Non è facile

Zeno ruotò la testa in tutte le direzioni possibili con il cuore a mille: cercava, nella massa di gente che riempiva il mercato domenicale, la zazzera biondiccia di un bambino, che aveva avuto sott’occhio fino a pochi secondi prima.
“Tommaso!”, urlarono i suoi rochi polmoni. Un donnone che vendeva frutta di fianco a lui si prese un colpo, ma il vecchio non se ne curò: dove diavolo era finito suo nipote?
Si pulì le mani nel grembiule sudicio e poi lo gettò dietro il proprio banco di formaggi. Digrignò i denti al pensiero di dover lasciare incustodite decine di preziose forme di taleggio… ma c’erano delle priorità.

Si mise a percorrere il mercato sguazzando in quella folla indolente: “Tommaso! Tommaso!”. Si beccò un gomito nel fianco, proprio all’altezza della cicatrice dell’intervento: lo restituì con gli interessi – anche se, purtroppo, allo sconosciuto sbagliato; ma non c’era tempo per curarsi delle sottigliezze.
Si diresse alla vetrina dei vasetti di miele: la prima volta che erano venuti al mercato insieme, Tommaso ci aveva attaccato il naso fino a far protestare il pacato apicoltore – disposto a sopportare sciami di insetti agguerriti, ma non quel piccolo bipede che lasciava ditate sulla sua vetrina.

Non era lì! Dov’era quel marmocchio? Quante volte! Quante volte gli aveva detto: Tommaso, se il nonno si allontana tu stai fermo e non parlare con gli sconosciuti! E non mangiare i formaggi dal bancone!

Finalmente intravide quel cespo di capelli biondi davanti a un banco di ortaggi e verdure e lo raggiunse a grandi falcate, ribollendo come una pignatta.
Tommaso era chino a osservare una zucca tagliata in quarti e abbandonata su della cartaccia umida, in mezzo a un esercito di zucchine e cetrioli.
“Tommaso! Ma hai le orecchie o no?! Mi hai fatto venire un infarto!”
Il bimbo alzò la testa. Negli occhietti curiosi si leggeva un fremito pensieroso, e non un briciolo di attenzione per le parole di Zeno.
Il vecchio vide nelle sue piccole manine un paio di semi masticati e sputati. Ingoiò un paio di colorite bestemmie.
“Ma cosa combini!”
“Volevo sentire se erano salati…”
“Ma ti sei bevuto il cervello?!”
“Ma tu mi dici sempre che il sale… nella zucca…”
Il pensiero di Zeno continuò a trascinare diversi Santi giù in terra, ma cercò di trattenere la voce e le mani frementi. Alzò lo sguardo sulla giovane fruttivendola, attirata dal trambusto che stavano facendo: “Mi scusi, mio nipote…”
“Oh, buongiorno! Ma no, no… non si preoccupi.”

Solo allora Zeno la riconobbe.
Era la madre di un’amica di Emma. Ricordava bene come entrambe gli si erano avvicinate, al funerale di sua figlia, con occhi traboccanti di pianto.
Erano già passati tre anni da quando Emma era morta e Tommaso era stato affidato alle cure dei nonni.

“Non è facile, eh?”, continuò lei.
Zeno rimase in silenzio a osservare il sorriso da ranocchia che gli rivolgeva la donna, tutto intriso di ebete pietà; guardò poi suo nipote, tutto dedito a cercarsi qualcosa nel naso. Aveva le dita ancora sporche di filamenti di zucca.
Lo prese per la spalla, accogliendolo sotto la propria ala. “Andiamo, zuccone.”

Foto di Camilla Albertini.

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Anna Rusconi

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