Guardiano XC24 Torre 77F

Alza una mano per ripararsi dalla luce del Sole Eterno, che splende prepotentemente sopra di lei, sempre uguale, mentre stringe gli occhi per scrutare il bianco orizzonte. Come sempre non c’è nulla di diverso.
Si rannicchia contro il parapetto della sua Torre, al riparo dal Vento, afferra penna e diario di bordo e scrive il suo rapporto giornaliero.
Analisi tecnica e meccanica del Nucleo di Sospensione: eseguita.
Mantenimento del nocciolo: in esecuzione a valori stabili.
Controllo della stabilità della struttura: eseguito.
Osservazione della linea d’orizzonte: eseguita.
Note particolari: nessuna.

Nulla.
Di.
Diverso.

Attraverso le spesse lenti degli occhiali da aviatore della divisa dà un’occhiata all’orologio cosmico cucito sul guanto sinistro: segna le 177:35:378, ancora poco più di un achf e il suo turno finirà anche per questo ciclo. Torna a sporgersi dal parapetto, a fare l’unica cosa che può fare dalla Torre: guardare il Mare.
Sotto di lei si scorge, senza fine, un immenso mare di sabbia bianca, forse fine, forse grezza, dalla sua altezza non può dirlo, ma l’ha sempre immaginata finissima, un eterno velo bianco in eterno mutamento, eternamente uguale a se stesso. Sono poche le cose che compongono il suo mondo: c’è il Mare, c’è la Torre, anche lei costituita integralmente di un bianchissimo marmo massiccio, che volteggia sospesa sopra al Mare, c’è il Sole Eterno che risplende senza fine e in mezzo e ancora sopra di loro c’è il Vuoto, di un vago grigio perla, cupo ma chiaro allo stesso tempo, in cui tutto il mondo e lei stessa sono immersi.
Ci sono anche altre cose: ci sono i suoi strumenti, c’è il Centro di Mantenimento, c’è il Nucleo di Sospensione, c’è il Vento, fortissimo, continuo. C’è la Solitudine, c’è la Noia, ci sono quei sentimenti a cui non sa dare un nome ma che nel cuore delle ore dedicate al riposo la spingono ad alzarsi dal suo giaciglio e a percorrere le scale della Torre e ad entrare in tutte le sue mille stanze, seguendo le pallide venature più scure del marmo, quando riesce a distinguerle nella luce che entra dalle arcate esterne. C’è, in qualche modo, la sua Coscienza, che la spinge ogni ciclo a scrutare l’orizzonte nella speranza di poter scrivere qualcosa di diverso nel suo diario di bordo. C’è lei, ma lei non sa cos’è, e quindi, ogniqualvolta si ritrova a pensare a se stessa, si mette a guardare il Mare per evitare di pensarci.
Il problema con le cose che non sai definire è che non sai limitarle; che non sai come gestirle. Lei sa perfettamente cosa fare nel caso il Nucleo di Sospensione smetta di funzionare, o nel caso in cui nella Torre appaia una crepa. Ma cosa succederebbe se una crepa si aprisse nella sua divisa, o sulla sua pelle? Forse riuscirebbe a vedere quel che c’è sotto, a capire cosa c’è dentro di lei, se marmo bianco e ingranaggi dorati; ma se dentro di lei non ci fosse nessuna delle due cose, che dovrebbe fare? Come potrebbe ripararsi? Forse dovrebbe aggiungere una voce al suo diario di bordo. Controllo integrità personale: eseguito. Ma se Loro non l’hanno già scritto, allora significa che non è importante. Tutto quel che è importante, infatti, è già segnato sul diario. L’integrità personale non c’è, per cui non conta.

L’orologio cosmico emette un suono squillante, come fa sempre alla fine del turno prestabilito. Il Mare sotto di lei è mutato cento volte o più nell’ultimo achf, ma sembra uguale a prima. Mentre scende le scale per il piano del Nucleo, sfoglia distrattamente il diario di bordo: le pagine sono esattamente come il Mare: sempre diverse, sempre uguali, cambia la data, cambiano le coordinate cosmiche, cambiano a volte le volute e il tracciato delle lettere, ma il contenuto non cambia mai.

