Raccontare l’arte: La scapigliatura milanese #2

Ragazza che legge, Luigi Conconi

Il mese di maggio animava la campagna marchigiana di profumi e colori: dal borgo arroccato su una dolce collina il cielo appariva, in alcune giornate, tanto limpido che pareva riflettere i due colori dominanti della stagione, il verde dei prati in fiore e il giallo brillante dei campi coltivati. Sembrava che il risveglio della natura recasse conforto a tutti gli abitanti di quella piccola comunità rurale, ma la persona forse più entusiasta di tutte era la giovane Teresa, che da poco aveva compiuto sedici anni.

Quando infatti il clima si mitigava, Teresa era solita recarsi appena fuori dal paese, laddove la strada si faceva sterrata e conduceva ai campi. Essa era infatti costeggiata da imponenti alberi, sotto i quali amava sedersi, estrarre un libro e perdersi per ore ed ore fra le avventure di dame e cavalieri. Quel primo giorno di agognata libertà si era un po’ pentita di essersi portata dietro il pesante volume della Gerusalemme liberata, ma voleva assolutamente scoprire l’esito della struggente passione fra il magnanimo Tancredi e la valorosa Clorinda.

Non sapeva quanto tempo fosse passato – qualche minuto o intere ore? -, quando le si parò davanti un’ombra: un giovanotto di poco più grande di lei, magro e pallido, non certo il ritratto della salute. Ma, quando i due sguardi si incrociarono, la bocca di lui si aprì in un sorriso dalla dolcezza fraterna e la ragazza rimase per qualche istante ammaliata. “Mi vorrete scusare per l’intromissione. Passeggiavo per di qua e vi ho vista leggere… posso chiedervi con cosa vi dilettate?”. Ad onor del vero bisogna dire che Teresa si sentì molto orgogliosa di esser stata notata, ma non lo diede a vedere e, distogliendo lo sguardo con fare fintamente distratto, porse il tomo all’avventore, che ne esaminò il titolo sul dorso, “Tre volte il cavalier la donna stringe con le robuste braccia, ed altrettante da que’ nodi tenaci ella si scinge” recitò a memoria il giovanotto restituendo il libro alla proprietaria, “Vi piace il Tasso?”, “È una delle prime opere che ricordo di aver amato” interloquì lui imbarazzato, “Vi dispiace se mi siedo? La camminata mi ha fiaccato, avrei bisogno di un po’ di ristoro”.

Passato qualche istante di silenzio, il misterioso giovane continuò “Visto che amate il Tasso, avete per caso letto l’Aminta?”. La risposta era negativa e Teresa si sentì improvvisamente offesa: odiava sentirsi in difetto quando si trattava dei suoi amati libri e rispose visibilmente sdegnata, “Non tutti possono evidentemente vantare la vostra biblioteca, signore”, calcando molto l’ultima parola. Il messaggio passò: “Non era mia intenzione offendervi. Sapete, ve l’ho chiesto perché mi ha colto un pensiero curioso: ho finito di leggerla poco prima di incontrarvi e c’è un personaggio che, se avesse carne ed ossa, credo avrebbe esattamente il vostro aspetto”. Essere paragonata ad un personaggio della letteratura aveva senz’altro toccato le corde dell’innocente vanità di Teresa, che subito depose la sua irritazione, “E come si chiama questo personaggio?”, “Silvia”, disse il giovane e, frugando nella tasca interna dell’abito, estrasse un piccolo libricino, “Tenete. A patto che possa incontravi in altre occasioni… Ci terrei a conoscere la vostra opinione”. Teresa abbassò gli occhi quando prese fra le mani la preziosa opera in questione.

Il giovane si alzò e fece un passo indietro: “Vi ho importunato già abbastanza, vi auguro buon pomeriggio e spero di rivedervi presto”, “Altrettanto” rispose cortesemente la ragazza, “Vorrei domandarvi il vostro nome, ma oramai voi siete Silvia per me”, Teresa arrossì, “E Silvia sia, se vi fa piacere. Ma visto che voi avete scelto un nome per me, potrei io almeno conoscere il vostro?”, “Ma certo” fece il giovane con un ampio gesto delle braccia che ricordava un goffo inchino, “Il mio nome è Giacomo Leopardi”. Ciò detto, si incamminò con lentezza verso le mura di Recanati.

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Nicolas Campagnoli

Quello che scrive (e pensa troppo). Studente di Lettere classiche, appassionato di matematica e di lingue improbabili, insaziabile lettore, amante degli aperitivi e filosofo da bar: chi avrebbe mai pensato che potesse scrivere per una rivista online?

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