Come nasce una rivista letteraria? Racconti e riflessioni di una redazione online

In occasione dei due anni dalla fondazione di ROA, la redazione ha pensato di proporvi una serie di riflessioni dei membri della redazione, per raccontarvi cosa significa questo progetto per noi.

ROA secondo Valeria Pagani

Un gruppo di ventenni, un po’ hipster ma non troppo, un po’ spocchioso ma non troppo, voleva trovare uno spazio su cui scrivere e pubblicare i propri racconti. Ai tempi però, nel lontano 2015, non c’erano molti siti che si occupavano di narrativa. La maggior parte dei siti, anzi, non era per niente interessato a pubblicare contenuti di questo tipo.  Per questo motivo abbiamo aperto “ROA: Rivista Online d’Avanguardia”.
Perché proprio d’“Avanguardia”? No, non ci rifacciamo al ventennio (anzi, siamo di tutt’altra ideologia!). Ma vogliamo richiamare l’Avanguardia in quanto sperimentazione. Una delle nostre rubriche infatti è proprio di sperimentazione letteraria. Va bene, un giorno spiegheremo meglio…
Adesso questo gruppo è un po’ cresciuto: ci siamo laureati, altri si stanno laureando, altri ancora hanno iniziato a fare stage e a lavorare. Ma siamo sempre quelli di due anni fa con la voglia di scrivere e di diffondere la cultura in maniera trasversale. Perché i racconti son per tutti.
Un gruppo di amici che scrive, una colazione la domenica mattina alle Colonne di San Lorenzo, sigarette, risate, articoli da consegnare, frustrazione e soddisfazione. Ecco cos’è ROA.

ROA secondo Elisa Carini

ROA è nata davanti a una bottiglia di vino. No, ok, forse erano tre. Immaginate un gruppo di giovani un po’ alticci, le finestre aperte su Colonne di San Lorenzo e il sole che tramonta piano. Nel pieno rispetto delle tradizioni meneghine, era l’ora dell’aperitivo.
Valeria aveva riunito amici e conoscenti che sapeva appassionati di letteratura, cinema, arte, teatro, ma soprattutto scrittura. “Apriamo una rivista letteraria”, ha detto, e ora eccoci qui.
C’è chi è presente da quella sera di due anni fa, nel soggiorno con pianoforte, libri e fumo di sigarette, chi se n’è andato per la propria strada e chi si è imbattuto in noi più tardi, per caso. Non avevo mai fatto leggere niente di mio a nessuno, quindi per me ROA è stato come uscire allo scoperto. Quasi mi vergognavo a rispondere “la scrittrice” quando mi veniva chiesto cosa volessi fare nella vita. Ora non più, grazie ad un gruppo di giovani milanesi e a una cosa nata così, con i bicchieri in mano.
Perché d’Avanguardia?
Perché ci piaceva ed eravamo brilli.

ROA secondo Nicolas Campagnoli

Quando si è al liceo un po’ tutti hanno voglia di scrivere, ma l’imbarazzo di aprire un proprio blog è tanto e la pigrizia ancor di più. Ma si sa, l’unione fa la forza. E fu così che in un caldo pomeriggio di fine maggio, due anni or sono, ci ritrovammo intorno ad un unico tavolo: la maggior parte di noi aveva frequentato lo stesso liceo e ci conoscevamo da tempo, addirittura io e Valeria eravamo stati compagni di banco per cinque anni (e ora pure colleghi, figuratevi!). E così siamo nati, inconsapevoli, certo, ma con tanta voglia di fare.
Non è stato un percorso facile: abbiamo fatto errori, ricevuto critiche, perso colleghi, subito lavate di capo dalla direttrice. Ma alla fine, nel bene e nel male, siamo ancora qui: ci stiamo espandendo pian piano, stiamo cercando il nostro posto e i mezzi migliori affinché sempre più persone possano conoscerci e condividere la passione che mettiamo in questo progetto. Chissà dove saremo fra altri due anni. Spero dietro a una scrivania a rispondere al telefono: “Pronto, qui ROA, desidera?”. Per la fortuna che ho nelle previsioni, saremo diventati una pizzeria.

