Parassitismo

Fu un’ottima partita, quella ricevuta da Shavo e i suoi fratelli quel giorno, un carico vario e abbondante; Serj, il maggiore dei tre, si leccava i baffi dalla contentezza. I banchi del mercato loro concorrenti sicuramente quella settimana non avrebbero venduto altrettanto. C’era di tutto: mele, cachi, frutta secca, spezie esotiche, formaggi da caseifici ricercati e uova che parevano perle. Daron, mentre guardava il pesce, chiese se per caso non ci fosse stato un errore alla consegna: “Di solito tonni così belli arrivano direttamente solo ai ristoranti migliori della città, chiediamo per sicurezza, prima che ci accusino di essere dei ladri!”. Ma Daron era sempre stato visto come il fratello più ingenuo, da ascoltare solo per sorridergli, e la sete di profitto degli altri due era troppa per curarsi di dubbi come questo.
Così l’indomani i tre fratelli Dolmayan esposero tutto quel ben di Dio. Ovviamente non ebbero problemi a vendere i loro prodotti quel giorno, neanche avevano bisogno di urlare, per attirare l’attenzione di vecchiette e studenti squattrinati. Fu abbastanza facile pure gestire tutta quella ressa solo in tre, erano comunque esperti mercanti armeni. Provavano solo un po’ di imbarazzo quando veniva loro chiesto: “Ma cosa sono quei molluschi rosso corallo che avete lì?”
“Eh signora, sono una novità, una vera prelibatezza. Ce li ha consegnati ieri un nostro amico pescatore, glieli consigliamo!”
“Ma come si cucinano?”
“Come più le aggradano i molluschi!” rispose ammiccante Serj. D’altronde, che ne sapeva lui. Mai visti, non sapeva come si chiamavano. Quella mattina li prezzarono a caso, un po’ altini, sfruttando il loro color gioiello e il fatto che parevano essere una rarità.
Conclusa la giornata i tre fratelli erano molto soddisfatti, e decisamente arricchiti. Shavo e Serj, furbescamente, ebbri del risultato della giornata, lasciarono Daron a mettere in ordine: avevano qualcuno da vedere e qualcosa da festeggiare entrambi. Il minore dei tre non disse nulla. Era troppo buono o stupido per lamentarsi. Inoltre, dopo una giornata così caotica, gli piaceva stare solo, nella pace del mercato vuoto e buio.
E fu proprio in quella pace che successe qualcosa.
Durante la giornata Daron si era occupato del lato sinistro del banco dei fratelli Dolmayan, quello adibito alla frutta, quindi si era trovato lontano dai molluschi misteriosi. Quando stava rimettendo a posto la cassetta, incuriosito come i clienti, si avvicinò ad annusarli. Era il più ingenuo, ma non per questo il meno curioso e, pure, onesto. Con la faccia praticamente dentro la cassette, gli occhi chiusi per immagazzinare meglio i sentori, sentì come un tentacolo viscido, una frusta gelatinosa, pungerlo in fondo alla narice sinistra.
Spaventato, ma solo, Daron, fedele al suo carattere remissivo, finì di mettere in ordine e se ne tornò a casa. Per svariati giorni a seguire si sentiva sia stanco che pieno di forza. Mai fece parola ai fratelli dello strano attacco del mollusco. D’altra parte sembrava non aver portato con sé sintomi particolari, se non una strana voglia di stare in posti umidi.

Più il tempo passava, più la passione di Daron per il buio e l’umidità notturna aumentava. E in quelle notti aumentava sempre di più il lui la convinzione che gli altri due fratelli si approfittassero della sua ingenua bontà.

sono dei parassiti.

Una notte, a Daron venne un’idea: perché non servire ai clienti una zuppa calda durante il loro giro al mercato? Quando ebbe finito di sistemare, come al solito, le cassette, si mise all’opera. Non capiva, o meglio, non si curava del perché i fumi della preparazione fossero così afrodisiaci. Forse era solo un’ottima ricetta, odorata da un uomo stanco, alle cinque del mattino; ma, mentre mescolava, vi era un viscerale protendersi alla riproduzione in lui.

Gustando la zuppa in quella giornata invernale, né Serj, né Shavo, né vecchiette o gli studenti capirono. Quei molluschi oltre che rari erano buoni, ma se si esagerava nelle preparazioni il loro sapore tendeva a perdersi tra gli ingredienti.

foto di Camilla Albertini

 

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Andrea Predieri

Andrea Predieri: quello che ascolta. Musica, chiacchiere, ma raramente se stesso. Anagraficamente classe 1993, nel cuore 1850. Studia giurisprudenza ed è un curioso patologico. Questo lo porta a vivere in un susseguirsi di sogni in cambiamento.

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