Il primo amore tra i banchi di scuola

Sono passati quasi dieci anni dal mio primo giorno di liceo. Uno dei primi ricordi che conservo, e forse il più caro, riguarda il giorno in cui il professor B., l’insegnante di latino e greco, ci assegnò la nostra prima versione di greco. Bastava l’austerità della parola “versione” ad elevare l’esercizio della traduzione ben al di sopra di un banale “compito a casa”: sentivo che si trattava di una faccenda seria, da non prendere sotto gamba.

Ricordo di essermi seduto alla scrivania, col pesante dizionario accanto – il buon Rocci, compagno tuttora inseparabile delle mie traduzioni -, a fissare il testo greco con timorosa reverenza, iniziando a cercare i verbi, come il professor B. ci aveva consigliato di fare. Di ogni parola controllavo ossessivamente il significato, più e più volte, per paura di fare uno sgarbo a quella lingua veneranda e terribile: mi sembrava di avere a che fare con una bestia selvatica, che dovevo cercare di ammansire e addomesticare con prudenza.  Col tempo, la diffidenza che provavo si tramutò in simpatia, poi in complicità, tenerezza e alla fine in amore. Quel pomeriggio di ottobre di dieci anni fa non immaginai minimamente che di quella lingua dall’alfabeto strano avrei fatto la mia vita. Non a caso, delle decine e decine di versioni tradotte al ginnasio, di nessuna conservo più viva memoria di quella: Teseo salpava da Atene alla volta di Creta e, durante la navigazione, incontrava una tempesta.

Il greco fu così il primo grande amore della mia vita e di certo il più duraturo. Di questo non posso che ringraziare il professor B.: purtroppo rimase con noi un solo anno, eppure lo ricordo tuttora come una delle persone che maggiormente mi ha segnato. Non credo che, mentre spiegava la prima declinazione ad una classe come tante altre, fosse consapevole dell’impatto che stava avendo, anche se con ogni probabilità lo desiderava.
Sono convinto che quel che sono oggi sia la somma degli insegnamenti di molti valenti maestri, scolastici e non, ma se ogni giorno, davanti a un testo greco o latino, provo la stessa ingenua gioia di quel pomeriggio di ottobre di dieci anni fa, questo lo devo solo al professor B.

[Immagine in evidenza: Giuseppe Luongo, Ricordi di scuola]

Annunci
Nicolas Campagnoli

Quello che scrive (e pensa troppo). Studente di Lettere classiche, appassionato di matematica e di lingue improbabili, insaziabile lettore, amante degli aperitivi e filosofo da bar: chi avrebbe mai pensato che potesse scrivere per una rivista online?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...