Le stesse parole di “Anna Karenina”, l’arte di riscrivere l’incipit

Tutti i domestici felici sono simili fra loro, ogni governante, già stata moglie infelice, è infelice a modo suo.
Il mattino del terzo giorno se n’era andato e la governante e il cuoco inglese si erano licenziati con un biglietto doloroso scritto sul divano.
Casa Oblònskij non aveva più senso e nella camera da letto i domestici sentivano un’amica inglese alle otto del mattino sulle molle del divano di marocchino; il marito, chiamato Stiva, vi schiacciò sopra i membri della famiglia nonché i domestici.
Tutto era e durava a caso.
Da più di due giorni persone riunite in una locanda qualsiasi correvano legate dai coniugi durante il pranzo. La sguattera abbracciò forte la moglie di Stepàn Arkadic Oblònskij pregandola di cercarle il cocchiere e la famiglia in un nuovo posto e non in casa loro. Il marito intratteneva  già una relazione con tutti i membri della famiglia e non usciva dalle sue stanze da più di due giorni e aveva dichiarato che questa situazione non era però avvertita in società in modo francese e aveva litigato con i bambini abbandonati nel suo studio.
Dopo la lite, alla solita ora, il cuscino del divano non era in casa ed era in scompiglio.
La moglie di Oblònskij aprì gli occhi come se desiderasse addormentarsi nella stessa casa con lui. Aveva saputo di non poter più vivere e aveva dichiarato il giorno prima che la convivenza con l’economa aveva curato la guancia, il principe e tutte le famiglie. D’un tratto il marito, si svegliò, balzò su com’era e si sedette: i domestici erano famigliari per la casa degli Oblonskij, essi non erano più a lungo fra loro.


Testo Originale 

Tutte le famiglie felici sono simili fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.
Tutto era in scompiglio in casa Oblònskij. La moglie aveva saputo che il marito intratteneva una relazione con la governante francese che era stata in casa loro, e aveva dichiarato al marito di non poter più vivere nella stessa casa con lui. Questa situazione durava già da più di due giorni ed era avvertita in modo doloroso dai coniugi e da tutti i membri della famiglia, nonché dai domestici. Tutti i membri della famiglia e i domestici sentivano che la loro convivenza non aveva più senso e che persone riunite dal caso in una locanda qualsiasi erano più legate fra loro che non essi, familiari e domestici degli Oblònskij. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito non era in casa da più di due giorni. I bambini correvano abbandonati per la casa; la governante inglese aveva litigato con l’economa e scritto un biglietto a un’amica, pregandola di cercarle un nuovo posto; il cuoco se n’era andato già il giorno prima durante il pranzo; la sguattera e il cocchiere si erano licenziati.
Il terzo giorno dopo la lite, il principe Stepàn Arkàdič Oblònskij – Stìva, com’era chiamato in società – si svegliò alla solita ora, e cioè alle otto del mattino, non però nella camera da letto della moglie ma nel suo studio, sul divano di marocchino. Rigirò il corpo pieno e ben curato sulle molle del divano, come se desiderasse addormentarsi di nuovo a lungo, abbracciò forte il cuscino e vi schiacciò sopra la guancia; ma d’un tratto balzò su, si sedette sul divano e aprì gli occhi.

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Valeria Pagani

Quella che fa cose. Nata a Milano nel 1995, vive e lavora tra le Colonne di San Lorenzo e Festa del Perdono. Ama il teatro e avere sotto controllo tutto (non sempre ci riesce).

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