Zonak ci sorprende un’altra volta ospitando una performance di Darren O’Donnell, regista e sociologo canadese, che con il suo gruppo teatrale Mammalian Diving Reflex costruisce e propone momenti dedicati al confronto su temi tabù e all’abbattimento degli stessi, esplorando la sfera sociale attraverso performance, spettacoli e installazioni artistiche. Il 18 maggio è andato in scena a Milano “SEX, DRUGS AND CRIMINALITY”, in cui i Mammalians hanno coinvolto alcuni ragazzi di 17-18 anni del liceo Natta e quattro esponenti della cultura milanese: Ira Rubini, Lorenzo Piccolo, Nerone e Andreé Ruth Shammah.

La performance è il frutto del lavoro della compagnia insieme ai ragazzi del liceo milanese, che in poco tempo hanno inventato un format solido per intervistare i loro quattro ospiti. L’intento era quello di creare un salotto, in stile talkshow, in cui i ragazzi potessero intervistare i loro ospiti e coinvolgerli attraverso giochi di vario tipo, concentrandosi sempre sul tema della sessualità, delle droghe e della criminalità; un modo inoltre per abbattere il gap generazionale e far confrontare due gruppi molto diversi fra loro, il tutto creando un’atmosfera divertente.

Gli ospiti non erano a conoscenza di quali sarebbero state le domande e tutta la performance è stata portata avanti attraverso l’improvvisazione dei ragazzi, che nei giorni precedenti allo spettacolo avevano lavorato solo sul format ma non sulle domande. Gli ospiti non si potevano immaginare che avrebbero dovuto partecipare a “Io non ho mai” con i ragazzi, né ad altri giochi come indovinare da bendati alcuni oggetti o rivelare i dettagli più intimi delle loro vite.

Fin da subito si è creato uno spazio informale, in cui i ragazzi hanno mostrato le loro curiosità più varie su questi tre temi tabù. L’inizio della performance, seppur molto delicata e non aggressiva, è stata d’impatto: i ragazzi si presentavano al pubblico parlando delle loro esperienze sessuali, con la droga e di natura “criminale” (Della serie: Ciao, mi chiamo Caterina, sono vergine ma fumo tante canne e di tanto in tanto compio qualche furtarello[1]). Gli ospiti, fin dal principio, si sono mostrati aperti, si sono svelati, mostrando quei lati della loro persona che, ovviamente, non emergono quando si pensa ai loro profili professionali. E hanno immediatamente preso in simpatia i ragazzi, riuscendo a creare con loro uno spazio e un momento di confidenza e complicità.

Fra risate, domande sui temi più spinti e un iniziale imbarazzo, l’incontro ha dato vita a un grande scambio a livello umano fra i due gruppi. Da parte degli ospiti c’è stata la volontà di trasmettere una sfera di valori che non appartiene alla generazione dei millenials e a rispondere ai ragazzi togliendo quell’aura di tabù ad alcuni argomenti, rendendoli più semplici e quotidiani.

Grazie a questo esperimento sociale sotto forma di performance, i ragazzi hanno avuto la possibilità di confrontarsi con adulti diversi dalle solite figure di riferimento (genitori, parenti, professori: obbligati a mostrare il loro lato più istituzionale e impeccabile), che hanno saputo dar loro (e anche al pubblico) una visione distaccata dai soliti moralismi contestualizzando e mostrando una visione non scabrosa o bigotta di questi temi.

Sex, Drugs and Criminality ha fatto divertire il pubblico in sala, ha creato un legame fra i giovani del Natta e i quattro ospiti e ha dato un’occasione di scambio fra due realtà diverse che non si sarebbero mai incontrate se non a teatro.


[1] Riferimento puramente casuale.

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