La morte vale solo se per oro o amore: “Gold, Love, Death” di Nicolò Orlandini

Gold Love Death nasce da un’esigenza, quella di raccontare una storia che sia capace di “dare da pensare” al lettore; una storia che lo faccia riflettere sui paradossi dell’uomo in quanto membro di una società e sulla società stessa. Perché in realtà, il protagonista di Gold Love Death non è l’Alchimista, Nora, lo sceriffo o il prete, ma bensì il contesto in cui essi si muovono, più o meno razionalmente. Perché la società rappresentata è un “organismo vivente”, dinamico, capace di dominare gli uomini vincolandoli alle sue regole. Non si può sfuggire ai suoi meccanismi, se ne può solo essere dominati. Il secondo protagonista per ordine di importanza è invece l’uomo, nella sua accezione generica. Gold Love Death cerca mettere a nudo i suoi paradossi delle sue invenzioni più importanti: i sentimenti, in primis l’amore e l’ambizione. Questa è la struttura “portante” del libro, su cui è stata costruita una storia a metà tra il thriller ed il western, ricca di intrecci, rapine e colpi di scena.

Introduzione dell’autore

 

  1. Gold

«Avidità? Ma non scherzare. Di tutto l’oro rubato negli anni ne ho utilizzato solo una minima parte. Io non combatto per l’oro in sé per sé, ma per ciò che esso rappresenta: potere, rispetto, gloria e forza.
Nella mia vita non ho scambiato mai nemmeno un briciolo d’oro con del denaro.

Non voglio essere ricco, non voglio vivere in un castello, voglio solo accumulare oro per saziare la brama di sfida della mia anima e per ricongiungermi ad esso.

Siete stolti se pensate che noi Cacciatori d’ambra siamo diventati ciò che la storia ricorderà per sempre, solo per ottenere superficiale ricchezza.

Il nostro scopo era molto più profondo, volevamo solo riprenderci ciò che era nostro di diritto, ciò che era come noi, parte integrante di noi, solo sotto forma diversa, ovvero metallo prezioso.

Noi e l’oro eravamo semplicemente diverse rappresentazioni della stessa cosa».

 

  1. Love

«Sai mio caro Wilson, io credo, ho sempre creduto che noi quando nasciamo siamo soli. Stretti dalla morsa del destino a proseguire in una direzione già prefissata, come fossimo linee su un piano, vicini ad altre linee. Più esse sono vicine alla nostra linea, più siamo legati a loro. […]

Più la distanza tra queste diminuisce, più è forte il grado di rapporto affettivo. Tutto questo torna, anche se non riesce a spiegare l’amore». Slifer prestava poca attenzione a questo ragionamento, finché alla parola “Amore”, un brivido gli attraversò il corpo.

«Vedi Wilsi, l’amore sono riuscito a spiegarlo solo come l’incontro tra due rette, come se gli innamorati fossero due linee che in un punto indefinito si sovrappongono, diventando una sola. Così si spiegherebbe anche perché il destino degli innamorati sia buffo e tragico al tempo stesso. […]

Essi sono al contempo le persone più fortunate e sfortunate del mondo. Fortunate in quanto in un certo momento della loro vita, arrivano a quel punto incidente, dove le due linee diventano una cosa sola. Ed al tempo stesso, però, sono anche le persone più sfortunate, in quanto col proseguire delle rispettive vite e quindi delle rispettive linee, i due non possono far altro che allontanarsi sempre di più da quel punto di perfezione, invidiabile persino dalle divinità, in un cammino lento ma inesorabile che porta le due rette ad allontanarsi per sempre, capisci ora?». Nora non si spinse oltre però, non chiese nessun parere a Wilson, aveva paura di capire a che punto era la loro storia per l’uomo. […]

I due corpi scivolavano l’uno sull’altro diventando una cosa sola, un’unica statua perfettamente armoniosa. Il punto d’incontro di due rette incidenti.

 

  1. Death

Andati via tutti i fedeli, il reverendo si mise a sedere sulla scalinata della Chiesa, per riposarsi un attimo e bearsi di quel po’ di sole che si intravedeva tra le nuvole. Improvvisamente Nora Tuckett, con quel suo ciuffo svolazzante e quei grandi occhi scuri si mise accanto al reverendo e guardandolo, sorridendo, disse: «E adesso?».

«Fermarsi sarebbe peggio che proseguire» tagliò corto il reverendo.

«Sì, ma niente sarà più come prima» incalzò Nora.

«Niente sarà mai com’era prima, cara Nora. Tutto è in divenire, viviamo in una sorta di equilibrio dinamico, dove tutto è ciò che è finché non diventa altro. Anche se certe cose rimangono per sempre, non trovi?».

«Finché non ce le porteremo nella tomba».

Don Slifer sospirò, iniziò a frugarsi nella tasca, prese il suo pacchetto di sigarette e se ne accese una, mentre Nora proseguiva nel discorso: «Devo ancora capire se ci porteremo il passato nella tomba o se sarà il passato a portarci alla morte».

 

Sull’autore. Nicolò Orlandini è nato a Lucca il 30/04/1996. Ora studia Economia e Turismo a Firenze. Sin da piccolo ha avuto la passione di inventare e raccontare storie, sebbene durante gli anni liceali non abbia mai brillato nei compiti d’italiano. Gold Love Death è il suo primo libro.

Per consultare il sito della Casa Editrice: portoseguroeditore.

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