I MALVAGI ci affascinano, ma non hanno giocato al meglio le loro carte

La Compagnia Katzenmacher ci accoglie durante la rassegna Da vicino nessuno è normale di Olinda Onlus presso il  TeatroLaCucina con lo spettacolo I Malvagi. L’idea del regista Alfonso Santagata parte attingendo a piene mani dal pensiero di Fëdor Dostoevskij, infatti fondamentalmente vengono uniti all’interno della stessa perfomance tre romanzi dell’autore russo: Memorie di un casa morta; Delitto e Castigo; I demoni. Un collage del pensiero politico e religioso dell’autore russo.

Sul palco ciascuno dei malvagi libera il proprio demone. Il testo contiene poche battute di dialogo e gli stessi personaggi raramente si guardano in faccia. Sfruttando lo spazio e il buio varie figure si susseguono per arrivare nell’unico cono di luce, calda, arancione, la quale però non è un porto sicuro. Infatti è proprio lì che esprimono il loro malessere. Lo spettatore non trova di fronte a sé la messa in scena fisica dei personaggi di Dostoevskij, ma la proiezione della loro ombra, sono quasi dei fantasmi intrappolati nel perpetuo ripetersi della loro condizione. Sebbene la pièce sia tratta da dei romanzi, non vi è un’azione in divenire, né tantomeno viene raccontato qualcosa. I Malvagi incarna letteralmente la locuzione “rappresentazione teatrale”, non narrando, ma appunto rappresentando in scena quelli che furono i tipi umani vituperati dall’autore russo. L’uso magistrale delle luci di Antonella Colella attira dall’oscurità le ombre mai sopite dei fanatici  vissuti nel 1800 per farle rivivere davanti ad un pubblico del 2018, per far comprendere come l’ossessione sia ancora una bestia che ribolle pronta a saziarsi dei multiformi risultati del nichilismo.

Figura forte dello spettacolo è certamente il Doestoevskij prigioniero interpretato dallo stesso Santagata. Uno scrittore che erra ramingo, illuminato solo dalla sua candela, e vive tutte le vicissitudini di questo mondo di malvagi. Ci si aspetterebbe che questo sia il ruolo collante, ma è proprio sul legare i vari riferimenti tra loro che sfortunatamente lo spettacolo inciampa. Prese singolarmente le varie scene sono sicuramente forti ed emozionanti, ma a fine spettacolo resta quel senso di non arrivato o non compreso.

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Andrea Predieri

Andrea Predieri: quello che ascolta. Musica, chiacchiere, ma raramente se stesso. Anagraficamente classe 1993, nel cuore 1850. Studia giurisprudenza ed è un curioso patologico. Questo lo porta a vivere in un susseguirsi di sogni in cambiamento.

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