Il colloquio

Forse presentarmi a questo colloquio non è stata la scelta migliore, soprattutto di questi tempi.
Forse dovrei andarmene, anche se alzarmi così, di punto in bianco… no, non posso, ormai sono qui.
Devo stare tranquilla, non devo avere paura, andrà tutto bene, andrà tutto bene, Sara.
Speriamo non mi scopra.
“Lei, signorina, ha avuto altre esperienze di lavoro?”
Le ho avute, eccome, ma meglio non dirgliele, meglio di no, almeno non stavolta.
“No, questo sarebbe il primo lavoro.”
Lui mi guarda negli occhi, guarda i miei capelli e mi guarda i lineamenti, mi fa una scansione di tutta la faccia.
“Lei è per caso del sud? Ha la pelle un po’ olivastra.”
Non so come rispondere, forse dovrei mentire, forse è meglio non rispondere.
Speriamo non mi scopra.
“Scusi se l’ho messa in imbarazzo, era solo curiosità, sa, anche mia moglie ha la carnagione come la sua…”
Speriamo non mi scopra.
“Bene, una terrona in meno!”
Scoppia a ridere e mi guarda: “Su, sorrida, era una battuta!”
Sorrido, in maniera forzata, ma sorrido; lui riprende soddisfatto a guardare il mio curriculum.
“Un po’ scarno come curriculum…”
Aspetto un attimo e poi rispondo che è la mia prima esperienza di lavoro, e che non ho avuto la possibilità di aggiungere altre cose, perché non ho fatto molto altro se non studiare.
“Certo certo, poi è importante dare possibilità a voi giovani, di questi tempi, non vorrei essere nei vostri panni: con tutti gli immigrati clandestini che vi rubano il lavoro! Per fortuna che c’è gente come me… Infatti voglio aiutarla, signorina.”
Sorrido, questa volta per davvero, anche se temo che se ne accorga da un momento all’altro.
Potrebbe essere questione di un attimo: un mio gesto, una mia vocale pronunciata male e potrei non mettere mai più piede in quest’azienda.
Potrei essere mandata via a calci.
“Va bene, dalla settimana prossima, dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 17, puntuale!”
“Certo, non si preoccupi.”
Gli stringo la mano e lo guardo negli occhi, non troppo intensamente e poi distolgo lo sguardo, sorrido e mi dileguo velocemente, perché non rifletta troppo sui miei lineamenti, sulla mia pelle olivastra, perché non capisca che sono sinti.

Esco, mi viene da piangere. Finalmente ho un lavoro, finalmente anch’io ho un lavoro.

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Valeria Pagani

Quella che fa cose. Nata a Milano nel 1995, vive e lavora tra le Colonne di San Lorenzo e Festa del Perdono. Ama il teatro e avere sotto controllo tutto (non sempre ci riesce).

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