Le stesse parole di “Cent’anni di solitudine”, l’arte di riscrivere l’incipit

Molti anni dopo, verso il mese di marzo, di fronte al plotone di esecuzione, Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui il colonnello suo padre lo aveva condotto a conoscere un letto di pietre levigate e diafane costruito sulla riva di un fiume vicino al villaggio. Il mondo era così recente che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.

Macondo era allora di venti case di ghiaccio, dalle acque che rovinavano bianche ed enormi come uova preistoriche. Tutti gli anni, una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda di argilla e di canna selvatica e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni.

Testo originale

Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.

Il mondo era così recente che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni, verso il mese di marzo, una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni.

Annunci
Claudia Campana

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...