Era il día de los muertos

Era il día de los muertos.

Fernando aveva nel corso degli anni creato un piccolo impero in zona Porta Genova.
Passo dopo passo, con molta calma, era riuscito ad aprire un ristorante di prelibatezze messicane, due alimentari e anche una tabaccheria. Niente male per un uomo che aveva messo incinta la bella Mabel e poi dopo qualche mese era scomparso. L’amava, eccome se l’amava, ma amava anche la libertà, e dopo mesi costretto nella stessa casa con la stessa donna aveva deciso di andarsene.
Nemmeno un biglietto. Mabel si era svegliata una mattina e si era trovata sola. Sua madre non si era stupita; era successo anche a lei molti anni prima.
Gli uomini sono fatti così e se tornerà sarà per soldi.
Per questo motivo Mabel aveva cresciuto sua figlia con l’aiuto della madre, e da quel momento non aveva avuto altro se non storielle di poco conto, molto intense e poco importanti.
Fernando ricordava Mabel con grande nostalgia, la sua Mabelita, la sua ragazzina. Ma non soffriva per la sua assenza, anzi: trovava gusto nell’idealizzarla e immaginarla ancora a Mérida, con il loro figlio o la loro figlia. Il vestito di Mabel aderente sul corpo morbido.
Mabelita…
Mentre Fernando metteva a posto i nuovi arrivi di pasta e di tè freddo vide una ragazza affacciata alla sua vetrina. Una ragazza dalla carnagione olivastra, corpo morbido e sensuale. Un forte ricordo gli tornò alla memoria, si fermò in mezzo al negozio a guardare quella ragazza.
Mabelita? Sussurrò fra sé e sé, si asciugò le mani sudate al grembiule e continuò a fissare la ragazza. Il tempo si era fermato, e un cliente lì al bancone aveva iniziato ad infastidirsi. “Allora me lo fa questo panino con la coppa, sì o no?” Fernando zittì il cliente ed uscì dal negozio, ma la ragazza se n’era già andata. Guardò da entrambi i lati del marciapiede ma niente, era scomparsa.

Era il día de los muertos. Che Mabel fosse andata a portare un ultimo saluto? Fernando non se lo spiegò mai, e dopo un po’ non ci pensò più. La vita a Milano continuava frenetica e produttiva come al solito; magari un giorno avrebbe fatto ritorno a Mérida, ma non era ancora il momento.

 

Foto di Camilla Albertini.

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Valeria Pagani

Quella che fa cose. Nata a Milano nel 1995, vive e lavora tra le Colonne di San Lorenzo e Festa del Perdono. Ama il teatro e avere sotto controllo tutto (non sempre ci riesce).

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