La tematica del lavoro, dei suoi diritti e delle sue lotte, è sempre stata al centro del dibattito delle diverse società e ha sempre ispirato teorie, movimenti, pubblicazioni e migrazioni. È una tematica vastissima che sembra quasi impossibile da padroneggiare in toto perchè si fonda anche e soprattutto sulle persone: i lavoratori. La storia di cui vi voglio parlare oggi non tratta di teorie economiche o diritto del lavoro ma racconta semplicemente l’esperienza di vita di una persona mettendo in moto una serie di domande e di pensieri mai tanto attuali quanto oggi.
Berlino 2.0 è una graphic novel di Alberto Madrigal e Mathile Ramadier che racconta un anno di vita di una ragazza francese che decide di trasferirsi a Berlino per trovare finalmente un lavoro nel mondo della cultura. Come tutte le migrazioni anche quella di Margot, la protagonista, ha i suoi lati positivi e negativi e i momenti di comic relief sono tutti incentrati (e noi italiani lo sappiamo bene) su quanto il cibo tedesco sia terribile comparato a quello francese, senza parlare del vino.

Berlino 2.0 - ROA Rivista Online d'Avanguardia

Come ho detto nell’introduzione però, questa è una storia che parla soprattutto di lavoro e di una città, Berlino, considerata la Mecca per tutti coloro che cercano un lavoro nel mondo della cultura.
Margot sta cercando un posto di lavoro pagato il giusto, con un minimo di assistenza sanitaria e che le permetta di vivere dignitosamente e la sua sembra davvero una crociata contro i mulini a vento. Raccontando questa città gli autori vogliono inizialmente farci cadere nella stessa trappola in cui è caduta la protagonista, vogliono farci vedere la città portabandiera del progresso, dell’apertura, della cultura e dell’Europa tutta ma piano piano, un pezzetto alla volta, questo miraggio si trasforma in una nuova duna nel deserto delle illusioni.

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Molti lettori che si sono affacciati al mondo del lavoro avranno conosciuto la sensazione di essere presi in giro davanti ad un’offerta di lavoro full time pagata 400 euro al mese, senza formazione e senza previdenza. Per tutti coloro che (ancora) non hanno avuto questo piacere, invece, questo libro riesce a trasmettere non solo la rabbia e la frustrazione che si provano in quel momento ma anche l’incredulità e la rassegnazione davanti alla consapevolezza che qualcuno quell’offerta la accetterà, altrimenti non sarebbe mai stata proposta. Intere generazioni di laureati trovano un terreno comune di confronto davanti ad un’opera come questa perché tutti siamo passati da un momento del genere e c’è sempre chi ha potuto ridere ed andarsene ma non possiamo permetterci di giudicare chi ha accettato ed è rimasto. I minijob, i lavoretti, la gig economy o in qualunque modo la si voglia chiamare è una realtà del nostro tempo che, con la scusa della crisi, consente di offrire cifre irrisorie a condizioni penose e sembra proprio destinata a restare. Quello che questo libro ci fa notare però è che tutto non è accaduto in modo così repentino come sembra, certo ultimamente è raccontato dalle più diverse voci ma la situazione dipinta nelle tavole di questo fumetto risale al 2013 ed è ancora più sorprendente la scoperta di quelle che sono le radici di questo fenomeno, profondamente legate alla crisi del 2008.

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Nonostante sia stata proprio la crisi a far cadere la prima tessera del domino, gli autori raccontano anche di tutte quelle riforme politiche che hanno aperto la strada a questo nuovo e dannoso modo di fare business. Margot vive una città in profondo cambiamento in una società in continuo movimento umano culturale e legislativo in cui si sente estremamente abbandonata nella “terra promessa” del ventunesimo secolo. I colori e le ombreggiature di Madrigal raccontano molto bene questa atmosfera di selettivo progressismo in cui si va avanti solo in quelle cose che fanno comodo in quel momento ed emblematico è un episodio che racconta un’amica di Margot sulla pillola del giorno dopo e la gentrificazione. L’edizione Bao Publishing è agile e ben curata ed è un ottimo “borsabile”, in tasca non ci sta proprio, ma soprattutto è un’agile pillola per capire le molteplici e variegate chiavi di lettura che offre un fenomeno come il “progresso” economico.
Devo chieder scusa a voi lettori per l’abuso di virgolette di questo articolo ma proprio non me la sento di associare certi termini a certi altri con la stessa tranquillità di alcune istituzioni ed alcuni media. Ritengo davvero importanti le argomentazioni e gli interrogativi sollevati da questo volumetto e lo consiglio caldamente. Lo sviluppo della storia è lineare ma mai banale e le discussioni e le chiacchierate che ne possono emergere lasceranno il segno se deciderete di discutere con i vostri amici del meraviglioso mondo del lavoro nell’anno domini 2018.

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