Лайка

Seppure strana, la notizia del cane “saltatore di palazzi”, trovato morto in seguito a una caduta dal tetto di un edificio di Mosca, non fu riportata dai giornali. D’altronde era il 3 Novembre 1957, e tutta l’industria dei media non faceva altro che parlare di Laika, la cagnolina imbarcata a bordo dello Sputnik 2 e lanciata nello spazio.

***

Meno 5

L’oblò punta verso una palla luminosa. Chissà se è buona. Se è morbida o dura.

Meno 4

Era piccola la mia gabbia, però ci stavo bene. Ero affezionata alla mia scatola. Pure lei aveva un buco tondo, un oblò. Mi ci mettevo dentro e guardavo cosa accadeva fuori.
L’uomo con i baffi un giorno mi prese, mi infilò una tuta e mi portò in questa nuova scatola con il suo oblò: molto più grande, fredda, di ferro.

Meno 3

Dov’è la mia pallina?

Meno 2

Ho bisogno di affondarci i denti.

Meno 1

 

“Ti ho vista nella scatola, ricciolina. Ti raggiungerò.”

0

***

Sono nata in Russia nel 1954. Eravamo quattro fratelli. Gli altri tre era più scuri di pelo. Io ero l’unica chiara: mi si riconosceva subito con i miei ricciolini biondi, sia durante la poppata che quando la mamma ci portava a spasso. Per questo la mamma mi aveva chiamata Kudrjavka, la sua ricciolina. Ma in Russia abitano molti umani, e, per quanto la mamma fosse attenta e io riconoscibile con i miei ciuffetti di pelo chiari, mi sono persa in una foresta di gambe. La mamma non fece in tempo a girarsi che un furgone mi stava già portando via.
Mi hanno fatto molti test. Per tre anni è stato un continuo correre su un tappetino con delle ventose attaccate al corpo e un entrare in marchingegni che emettevano onde che mi davano fastidio. Gli umani guardavano sempre i loro marchingegni e molte fotografie di ossa, ma mai che me ne dessero da sgranocchiare.
Io abbaio, ma sono piccolina, e gli umani non si spaventano. Io invece sono terrorizzata. Inoltre i marchingegni mi fanno venire la nausea, sono stanca, anche se non esco mai. Mi spostano spesso, ma non annuso un ciuffo d’erba da tre anni ormai. Per tranquillizzarmi mi dicono che sono brava, che diventerò un’eroina della nazione, sarò il primo cane a raggiungere le stelle, già adesso tutti parlano di me. Chissà se uno degli aggeggi di questi umani ha a che fare con quella scatola che fa luce e rumori. Lì ci sono tante immagini. Se sono famosa, magari la mamma riesce a vedermi da una di quelle che sono nelle vetrine dei negozi davanti a cui passeggiavamo. Solo che, quando ci sono le immagini belle, a noi cani piace metterci in piedi e grattare il vetro. Se una cosa ci piace vogliamo sentirne l’odore, ma quelle scatole sanno solo di plastica: proviamo a grattare per vedere se qualche odorino esce fuori, ma quando facciamo così arriva sempre un umano grande e grosso che ci picchia con la scopa.

La mia mamma è la più buona che c’è. Se sa che io andrò sulle stelle, ruberà un libro agli umani; studierà le stelle e salterà dal palazzo più alto della Russia per venire con me.

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Andrea Predieri

Andrea Predieri: quello che ascolta. Musica, chiacchiere, ma raramente se stesso. Anagraficamente classe 1993, nel cuore 1850. Studia giurisprudenza ed è un curioso patologico. Questo lo porta a vivere in un susseguirsi di sogni in cambiamento.

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