Non siamo abituati a vedere le nostre madri come persone, individui con desideri e paure, ma semplicemente come figure genitoriali. Ponendole su un gradino più in alto rispetto a noi non riusciamo a non criticarle, quando non adempiono in maniera adeguata al loro ruolo di madre, o meglio, all’immagine che abbiamo del ruolo di madre. Non riusciamo a non a giudicarle o a non vergognarci di loro, se per un istante non si comportano da madri ma da persone.

È con questo ragionamento che inizia lo spettacolo Sacrificio di Primavera messo in scena dal collettivo berlinese “She She Pop” al Teatro Franco Parenti, e appartenente alla rassegna “Focus People” di ZONAK.

Lo spettacolo affronta il tema del sacrificio nella sua forma più comune e naturale: quello delle madri. Il sacrificio di dover rinunciare alla propria vita professionale e alla propria vita sociale per poter accudire e crescere i figli, quello che una donna deve per forza fare se non è supportata da nessun altro. Alcune madri lo fanno con gioia, altre nutrono in seno un forte rancore nei confronti della loro prole. Lo spettacolo dà la possibilità di vedere varie forme di maternità, dalla madre che innalza la figlia a pseudo-divinità a quella che la vede come causa della propria frustrazione.

Parlo di rapporto madre-figlia perché lo spettacolo ruota attorno a questo, a un confronto generazionale delle attrici del collettivo berlinese con le loro madri. La performance a teatro si esemplifica in una relazione fra le attrici e le immagini proiettate delle loro madri, ma questa è solo quello che viene mostrato in scena, mentre alla base  c’è un lavoro di relazione fra le attrici e le loro genitrici. Le figlie decidono di ascoltare le madri e decidono di capirle, accettandone il lato più personale e sfaccettato, considerandole come donne. È difficile, è buffo, ma è necessario per dare una dimensione non rigida e non canonizzata della figura materna.

Lo spettacolo è un alternarsi di movimenti frenetici, bacchici; siamo di fronte a un rito in cui le attrici stesse si fanno madri, osservano i loro movimenti e li fanno propri, emulandoli e accentuandoli. La musica che accompagna la performance e il rito è La Sagra della Primavera di Igor Stravinskij, balletto che ha come oggetto il tema del rituale, del sacro: rituale compiuto da una giovane per propiziare gli dei per l’arrivo della nuova stagione. Le attrici sovrappongono i loro volti a quelli delle madri, mostrando la continuità da una generazione all’altra, le somiglianze e i conflitti.

Le “She She Pop” hanno portato in scena il proseguimento della loro ricerca sul tema generazionale, già affrontato nello spettacolo Testament in cui veniva elaborato il rapporto con la figura paterna. Il rapporto madre-figlia, più complesso sotto alcuni punti di vista, è un tema difficile da affrontare a parole: più facile invece arrivare a delle proprie conclusioni attraverso la musica, il movimento, le immagini. Un rapporto ancestrale che ha dentro di sé il seme del conflitto, e che conduce a un’elaborazione di questo per costruire la propria vita, partendo dalle orme materne per arrivare a un proprio percorso, che parte da dove le nostre madri hanno interrotto il loro viaggio per farlo continuare a noi figlie. Un percorso educativo delle madri che volevano crescere figlie emancipate e libere a costo della propria libertà ed emancipazione, e che a distanza di anni possono dire di avercela fatta.

Lo spettacolo delle “She She Pop” è una performance ancestrale, che giunge in maniera diretta allo spettatore, il quale si trova trasportato nel mondo delle attrici, conosce le loro madri e al contempo si rende conto dell’universalità del tema e del messaggio dello spettacolo.

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