ROA secondo Andrea Predieri

Sono entrato nella rivista per ultimo, solo qualche mese fa. Nonostante i legami con la direttrice, la posizione dentro la redazione me la sono dovuta sudare. Caccia al tesoro aperta su quale pseudonimo abbia usato per proporre i primi racconti tra gli Ospiti Inattesi. Ora, ebbro di potere, cazzio Valeria in privato sulle sue scelte di direttrice. Giustamente non mi ascolta mai.

ROA secondo Silvia Spinelli

La mia collaborazione è nata davanti ad un caffè con il Boss (Valeria Pagani) al Chiostro Vinchi del Teatro Piccolo di Milano, prima di uno spettacolo che avremmo visto insieme. Praticamente uno dei miei luoghi del cuore, e forse anche di Valeria.
Prima di ROA non sapevo di sapere un po’ scrivere, perché nessuno mi aveva mai letto. Gli incontri fortuiti. Sono sempre quelli a fregarti. Ti cambiano la vita e poi tutto diventa più bello. Io intanto continuo a leggere, così poi continuo a scrivere. E voi non mollatemi, eh, ci conto.
Tanti auguri a noi.

ROA secondo Riccardo Lichene

Per me ROA è sempre stata un vento di libertà, un posto dove farmi conoscere, ma soprattutto conoscermi. Ho iniziato come “reporter di viaggio” per raccontare i miei vagabondaggi e le mie avventure ma ROA, conoscendomi, sapeva che non era la mia strada e si è evoluta insieme alle mie passioni. Ora racconto sempre di viaggi ma di un tipo ben diverso, viaggi tra le righe, tra le pennellate e tra le vignette, ROA mi ha regalato anche questo, un posto per parlare della mia più grande passione: le graphic novel.
Due chiacchiere in un caffè, una sfida vinta con sé stessi e la fiducia nei miei compagni di viaggio, per il nostro secondo compleanno penso ai regali che ho ricevuto e auguro a noi di non cambiare mai, e quindi di cambiare sempre, e a voi che leggete queste righe di allacciarvi le cinture, perché il viaggio è appena cominciato.

ROA secondo Claudia Campana

ROA è una palestra: tutti possono scrivere, ma la vera gioia è quella di essere letti, e questo progetto ci ha dato questa possibilità. Continuare a inventare nuove storie, a trovare nuove formule per interessare, a guardarsi in giro per capire cosa succede nel mondo e cosa fa felice la gente, e felici noi stessi è una sfida, ma di quelle belle da affrontare.
ROAè un luogo in cui confrontarsi, in cui crescere e imparare anche a fallire e a ricominciare da capo. Un po’ come la vita, ma in piccolo. E poi, è una possibilità per staccare un po’ dallo stress quotidiano, sedersi con gli amici davanti a un bicchiere di vino e chiacchierare, tirare fuori tutte le idee che ci passano per la testa (noi lo chiamiamo brainstorming). E sarà forse poco, ma si ride tanto e si impara anche di più. E allora avanti tutta!

ROA secondo Francesca Sala

“Ma non è che ti andrebbe ogni tanto di scrivere qualche recensione di film o serie tv? Stiamo creando una rivista letteraria e pensavamo fosse interessante aggiungere anche articoli di altro genere, oltre ai racconti”.
Sono più o meno queste le parole con cui ROA si è presentata nella mia vita: relativamente innocue, ma capaci di dare concretezza a un desiderio di scrivere che avevo accarezzato solo a tratti negli anni precedenti. Così sono iniziati i mesi di riunioni e di scambi di idee, di caffè e di aperitivi, di discussioni e di progetti. E i mesi sono diventati anni ma la nostra voglia di sperimentare, di proporre materiali che ci rispecchino e di bere spritz è rimasta, per fortuna, immutata.

ROA secondo Pasquale Salerno

Sono entrato a far parte di ROA quando Valeria mi ha chiesto: “Ti andrebbe di scrivere qualcosa per una rivista online?”. Io mi sono domandato con che tipo di scritti avrei potuto partecipare. Forse dei racconti o delle poesie. Ma poi mi furono proposte le recensioni. Da allora quando spendo ore a guardare serie tv, non mi sembra più di sprecare il tempo, perché so che ne uscirà qualcosa di bello. Ogni volta che esce un film in sala, ho un motivo ben preciso per guardarlo con estrema attenzione.
Ed è proprio questa la bellezza di ROA: poter scrivere liberamente qualcosa che ci interessa davvero.

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