questa carpa servirà a vendere gli altri pescetti che ho pescato, si diceva sorridendo Pietro.
Ridi, ridi Pietro! Che una fortuna così non ti ricapita più! E intanto Alfredo scaldava i suoi arrosticini.
I primi audaci clienti, a sfidare la brezza mattutina, si paravano all’orizzonte. E indovinate? In tempo zero si assieparono davanti al bancale di Pietro. T’è vist? Quello ci manda in desgrâsia.
“A quanto lo vende?”, domandò subito un cliente. E Pietro ebbe un attimo di esitazione.
“Non è in vendita… per il momento.” Se lo vendo già adesso è bella che finita. “Ma se vuole ho questi altri bei pescetti per lei! Sono freschi freschi, sa?”
“Ah sì… Magari torno dopo.” E se ne andò a guardare gli altri bancali.
E gli altri clienti? Avevano sentito. Uno si fregava il mento guardandosi intorno, un altro guardava l’ora. Fatto sta che tutti, chi con discrezione, chi meno, si avviarono verso altri bancali. “Venga qui dal Tonino, c’è della roba da lecàss i barbìs, ho uno scorfano oggi che vincerebbe un concorso di bellezza!”, e intanto partivano le prime risatine. Alfredo cercava di camuffarle con dei colpetti di tosse per il fumo degli arrosti.
Un altro capannello di clienti. “Varda che pesce! È una carpa vero? Ci si mangia per giorni, ma che, settimane! Certo è un bel trofeo eh. A quanto la fa? Ah, ho capito. No, a me interessava lei, mica i pescetti!”
E non si sa come, i pescetti sul bancale del Tonino andavano bene. Eh sì, perché non c’era mica la carpa gigante a svilirli. A Pietro corse un brivido lungo la schiena, come un presentimento. Guardò l’occhio fisso della sua carpa e gli venne un nodo allo stomaco così, all’improvviso.
Le ore passavano, e quanti clienti si erano affacciati al bancale di Pietro! Per curiosità, per gola, per stupore. Ma nemmeno uno aveva comprato. Forse dovrei venderla al prossimo che me lo chiede. In fondo è qui per essere venduta. Ma quella carpa gigante era un orgoglio, tutti quei complimenti e quelle lodi stordivano Pietro, che imperterrito continuava a dire “la carpa non è in vendita, mi dispiace”. “A noi non dispiace mica”, e Tonino e gli altri ridacchiavano.
Così, arrivarono le cinque del pomeriggio. Il sole era ormai un lumicino, e gli ultimi sparuti clienti se ne tornavano a casa infreddoliti e carichi di sacchetti. E Pietro, con gli occhi sbarrati, aveva ancora tutto sul bancale. Carpa maledetta.
“Uè Pietro, va’ che c’hai gli occhi lessi come il tuo pèss! Dai, scherzo. Senti, te la compro io la carpa, che me la mangio con la dôna e il fiulèt.” Tonino aspettava una risposta. Pietro, che ormai doveva sbaraccare, si lasciò convincere.
“Va bene Pietro, ti do dieci euro.”
“Dieci euro?”
“Di più non posso, e poi chi viene a comprartela ora, aspetta ancora un po’ che va pure a male.”
Ma Pietro non poteva. Io a Tonino non ce la do. “Côntent tò, buon appetito”, e Tonino se ne andò con la sua risata acuta. Buon appetito sì, come a sfottere. Perché a Pietro nemmeno piaceva, il pesce.
Il sole era ormai tramontato quando Pietro finì di sbaraccare. Cominciò a tirarsi dietro il carrettino,  con su quella gran cassa di polistirolo, e dentro ancora lei, la carpa gigante, forse non più in odore di santità.

Stasera comincio a mangiar pesce.

 

Racconto di Francesco Fiero
Foto di Camilla Albertini

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