Ti ricordi quando portavi me e la mamma a ballare?

Silvia chiude a chiave la porta e si sfila le scarpe aiutandosi con le dita dei piedi. Lascia cadere la borsa sul pavimento e si siede al tavolo della cucina, la coda del gatto che le sfiora le caviglie. Alza lo sguardo sull’orologio appeso alla parete, sono le 6.10 e dalla finestra entra una debole luce rosata. Accenna un mezzo sorriso, è stata una serata divertente, in fondo. Mette su il caffè e prende il latte dal frigo. “Tanto non riuscirei a dormire in ogni caso”. Suo padre entra in cucina, gli occhi chiari e stanchi che sorridono. «È questa l’ora di tornare?!», si finge arrabbiato e le stampa un bacio sulla fronte, graffiandola un po’ con la barba, «buongiorno, tesoro». Silvia chiude gli occhi e appoggia la mano su quella del padre, «Ciao papi. Guida piano, oggi». Il caffè comincia a salire e Silvia si alza per spegnere il fornello. «Com’è andata la festa?». Silvia alza le spalle e sospira. Pensa a quella mano sotto la gonna, le sembra di sentirla ancora tra le cosce. Pensa a Francesca che le ripete di non farsi rovinare la serata da un coglione. «Bene», risponde accennando un sorriso. «Bene», ripete suo padre, e fa per voltarsi. «Ti ricordi quando portavi me e la mamma a ballare? E stavo sui tuoi piedi?». Lui ridacchia, «Non eravamo molto bravi… Come faceva la nostra canzone preferita?», suo padre ci pensa su. «Una sera ci torniamo?», domanda Silvia, gli occhi che un po’ le bruciano. «I love you baby, and if it’s quite all right I need…». Silvia ride, «che pronuncia, papà». «Sabato?», propone lui sorridendo. «Sabato». Quando Silvia rimane sola mette su un po’ di musica e beve piano il suo caffè. Dopo un paio di canzoni si toglie il vestito e comincia a ballare per casa con il gatto che la guarda in silenzio e i vicini che si domandano chi è che ascolti la musica a quel volume, a quell’ora. «Fanculo», pensa, o forse lo grida. In fondo, non le importa. Comincia a ridere e continua a ballare a piedi nudi.

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Elisa Carini

Quella (un po’ femminista) che scrive e che nella vita non vorrebbe fare altro. Vive con un gatto nero nella bella Milano dove studia, sperpera soldi in libri usati e beve troppo caffè.

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