Caffè e Spotify

A volte la mattina ci si sveglia con lo stomaco chiuso, senza alcuna voglia di fare colazione. Ci si prepara una sola tazzina di caffè, che viene centellinata sorso per sorso. Giusto per avere un gesto fisico da compiere. Dare un senso allo stare seduti, la mattina, a fare niente.
Dalla morte di Luca, questa stasi era l’inizio, il proseguimento e la fine delle giornate di Ludovica. Le sue orecchie erano piene di parole di conforto, volte a rincuorarla, a darle supporto, ma dentro lei sentiva solo vuoto, come se i timpani fossero sigillati e non permettessero a nulla di entrare e alleviare, anche solo un poco, il suo dolore. Accecata dalla sofferenza, Ludovica era grata alle sue orecchie. Le ringraziava per il fatto che risparmiassero al suo cuore le parole di tutte quelle persone che avevano iniziato a preoccuparsi per lei solo davanti alla sua tragedia personale. Lei non voleva nessuno. Solo caffè e Spotify. Il caffè per avere qualcosa da fare. Spotify per ricordare. Ricordare Luca. Ricordare attraverso la passione viscerale e condivisa della musica. Ludovica desiderava che nella vita, come nelle playlist, ci fosse la possibilità di selezionare le due frecce Ripeti, e vivere così quel che restava a lei in loop.

Come un tuffo. Il parabrezza, dopo l’urto, parve acqua a Luca. Poi la classica luce bianca.
“Allora questo è morire” disse tra sé e sé, ma si dovette ricredere subito. L’aldilà era tutt’altro rispetto a ciò che si immaginava. Niente nuvole e angeli; niente demoni e fuoco. Neanche il Niente, a dire il vero. Luca, dopo essere morto, si ritrovò nella sua cucina. Non poteva muoversi, non poteva parlare, non poteva udire alcun suono. Poteva solo vedere, ma senza la possibilità di muovere gli occhi a destra o sinistra, sopra o sotto.

Passarono in questo stallo tanti mesi. Ludovica aveva ormai ascoltato almeno un centinaio di volte ogni canzone che poteva essere ricollegata al suo Luca, condannato nella morte a fissarla. Una mattina, per il rintontimento di Ludovica o per il Destino partì dalle casse una canzone che la ragazza aveva sempre evitato in tutto quel periodo: Teen Age Riot dei Sonic Youth. La canzone dell’incidente. Presa di soprassalto dallo spavento, scattò in piedi e incrociò lo sguardo con quel pezzo di carta plastificata appeso al muro con sopra Bowie. Fu un attimo: vide come un’essenza ascendere, il cuore le saltò un battito come la prima volta che Luca le aveva spostato i capelli per provare a baciarla e, per la prima volta, trovò la forza di uscire di casa.

foto di Camilla Albertini

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Andrea Predieri

Andrea Predieri: quello che ascolta. Musica, chiacchiere, ma raramente se stesso. Anagraficamente classe 1993, nel cuore 1850. Studia giurisprudenza ed è un curioso patologico. Questo lo porta a vivere in un susseguirsi di sogni in cambiamento.

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