Peccato originale

Il corpo rotondo, tenero e accogliente di Laura, diligente studentessa di lettere, eccitava al massimo i sensi di Giovanni, Gio per gli amici, studente fuori corso di ingegneria. Quasi tutte le volte che si vedevano, facevano l’amore.

Lei assecondava con piacere quel ragazzo alto, magro e simpatico che la faceva ridere spesso. A volte, anziché per nome, lo chiamava “amore” o “tesoro”. Lui pensava che lo facesse per sottolineare la sua disponibilità, come un’amante esperta. Ma Laura non era tale: confessò infatti a Gio che, prima del loro incontro, aveva fatto l’amore solo una volta, e malamente, ad una festa dove erano quasi tutti ubriachi. “Questo”, aveva commentato sorridendo, “è stato il mio peccato originale. Ma ormai è acqua passata, insieme a te ho imparato molte cose, tutte piacevoli”.

Sentendo quelle parole l’autostima di Gio fece un gran balzo verso l’alto e rimase al massimo per qualche settimana.

Finché, una sera di aprile, Laura si negò. Lui pensò che avesse mal di testa, mal di pancia, le mestruazioni o qualcosa del genere. Invece quel rifiuto nascondeva ben altro: un test di gravidanza che era risultato positivo. Gio, quando apprese la notizia, per poco non svenne. Il suo futuro, che qualche istante prima era sereno e luminoso, gli apparve improvvisamente offuscato da minacciose nuvole nere.

La sue giornate non sarebbero più trascorse tra studio, sesso e cazzeggio, ma tra studio, lavoro, biberon e pannolini; non più serate con gli amici, nelle feste private e nei locali, ma un’infinità di sere a casa davanti alla tv come un grigio padre di famiglia o un condannato agli arresti domiciliari.

Per giorni e giorni gli sembrò di camminare sull’orlo di un baratro. Poi scoprì che Laura il test lo aveva fatto con un kit comprato in farmacia, e che forse non era del tutto affidabile. La accompagnò quindi da un ginecologo che, dopo una breve visita, sentenziò che non c’era nessuna gravidanza in corso. Sentendo quella diagnosi Gio tirò il sospiro di sollievo più lungo della sua vita, il suo viso riprese colore e le sue battute tornarono scoppiettanti. Laura, invece, non gradì molto la sua ritrovata euforia, perché cominciò a sospettare che non avesse alcuna intenzione di imbastire insieme a lei la trama di una relazione seria e duratura. Seguì un silenzio di alcuni giorni, ma, dopo ripetute insistenze di Gio, che arrivò persino a regalarle un anello, sia pure di poco valore, ricominciarono a vedersi e a fare l’amore, sebbene meno frequentemente di prima.

Trascorsero qualche fine settimana al mare in compagnia di Roberto, vecchio amico di Gio, e della sua compagna Angela, Angie per gli amici. Tra un bagno e una passeggiata sulla spiaggia, Laura parlava volentieri con Roberto, che sembrava avere un animo romantico. Infatti sosteneva, quasi con convinzione, che lui non faceva sesso, che tra l’altro giudicava un’espressione orribile, ma faceva l’amore, e solo se era innamorato dell’altra persona. Intanto Gio si intratteneva volentieri con Angie, che gli era sembrata sessualmente inquieta. In altre circostanze si sarebbe offerto volontario per farle vivere una nuova avvincente esperienza, ma lei era la ragazza di un amico e poi, in quel periodo, lui, con Laura era tranquillo e appagato.

Finché una sera, a letto, accadde qualcosa di diverso dal solito. In quell’intervallo dove il tempo si ferma, che comincia subito dopo aver fatto l’amore e finisce quando si va in bagno, Laura non appoggiò la testa sul petto di Gio come faceva sempre, ma rimase al suo posto ad osservare il soffitto. Poi la sua voce scandì lentamente: “Stasera non l’hai fatto con amore”.

Gio, colto di sorpresa, provò a spiegarle che ci metteva sempre tanta passione e tanto impegno, ma lei, incurante delle sue parole, rincarò la dose: “Non è la prima volta che succede, anzi forse è sempre stato così. Finora non me ne ero accorta perché ero molto presa da te”.

Lui allora giurò che per lei nutriva un autentico, sincero e profondo affetto, ma Laura ribatté prontamente che, forse, si trattava di una qualche forma di affetto, ma non certo d’amore. Quindi si rivestì e se ne andò.

Gio pensò che fosse stanca e stressata per il troppo studio, ma era sicuro che sarebbe tornata presto da lui.

Tuttavia nei giorni che seguirono non si fece viva. Lui provò a fare un paio di tentativi di riconciliazione, ma senza risultato.

Dopo un mese, o forse più, ancora dispiaciuto e un po’ depresso, anche perché non batteva chiodo da troppo tempo, Gio si incontrò con Roberto. Davanti a due birre al doppio malto parlarono delle loro vicende amorose. Roberto confidò a Gio che non si vedeva più con Angie perché si erano scoperti troppo diversi: lei continuava a inseguire nuove avventure erotiche, mentre lui cercava l’amore della sua vita. Gio, da parte sua, raccontò a Roberto la sua storia con Laura. Gli spiegò che non aveva capito il suo l’atteggiamento. In fondo l’aveva sempre trattata bene cercando, quasi sempre, di esaudire i suoi desideri. A letto era sempre andato tutto bene e lei sembrava soddisfatta. L’amico sorrise e gli chiese se ricordava il suo primo appuntamento con lei. Gio rispose prontamente che si ricordava benissimo. Erano andati nel parco, si erano fermati su una panchina lontana da occhi indiscreti e avevano limonato tutto il tempo.

“Mi ricordo”, sottolineò Roberto, “che sono stato io a consigliarti di andare al parco. Mi avevi chiesto di indicarti un posto un po’ appartato perché ti vergognavi ad uscire con una ragazza che, secondo te, era: piuttosto bruttina e anche un po’ petulante. Dunque ti sei messo con una che ti eccitava, ma non ti piaceva e, a quanto pare, non hai cambiato idea in seguito. Quello è stato, per così dire, il tuo peccato originale e lei l’ha scoperto. Una ragazza, di solito, non si accontenta del sesso, che pure è importante in una coppia, ma vuole anche essere amata”.

Gio se ne andò rimuginando su quelle parole che, probabilmente, avevano un senso, ma che lui non riusciva a cogliere del tutto. Però un’idea cominciò a farsi largo nel groviglio dei suoi pensieri: avrebbe potuto contattare Angie che, forse, amava fare sesso quanto lui.
Insieme avrebbero potuto divertirsi. Chissà!

Intanto Roberto, non appena rimase solo, telefonò a qualcuno. Scambiò solo poche parole con l’interlocutore: “Ho appena visto Gio. Non ha ancora capito perché l’hai lasciato”.

“Forse non lo capirà mai, è un caso disperato. Ci vediamo stasera?”

Racconto di Bruno Savi

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