All’interno della sua comunità – non più di un centinaio d’anime – Mikki era benvoluto da tutti: quando si presentava all’unico bar del paese, era sempre accolto calorosamente e non era infrequente, specie dopo periodi di assenza, che il barista o qualche cliente abituale gli offrisse una tazza di caffé o qualcosa di più forte a rinvigorir lo spirito. E certo Mikki non era insensibile a questo calore, anzi, si intratteneva volentieri con tutti, anche coi forestieri o con gli avventori dalla nomea meno raccomandabile. Viveva in una piccola casupola nel fitto nel bosco col suo cane di nome Papa, che Mikki riveriva e viziava quasi fosse davvero quel Papa. Era, insomma, quel che si diceva “un uomo della foresta”, di natura schiva ma anche dal cuore grande: e in una comunità così ristretta e isolata nei boschi non si poteva pretendere complimento migliore.

Tuttavia, in un’esistenza tanto ordinaria, anche il buon Mikki aveva le sue piccole fisse e stranezze. Una sopra tutte procurava sempre un leggero sorriso sul volto di chi lo conosceva: il suo terrore per le lepri. E la cosa paradossale è che lui, nella vita, era un cacciatore: se gli capitava, durante una battuta di caccia con Papa, di avvistare una lepre, rimaneva come paralizzato, col respiro corto, gli occhi strabuzzati e il volto paonazzo. Anche se aveva il fucile in mano, non riusciva nemmeno a maneggiarlo. Allora era necessario un intervento d’urgenza del fido Papa, che, intuendo, come solo un cane può intuire, la situazione, correva incontro all’innocente leprotto, mettendolo in fuga e salvando il padrone in difficoltà. Per quanto assurda possa sembrare, questa fobia aveva una sua giustificazione: il padre di Mikki, quando lui aveva solo sette anni, morì durante una battuta di caccia in un certo senso per colpa di una lepre. Intento com’era a prendere la mira per sparare, sembra che non si fosse accorto dell’appropinquarsi di un orso affamato. E si sa che questi incontri raramente hanno esito lieto. Da quel giorno Mikki non poté più vedere una lepre.

Un giorno, mentre Mikki e Papa erano impegnati nella ricerca di cervi, si parò loro davanti, a una cinquantina di passi di distanza, non solo una, ma un’intera tribù di lepri. Non si potrà mai comprendere cosa quel giorno sia scattato nell’animo di Mikki, sta di fatto che, se una sola lepre era sufficiente a terrorizzarlo, quell’assembramento suscitò invece una reazione inaspettata: il volto di Mikki si fece sì paonazzo, ma dalla rabbia. In qualche centesimo di secondo il cacciatore si mise a sparare all’impazzata, così tanto furioso che non si prese nemmeno la briga di mirare, tant’è che non centrò nemmeno un animale.

Ma d’improvviso udì un grido di dolore, seguito da una rapida sequela di imprecazioni:  infatti, al rumore degli spari, Arto, il proprietario dell’alimentari del paese, anche lui nelle vicinanze alla ricerca di cervi, si era precipitato verso la fonte del frastuono, temendo che qualcuno fosse stato attaccato da un orso. Nella concitazione generale, Mikki non aveva preso nemmeno una lepre, ma in compenso aveva ferito il disgraziato Arto ad una gamba.

Per fortuna la ferita non fu grave e Arto se la cavò con un paio di giorni di ospedale. Invece Mikki, totalmente esasperato dall’incidente, già il giorno successivo mise in vendita la propria casa: meno di due settimane dopo lasciò il suo paese per trasferirsi assieme a Papa in un appartamento nei sobborghi della capitale, dove era sicuro (o quantomeno si augurava) di non incontrare mai più una lepre in vita sua.

[Immagine in evidenza da: https://www.costanzaalvarezdecastro.com/it/works/studio-di-lepre-2/]

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