Caro Germano

Caro Germano, come stai?

Oggi stavo passando davanti alla finestra e mi è scivolato l’occhio fuori, come d’abitudine. La solita distratta, come mi dici sempre: non sono in grado di fare una singola cosa senza che la fantasia sposti la mia attenzione altrove. Eppure, oggi la mia distrazione ha pagato. Come avrai visto dalla polaroid che ti ho inviato l’altro ieri, qui nevica tantissimo. Dopo un autunno insolitamente caldo il tempo si sta rimettendo in pari, finalmente. Sai quanto mi piace la neve, crea un’atmosfera proprio speciale. Prima di Natale, però, perché dopo per un bel po’ non ci sono vacanze per godersela, e quindi tutta la magia si trasforma in piedi bagnati e viaggi della speranza per arrivare in ritardo al lavoro. Ma sto divagando.

Come ti dicevo, ho guardato verso quella ridicolissima bilancia che mi hai appeso fuori dalla finestra, “così ci si posano gli uccellini”. Altro che uccellini, mio caro, sempre e solo  piccioni! I volatili più stupidi sulla faccia della terra. Ormai li vedo così spesso, che mi guardano con i loro occhi perplessi attraverso il vetro, che mi stanno quasi simpatici. Quasi, bada bene; inoltre ormai mi sono abituata alla sensazione di essere osservata e ho ripreso a girare in mutande senza vergognarmi di una massa di piccioni.
Be’, insomma, guardo fuori e c’è qualcosa di diverso sulla bilancia. All’inizio non ho capito bene cosa fosse, perché invece di ficcanasare in casa mia come i suoi colleghi, questo stava voltato verso l’esterno dandomi le terga tutto tranquillo. Non so cosa sia peggio, sinceramente: se vedere una parata di becchi o di sederi di volatili vari. Ma questo era carino, tutto tondo e piumoso, con il manto dei toni del grigio e del bianco che quasi si mimetizzavano con la neve. Però a sentirmi muovere si è voltato e non ci crederai mai, era un pettirosso!

Ti ricordi di quello che abbiamo salvato l’anno scorso, che era caduto dal nido? Aveva una ferita sul capino e noi eravamo terrorizzati che morisse, povero piccolo. Ci siamo stressati un sacco cercando di curarlo e di non farlo morire di paura. È per quello che hai messo la bilancia alla mia finestra, per permettergli di spiccare il volo e di tornare a trovarci. Non è mai tornato, però. Ci siamo chiesti così tante volte se stesse bene… Il pettirosso di oggi invece era bello cicciotto e sembrava stare benissimo. E, stranamente, non è volato via quando mi sono avvicinata alla finestra. Ci siamo fissati per un po’ e poi, sempre con andatura da lumaca per non spaventarlo, sono andata al bancone per prendergli del pane. Forse dovremmo mettere qualcosa sulla bilancia per diminuire la superficie: così da dissuadere i piccioni e invitare gli uccellini più piccini (che, diciamocelo, sono molto più carini). Insomma, gli do un po’ di pane e poi rimango ad osservarlo. Quello frulla un po’ in giro, e poi si rannicchia tutto quando arriva una raffica di vento e neve. Ed è allora che l’ho visto, Germano, e non potrai crederci, stai pronto: sulla testolina, quando le piume si sono alzate per via del vento, c’era una cicatrice! Ero così felice che gli ho lasciato sul davanzale una pagnotta grande tre volte lui (dovrò stare attenta che non se la prendano i piccioni), ma ecco, avevi ragione tu. Il nostro pettirosso sta bene ed è tornato a trovarci, sono sicura sia lui!

Non vedo l’ora che torni a casa, così potrai vederlo anche tu. E lì? Tutto bene? Il convegno? Aspetto di riabbracciarti settimana prossima. Pensavo di prepararti il risotto zucca e pancetta, e la torta di carote come dolce. Va bene? Intanto, un abbraccio da me e dal nostro piccolo amico.

Sempre tua, e con tanto amore,

Fulvia

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Claudia Campana

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