Raccontare l’arte: La scapigliatura milanese #1

L’attrazione, Tranquillo Cremona

Quante volte il padre della signorina Alessandra Sulcis aveva ripetuto alla figlia la sua unica lezione. Lei, tra l’altro, non era nemmeno una figlia disobbediente, anzi, tutt’altro. Era una ragazza obbediente e timorata del padre. Eppure, ci cascò, in quel terribile inganno della vita che è l’amore.

“Dovrete ancora attendere, signorina”
“Ancora non vi siete deciso?”
“Ho deciso, ma lo sapete, devo partire a breve. Non sono situazioni che si possono risolvere in una carrozza andando in campagna.”
“Donarmi l’altra notte non è allora servito a nulla”
“Vedete…ma…voi… cosa intendete con donarvi? Poiché vi ricordo che un dono è tale quando non si chiede nulla in cambio. Non capisco quale sia la ragione che porta ad imbrigliare in trattative da mercanti un sentimento libero, furioso nella sua spontaneità, quale è l’amore. Proprio non ci riesco. Poi, lo leggete anche voi sui giornali, i tempi e i costumi si stanno evolvendo rispetto a prima. Ve la ricordate quell’attricetta famosa per i suoi scandali? Oggigiorno chi ne parla? Chi più si sgomenta davanti a queste condotte? Ve lo dico io, nessuno. Finalmente stiamo imparando a liberarci dai gioghi e vivere i sentimenti!”

D’improvviso comparve nella mente di Alessandra un’immagine. Era lei, quattordicenne, che si beava della sua bellezza davanti allo specchio. Sorrideva rimirandosi in quel lungo e accollato abito bianco che difendeva la sua virtù. Sognava il suo principe e quando lo incontrò non si sarebbe mai aspettata che dalla sua innocenza sarebbe cascata in azioni tanti triviali. Voleva cercare di rammentare frasi d’amore di poeti, che, nella loro saggezza e conoscenza dei sentimenti, con le loro parole fossero in grado spiegarle cosa fosse l’attrazione e giustificarla. Ma anziché un sonetto, le rimbombò in testa la voce baritonale del padre: te l’ho sempre detto.

“Ma lei è un’attrice appunto! – disse Alessandra (quanto si vedeva nelle espressioni di disgusto come avesse ereditato i tratti del padre) – Cosa ho io a spartire con ballerine e donniciole di teatro?”
“E la principessina? Pure su di lei non si risparmiano pettegolezzi su quello che accade tra le mura delle sue stanze”
“La principessina è francese. Io non sono né un’attrice né una francese”
“Alessandra, non c’entra niente cosa siate o non siate voi. E poi l’ho promesso, vi sposerò. Non vi angustiate solo perché non sono ancora andato a chiedere la vostra mano a vostro padre”
“Sì ma ormai sono mesi che va avanti così e non è ancora successo niente, se non che io ripetutamente mi ritrovo senza gli abiti, nel vostro letto, ammaliata, lo ammetto, maledetta me, dalla vostra persona.”
“Vi giuro che qualcosa accadrà. È non è per assecondarvi che vi sposerò, poiché vi amo, ma ora devo andare”

Qualche giorno dopo Giacomo Murgia partì effettivamente per la campagna. La carrozza lo aspettava davanti ad un caffè, dove erano sedute a sorseggiare il tè tre amiche.
“Eccolo!”
“Deve averne imbrogliata un’altra! Esce di casa addirittura con la camicia mezza sbottonata.”
“Il seduttore”
Più che sentirsi offeso, Giacomo si preoccupò che altre fanciulle potessero sentire e farsi un’idea sbagliata sul suo conto. Improvvisò un balletto, sorrise, si inchinò a salutare le tre comari e salì sulla carrozza per partire.
Dormì tutto il viaggio. D’altronde non sono situazioni che si vogliono risolvere in un viaggio in carrozza.

Andrea Predieri

Andrea Predieri: quello che ascolta. Musica, chiacchiere, ma raramente se stesso. Anagraficamente classe 1993, nel cuore 1850. Studia giurisprudenza ed è un curioso patologico. Questo lo porta a vivere in un susseguirsi di sogni in cambiamento.

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