Nulla.
Di.
Diverso.

Chiude dietro di sé la pesante porta d’oro, girando più volte la manopola che la isola dal mondo esterno e dal Vento. Gli ingranaggi rispondono con un leggero clangore metallico, mentre le aste della porta scorrono all’interno degli appositi fori intagliati nel marmo. All’interno del Centro di Mantenimento può anche togliersi le lenti e i guanti; come ogni ciclo si siede sul suo giaciglio, fatto di rigide lastre metalliche, e di nuovo, presa da un dubbio, riprende a sfogliare il diario di bordo. Ogni ciclo ha una pagina dedicata. Ma quante pagine ci sono, nel diario? Quante sono scritte? Quante sono vuote? Quella è sempre la sua scrittura, o qualcuno l’ha preceduta nel suo lavoro di controllo della Torre?
Da quanto sta sospesa la Torre, da quanto tempo scorre là sotto il Mare? Dubbi e domande che non si era mai posta, e che adesso sorgono spontaneamente dentro di lei, dapprima leggiadre, senza importanza, come quelle pulsioni che la portavano a inseguire le venature del marmo della Torre; poi sempre più pressanti, più pesanti, più vaste. E ogni domanda se ne porta dietro un’altra, e un’altra ancora. Da quanto tempo lei è lì? Chi le ha dato questo compito, chi sono Loro? E lei non sa cosa rispondere a nessuna di queste.
Senza rendersene conto è dentro la sala del Nucleo di Sospensione. Il nocciolo rifulge di luce blu in mezzo alla sfera di piccoli cerchi d’oro, tutt’intorno pulsanti, manopole e leve per gestire i flussi energetici che mantengono la Torre sospesa. Un minuscolo errore di calcolo, un piccolo movimento di una leva e la Torre potrebbe crollare. Nella sala ci vuole sempre la massima attenzione. Per cui si avvicina cautamente alla sfera dorata, e con la mano nuda, delicatamente, accarezza tutta la strumentazione. Il metallo è freddo, come sempre, eppure stavolta il freddo la colpisce, la spaventa, la tranquillizza. Sono tante le cose che non sa, ma sono altrettante le cose che conosce, e che quindi sa definire, limitare, gestire.
La sua divisa è gialla come l’oro, le lenti sono dello stesso colore, l’orologio cosmico ha una base bianca con numeri e lettere e lancette colorate di blu; anche il nocciolo è blu mentre il Vuoto è grigio, il Mare e la Torre invece sono bianchi; una nuova consapevolezza le permette di godere davvero per la prima volta di quei colori, così vividi, così reali. La sua pelle è di un colore diverso, a cui non sa che nome dare, e sotto – sotto, scopre, grazie a un coltello della sua strumentazione – c’è un liquido rosso che non smetterebbe mai di uscire, e che dovrebbe funzionare un po’ come l’olio del Sistema di Mantenimento, per cui dopo poco si avvolge il braccio tagliato per impedire di perderne troppo, perché non saprebbe dove trovarne altro nella Torre. Ma che fare, in quel caso?
Lei ancora non lo sa, ma il nocciolo davanti a lei brilla più intensamente che mai, così tanto che gli occhi quasi le fanno male. Blandita improvvisamente da un ricordo meccanico, antichissimo, solleva le estremità delle labbra in direzione delle orecchie. I muscoli rispondono in maniera estremamente naturale, come se fosse fatta appositamente per quello, come se fosse un’azione di tutti giorni.
Sto sorridendo. Come ha potuto dimenticarsene?
Lo scoprirà. E aggiungerà tutto al suo diario di bordo, e se qualcun altro esiste nel mondo oltre a lei – qualcuno deve aver scritto quel diario, qualcuno deve aver costruito tutto quello – allora lei lo aspetterà, o lo cercherà, e gli chiederà tutto quello che vuole chiedergli.
Torna a sedersi sul suo giaciglio, sempre sorridente. Ancora qualche achf di riposo e inizierà un nuovo ciclo. Un ciclo pieno di domande. E stavolta non ne ha paura.

 

Racconto di Nora Innocenti

 

[Immagine in evidenza da: https://www.collater.al/penrose-kris-stanton/]

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