Giorno di mercato

Alla signora Maria era sempre piaciuto il mercato. All’alba sentiva i furgoni arrivare e le bancarelle venir montate, le strida dell’acciaio dei tendoni, il profumo del pollo che iniziava a scaldarsi e a spargersi per il quartiere, le note più sottili e persistenti del pesce che le penetravano fino in camera, mentre ancora stava a letto e aspettava tranquilla che la luce venisse ad avvisarla che era sorto il giorno. Solo allora si alzava pian piano, metteva le pattine ai piedi e pattinava fino al tinello. Faceva colazione con calma, la stessa da ottantacinque anni, una tazza di latte con una fetta di pane ammollato dentro. Non mancava mai di farla tornare bambina in una Milano fatta di nebbia e rare macchine, in cui sua madre la tirava giù dal letto e l’odore del latte tiepido la guidava fino alla cucina con il vecchio tavolo, suo padre che leggeva il giornale già vestito per il lavoro, la moglie ancora in vestaglia con i bigodini.

Poi faceva la toeletta, indossava il vestito buono, ora un po’ liso dal tempo e dall’uso, e controllava che non ci fossero capelli sul paltò. Quando ormai il sole si era levato del tutto e la strada ronzava di brusii e attività usciva di casa col passo lento e preciso degli anziani. La via la accoglieva davanti al portone con un muro di suoni e odori che non mancava mai di rallegrarla: si avviava con gli occhi vivaci in mezzo alle urla dei venditori di fritti e dei fruttivendoli, alla gimcana di signore frettolose con i bambini al seguito e di compagne di vecchiaia con cui si scambiava cenni di saluto.

Il mercato era sempre lo stesso, rimuginava la signora Maria, certe cose non cambiano mai. Anche se non era mai andata all’estero, era sicura che anche negli altri stati fosse uguale, con gli stessi rumori, i bambini scalmanati, i venditori rumorosi. Certo, qualche piccola diversità si vedeva, nelle merci esposte e nei visi dei commercianti. Se sua madre avesse visto la quantità di arabi e famiglie dell’est in piedi dietro i banchi avrebbe storto il naso (tutti questi stranieri, dove andremo a finire!). Ma alla signora Maria piacevano, le donne lavoravano duro, e gli uomini avevano occhi attenti e la stessa voce forte di tutti gli altri. Era gente, quella, che si guadagnava il pane alla vecchia maniera, con la sveglia all’alba e una vita di duro lavoro e sacrifici. In un certo senso tutti quegli stranieri le ricordavano la vecchia Milano che aveva conosciuto: gente semplice, gentile, che notava spesso il suo carrellino vuoto e la sua testa grigia. Persone orgogliose, che non si abbassavano di certo a chiedere le elemosina. Conoscevano il valore della solidarietà, e l’asprezza del bisogno. Ma le apparenze vanno sempre mantenute, perché sbracarsi non sta mai bene. Ecco perché il fruttivendolo all’angolo tutte le settimane, alla fine del mercato le regalava un po’ della frutta avanzata, e il pollivendolo ucraino le passava un sacchettino con qualche ala di pollo.

Tutti i sabati la signora Maria contava il poco denaro che oculatamente gestiva e si avviava con passo quieto a comprare le sue patate e il pesce settimanale da dividere in piccole parti da surgelare. E se qualcuno aveva notato un’anziana linda e compunta chinarsi a raccogliere un cespo di insalata e qualche pomodoro meno ammaccato degli altri da un mucchio di scarti, nessuno ne aveva fatto parola. Ma ecco che la signora ucraina le metteva in mano un sacchetto ancora caldo e bello unto e il fruttivendolo le regalava dell’uva e i mandarini per cui stravedeva “perché tanto avanzano, signora Maria, e sennò poi vanno a male”. E con il passo lento di chi non può più correre (ma tanto non ha fretta, di fare che, poi?), la signora Maria si inoltrava nella selva di grida e sottane, carrellini e carrozzine, pensando che poi, in fondo, tutto il mondo è paese per certe cose, e la sua Milano nonostante i grattacieli e i fiumi di macchine e i ragazzini vestiti come dei matti attaccati ai loro aggeggi fantascientifici non era poi così cambiata. C’era qualcosa, nello sguardo attento dei commercianti al mercato, che capiva il suo bisogno e non la umiliava. Lei la chiamava solidarietà. Ma si sa, il buon Dio aiuta sempre chi ha bisogno.

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Claudia Campana

2 risposte a "Giorno di mercato"

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